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Messi insieme, Iggy Pop
e David Bowie avrebbero l'età
(112 anni, 56 ciascuno) per essere la più vecchia rock-star del
mondo. Il rock, quello vero, festeggerà i suoi cinquanta anni
l'anno prossimo. Per celebrare l'avvenimento, i suoi figlioletti
hanno già acceso le candeline a forma di chitarra elettrica. Messosi
spesso sotto la doppia influenza di Iggy
Pop e David Bowie,
il grande ritorno del rock, che ci delizia (ma a volte lo si ripete
spesso) da qualche anno, non va avanti senza che ci si pongano
delle domande: i gruppi rock di oggi fanno la vecchia musica dei
giovani o la nuova musica di vecchi? Qual è il confine tra giovinezza
e giovanilismo, creazione e reazione? Bisogna veramente tirare
fuori gli stivaletti a punta e stracciare le calze a rete? Siete
più Gibson o Strato? A tutte queste domande cruciali, Iggy
Pop e David Bowie
risponderanno se non con le loro canzoni (ma non in coro: per
l'intervista che segue,sono stati intervistati separatamente,
sottoponendoli alla stessa sequenza di domande). Bowie
risponde con Reality, l'album
di ritorno al pop puro e semplice, dopo anni di sperimentazione
e di fuga in avanti. Iggy risponde
con Skull Ring (in uscita
il 30 settembre), l'album della riunificazione degli Stooges e
della presentazione della Iggy Pop Star
Academy (vi si incontrano i neo punk Green
Day e Sum 41, così
come la cantante di porno-karaoke Peaches).
Due dischi apprezzabili e talvolta adorabili, all'altezza dell'ammirazione
sempre rinnovata che questi cinquantenni generano. Come Dylan,
Neil Young, i bluesmen dell'etichetta
Fat Possum o il vino, David
Bowie e Iggy Pop
invecchiano bene. L'iguana ed il camaleonte sono dei monumenti
storici, certo, ma non degli animali preistorici.
Da quali basi siete partiti per la registrazione
dei vostri nuovi album?
David Bowie -
Avevo voglia di fare un album che si adattasse bene al mio gruppo
dal vivo, questo è tutto, più o meno; non sapevo veramente attorno
a cosa le canzoni sarebbero ruotate. E, una volta terminato l'album,
mi sono reso conto che buona parte del disco era stata scritta
sotto l'influenza della mia vita a New York. Tutte le canzoni
sono state scritte "downtown" , in un'atmosfera energica,
eccitante. New York è molto vibrante in questo momento, la città
spumeggia. A causa dei traumi, ma anche per le cose positive,
è un po' la città di questo inizio di secolo.
Iggy Pop - Se c'è una scintilla alla base del disco, viene
dalla mia voglia di provare cose mai tentate prima: lavorare con
persone differenti, e non solo con la mia band abituale. Col gruppo
neo-punk col quale suono, trovo che ci siano molto più competenze
tecniche che personalità. Volevo utilizzare la loro competenza
e la mia personalità. Questo processo mi ha portato a riscoprire
gli Stooges. Quando siamo entrati in studio volevamo innanzitutto
provare di essere ancora capaci di fare suonare una canzone. E
poi che si poteva fare un buon concerto. Abbiamo dimostrato tutte
due le cose, mi basta questo. Non è tanto il formato chitarra-basso-batteria
che mi eccita, ma il chitarrista, il bassista ed il batterista.
Adoro le persone con le quali sto suonando.
Come restate in contatto con la musica di oggi? Avete la stessa
curiosità di trent'anni fa?
David Bowie - Sono sempre stato così.
Anche da adolescente, bisognava fossi il primo del quartiere a
scoprire queste cose, ad andare nei posti nuovi. Ho avuto un disco
dei Velvet Underground prima
di chiunque in Gran Bretagna. Vero! Era un test-pressing che un
amico, che non aveva idea di cosa avesse in mano, mi aveva dato.
Quando ho sentito Waiting For The Man
per la prima volta mi sono detto che quello era il
miglior gruppo del mondo. Nessuno scriveva così all'epoca, era
fantastico. Ho rifatto la canzone col mio gruppo, prima del dicembre
dello stesso anno, quando l'album dei Velvet
uscì nel febbraio dell'anno successivo! Non male eh?
Ed oggi io mantengo questo interesse completamente vitale per
la cultura, per la mia cultura e per la società in cui vivo.
Iggy Pop - Io non esco molto, non ho mai comprato dischi in
quantità, ma il poco che faccio basta. Se io vado in due o tre
concerti all'anno, sono in generale i concerti a cui bisogna esserci.
