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"IS THIS CONCRETE ALL
AROUND2 from "All The Young Dudes". David Bowie.
testo di Antonio De Curtis, foto di Steve Klein
L'UOMO Vogue, settembre 2003.
"Sono un ansioso" sorride David Bowie,
passandosi le dita tra i capelli. "Sono
apprensivo, posso perdere il sonno e l'appetito anche per un nonnulla".
Il tono è serio e sembra sincero, ma con lui, maestro di trasformismo,
non si può mai dire. Di prim'acchito non sembrerebbe affatto teso.
A 56 anni, ha ancora quell' aria sicura di sé, provocatoria della
rock star che alterò il corso della musica popolare quando irruppe
sulla scena all' inizio degli anni settanta, e da allora non ha
perso un colpo. A mezzogiorno è entrato nello studio Looking
Glass di New York (nel quartiere di Noho, non lontano da dove
abita con la moglie, la top model Iman), fresco e tranquillo,
nonostante la giornata afosa. Indossa una giacca di denim beige,
un berretto, una t-shirt marrone, jeans avorio e sneakers. Posata
la borsa, si è accomodato in uno di quei divani orribili e sfondati
che, a quanto pare, sono in ogni studio di registrazione. Bowie
è una di quelle rare persone che, quando parlano, riescono a esprimersi
con frasi ben formulate, piene di sfumature, sottintesi e ironiche
allusioni. Le sue parole paiono spontanee. Di modi raffinati e
cortesi, ascolta attentamente le domande, poi dice la sua senza
preoccuparsi di quel che pensa l'interlocutore, né tantomeno di
ciò che lui stesso possa aver detto in passato. Non teme di cadere
in contraddizione. Considera le sue stesse convinzioni del tutto
provvisorie; e non potrebbe essere altrimenti, per uno diventato
famoso cambiando immagine e "personaggi" - da Ziggy Stardust
ad Aladdin Sane, fino al Duca Bianco, dall'androgino trasgressivo
al suadente cantante di cabaret - Bowie, in questo studio, sta
dando gli ultimi ritocchi al suo nuovo album, "Reality".
Titolo strano per uno che nella musica, quanto nei ruoli interpretati
- vedi l'alieno de "L'uomo che cadde sulla Terra" o il
grottesco protagonista di "The Elephant Man" - ha sempre
lasciato aleggiare il dubbio su ciò che è vero e ciò che è falso.
"E' ironico" ammette ridendo. "Difatti
l'immagine della cover, così dichiaratamente falsa, lo contraddice.
E' la solita, vecchia questione: cos'è reale, cosa no? Una di
quelle domande che mi pongo da sempre e rimaste sostanzialmente
insolute. Forse oggi ho trovato qualche certezza, giusto un paio,
ma i più importanti interrogativi restano aperti. La mia
vita spirituale è una delle domande ricorrenti; ma in definitiva
credo che non vi sia risposta. Forse perché non sono del
tutto ateo". continua. "Una parte
di me si ostina a credere. Nei primi anni Settanta sembrava importante
cavalcare questo nuovo dualismo, per cui niente è solo bianco
o solo nero, non esiste una verità assoluta".Tace un momento.
poi riprende: "Ma ora, a quest'età, mi chiedo
se non avessi torto, se Dio non esista davvero". Le preoccupazioni
di Bowie in questa fase della vita, dunque, sono un problema
di fede. Non a caso ha intitolato il suo ultimo album "Heathen",
pagano. Uscito lo scorso anno, il disco riflette una crisi spirituale
scatenatagli dall'attentato alle torri gemelle, l'11 Settembre
2001. Bowie, Iman e Alexandria, la loro figlioletta
nata nel 2000, vivono a circa un miglio di distanza da Ground
Zero. Ricorda: "E' stato un terribile shock.
Iman e nostra figlia erano qui quel giorno; io mi trovavo a Woodstock,
a lavorare a "Heathen". Quando
tornai in città, tutta la zona intorno al luogo del disastro,
era stata chiusa. Iman dovette andare dai poliziotti di guardia
alle barricate col mio passaporto, per dimostrare che vivevo là…".