Ho naso a trovare delle buone cose. Amo rovistare nei negozi di
dischi. Ho scoperto Eminem prima che fosse conosciuto,
ho comprato il suo disco a Miami perché mi è piaciuto il logo
del suo nome sulla copertina. Ho sentito RL Burnside molto
tempo fa ed ora ho tutti i dischi usciti dalla Fat Possum.
E' la sola etichetta alla quale posso dare fiducia, le altre sono
bidoni, anche le indipendenti. Adoro la Fat Possum.
Cosa vi spinge a continuare?
David Bowie - Cos'altro potrei fare?
Dovrei fermarmi per il piacere di fermarmi? La musica è il mio
mestiere, non si può tornare indietro. Non potrei non farne.
Iggy Pop - Ci sono persone che hanno un'enorme carriera
commerciale in dieci anni e dopo aprono un bar. Faccio fatica
a comprenderli. La musica è tutto ciò che ho sempre voluto fare.
La sognavo a 16 anni e spero di continuare fino alla fine dei
miei giorni.
Qual è per voi la funzione della musica
oggi?
David Bowie
- Attraverso le mie canzoni, ho l'impressione di porre sempre
le stesse domande da trent'anni: perché ci si sente tanto abbandonati?
perché si vive con questa impressione di isolamento? Faccio la
stessa canzone da trentaquattro anni. Non mi aspetto delle risposte,
ma non posso smettere di pormi questa domanda - e finirò col pormela
ancora. Invecchiando, ho l'impressione che il numero di soggetti
sui quali scrivo si riduca. Ma le domande poste sono sempre più
importanti: la vita, la morte, Dio.
Iggy Pop - Ascolto jazz quasi tutti i giorni. Jazz registrato
tra gli anni '30 e '60. Mi aiuta a star bene, semplicemente. In
quanto musicista, la musica è uno stimolante, come il caffè. Mi
fa urlare, mi fa avere voglia di venire alle mani. Amo sentirmi
così, ma non per sempre.
Siete sensibili alla nuova ondata dei gruppi rock che vi prendono
talvolta come esempio?
Iggy Pop - Il modo col quale l'industria fa apparire questi
gruppi è sbalorditivo: ce n'è uno nuovo ogni anno, ma questo non
vuol dire che ci saranno anche l'anno dopo. Questi gruppi sono
molto ambiziosi, diversi dalle persone della mia generazione.
Noi vivevamo in una situazione economica più facile, ci vedevamo
più come artisti che come uomini d'affari.
David Bowie -
Talvolta si capisca il grosso lancio pubblicitario a chilometri
di distanza. Quando la casa discografica fa pubblicità mettendo
la cantante in primo piano, tutto questo non promette nulla di
buono. MI spaventano i gruppi già di moda col loro primo album,
come gli Strokes. Spero che
non li si butti via con cattiveria se il secondo album non sarà
immediatamente accolto tanto bene come il primo.
Iggy Pop - Nell'industria discografica, c'è stato troppo
denaro in troppo poco tempo. Artisti che devono ancora maturare
si sono ritrovati con un pacco di soldi e questo ha ucciso il
talento. Questo può uccidere artisticamente o fisicamente, come
Kurt Cobain. Anche dopo essere esploso, Elvis
ha girato ancora degli anni per guadagnarsi da vivere. Allo stesso
modo per gli Stones, gli Who o anche i Beatles.
Ci hanno messo del tempo per arrivare. La domanda è: gli artisti
ci sono soltanto per il divertimento, come clown intercambiabili,
o sono in contatto con qualcosa di più intimo e profondo?
Diventare vecchi vi angoscia?
David Bowie - E' qualcosa che mi
preoccupa continuamente. Non ne ho paura, ma sono sconcertato,
perplesso. La cosa più deludente per me nella vecchiaia, è di
dover smettere di vivere, io ho una vorace voglia di vivere. Ho
ancora molte cose da compiere. In ogni caso non rimpiango la mia
gioventù, sono stato innamorato tante volte, ed ogni volta sono
stato deluso. Non era poi così cool (ride).
Iggy Pop - Sto vivendo adesso il miglior periodo della
mia vita, qualcosa di bellissimo. Mi sembra di essere più giovane
che mai. Ho fatto più cose negli ultimi cinque anni che nell'intera
vita. L'età è sinonimo di bellezza per me. La cosa più brutta
della mia giovinezza era la paura dell'ignoto dovuta a mancanza
di esperienza, non conoscevo il mondo chi mi stava intorno. Oggi
apprezzo il valore della vita. Ma certo ci sono dei lati deboli.
Il mio problema oggi sono i pezzi di ricambio. Sono come una vettura
che va ancora benissimo a condizione che la si controlli e che
le si cambi qualche pezzo regolarmente. Ho bisogno di due paia
di occhiali, di mettermi qualcosa sui capelli per non aver l'eczema,
di coricarmi presto. Il lato buono è che tutto ciò porta disciplina.
Ho sempre saputo fare marcia indietro quando mi sono spinto troppo
in là negli eccessi e, dopo anni, faccio molta attenzione a me
stesso. So che, se non faccio attenzione, potrei diventare sordo
fra cinque anni, devo lavarmi i denti regolarmente se voglio che
me ne restino. Sono ammaccato dappertutto, ma nulla di così grave
da abbattermi. E la mia musica mi preserva.
A vedere come sono invecchiati la maggior
parte dei bluesmen dà comunque ottime speranze sul modo in cui
si può invecchiare nel rock…
David Bowie - Esatto. Ed ora il rock
comincia anche a dimostrarlo. Neil Young
e Bob Dylan
sono stati sempre fedeli alla loro strada, fanno ciò che
vogliono, lavorano sempre molto e fanno dei concerti incredibili.
Sono prossimi a diventare i nuovi Muddy
Waters o John Lee Hooker.
A loro modo stanno prendendo la strada dei vecchi bluesmen. Eh
sì! Hanno quasi sessanta anni, hanno l'aria di essere ancora in
forma, capaci di sgobbare. Non siamo in uno stato preoccupante,
no? Non abbiamo l'aria di burattini, o no? La prova è data dal
pubblico che continua a venire.
Iggy Pop - Il mio sogno sarebbe di fare come i vecchi bluesmen:
una cosa acustica, un album di blues da solo. Ho frequentato alcuni
bluesmen dell'etichetta Fat Possum ed ho ascoltato i loro
dischi. Mi hanno insegnato parecchie cose. Primo: prenditi il
tuo tempo. Secondo: restare semplici. Terzo: la musica commerciale
è una merda. Quarto: contrariamente a quello che si dice il Mississippi
è lo Stato più bello dell'America, con la gente più adorabile.
La vostra musica è adesso condivisa da
diverse generazioni di ascoltatori…
David Bowie - Ho sempre avuto l'impressione
che la mia musica facesse da collegamento tra le generazioni.
La mia tradizione di scrittura viene da questa corrente incredibilmente
creativa prima di me: i Beatles,
i Beach Boys … Di colpo, quando
sono arrivato, io il pop era già sofisticato, anche i genitori
capivano la pop music. Per tutta una generazione è divenuta una
bibbia. Il rock è diventato la musica dei giovani, la vera musica
popolare, non solo dei teen-agers. Io posso rovistare nelle collezioni
di dischi dei ragazzi e ci troverò molte cose che capisco e che
mi piacciono. Se io avessi rovistato nella collezione di dischi
di mia madre ci avrei trovato Bing Crosby,
Sinatra, la Mélodie
du bonheur, Pat Boone.
Io amavo Little Richard. Non
ci si poteva comprendere. Questo adesso è tutto finito. Non ci
sono più guerre generazionali. Il solo peso che possono ancora
avere queste divisioni tra generazioni, è da un punto di vista
consumistico, con il capitalismo che è una croce enorme da portare
per i Paesi occidentali. Là dove ci sono più soldi è nei portamonete
dei 12-25enni. E' denaro per le piccole spese che può essere speso
per qualsiasi cosa ed è a questo mercato che si rivolge la pubblicità.
Questo aspetto del marketing mi rende furibondo. Bisogna battersi
contro tutto ciò. Questo produce anche una falsa distinzione tra
le età che non esisterebbe senza i media ed il marketing.
Iggy Pop - Tutto quello che posso dire è che vedo gente
di tutte le età ai miei concerti. Cioè… non credo che il rock
abbia mia scavato una fossa tra le generazioni. E' stato rapidamente
venduto così perché il capitalismo mondiale voleva creare un mercato.
Il modo in cui l'industria discografica è ossessionata dalla giovinezza
è patetico. Questo fa parte di quella idea secondo la quale il
mondo non sarebbe che un gigantesco mercato. Ma è impossibile,
non si può governare il mondo come un mercato: è ciò che dicono
i musulmani alla famiglia Bush. La famiglia Bush è
lo strumento di forza del mercato, della crociata del mercato.
Per ritornare al rock'n'roll, all'inizio spiega più la lotta di
classe ed il conflitto razziale che la separazione tra le generazioni.
Non preoccupava i genitori di Elvis che lui ancheggiasse
e cantasse come un nero. Questo dava fastidio alle persone del
Nord, chi aveva l'educazione e i soldi, oltre ai fondamentalisti
religiosi e i razzisti del sud. Elvis amava il gospel,
il blues, il rockabilly, che non erano musiche generazionali all'inizio.
La giovinezza non rende interessanti, capaci o cool. Un giovane
rotto in culo è prima di tutto un rotto in culo.
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