Come inglese trapiantato negli Stati Uniti. Bowie si è
trovato in una posizione assai scomoda, per via delle tensioni
sorte fra Usa e parte dell'Europa sulla guerra in Iraq. Quando
gli si chiede la sua opinione, esita un po', anche perché nell'immediato
dopo-11 settembre, criticare la politica estera del governo Bush
si è rivelato dannoso per gli artisti e la gente di spettacolo.
Dopo aver scelto le parole, risponde: "Ho
idee precise in merito, ma non vorrei renderle pubbliche",
dice. "Per quanto riguarda l'Inghilterra,
penso che il Primo Ministro aspirasse a diventare il timoniere
d'Europa. Deve aver pensato che avrebbe avuto gioco più facile
sposando qualsiasi strategia avesse adottato l'America. Per essere
il primo della classe. Ma ormai deve aver capito che quello non
era il modo più giusto di agire". E aggiunge: "Meglio
che non faccia commenti sugli americani". Poi, però tira
un sospiro, e lascia che la franchezza abbia il sopravvento. "Oggi",
riprende, "stiamo entrando in un'era di
politica globale: un centinaio di aziende americane sono legate
a doppio filo con il governo. L' obiettivo finale è fin troppo
evidente, chi non riesce a leggere tra le righe è idiota. Quello
che mi spaventa di più è proprio l'idea di un mondo simile, plasmato
dalle multinazionali, dove un unico paese domina su tutti. E,
naturalmente, è questo cui si oppone l'Europa". Poi alza
gli occhi al cielo, e sbotta, platealmente esasperato: "Ma
che ne so. Io sono solo un cantante rock". Uno dei tratti
che caratterizzano il Bowie di oggi è la scomparsa di quell'aria
di altezzoso distacco che aveva en tempo. Mutare forma, anche
esteticamente, e la distanza da cose e persone sembravano essenziali
del suo DNA. Sembrava un cittadino remoto del mondo, sempre a
cercare un altrove, allergico a qualsiasi impegno. Oggi non più.
"Sono un newyorkese" afferma secco.
"E' strano. Non avrei mai pensato di dire
una cosa del genere. Ho sempre vissuto secondo il principio bohémien:
'La mia casa è dove appendo il cappello'. Ma tutto è cambiato
quando ho incontrato Iman, e mi è venuta voglia di metter su casa
insieme. Ora mi piace qui, non potrei neanche immaginare di stare
altrove. Mia moglie e io abitiamo qui da dieci anni; l'altro giorno
mi sono accorto che questo è il posto dove ho vissuto più a lungo
in tutta la mia vita". La nascita della figlia ha rafforzato
la sua voglia di mettere radici. "Stavo
sempre in giro, e tra un viaggio e l' altro componevo e registravo",
dice. "Ora non ne avrei più l'energia. Bisogna
essere single. Per un bambino è una vita troppo dura, non lo si
può sballottare di qui e di là, facendogli cambiare scuola continuamente.
Non voglio che mia figlia subisca questi stress". Bowie
ha anche un figlio trentenne, Joe (inizialmente chiamato Zowie),
nato dal suo decennale - e burrascoso - matrimonio con Angela
Barnett; con lui, il cantante dice di essere in ottimi rapporti.
Certo, la sua nuova vita lo soddisfa di più. "Mi
sono liberato di quel senso di solitudine che mi angosciava prima.
E che faceva da sfondo a molte canzoni che ho scritto. Gran parte
delta mia produzione musicale era pervasa da uno struggimento
che, ora me ne accorgo, nasceva dal sentirmi solo nel profondo.
Non ho mai sentito il bisogno di confidarmi con altri. A livello
emotivo avevo paura di legarmi a qualcuno. Ora non potrei vivere
più cosi, è troppo duro". Tuttavia è impaziente di rimettersi
on the road, dopo l'uscita di "Reality". La tournée lo
porterà in Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone. Sarà
uno show molto semplice: "Non mi sento più
come se salire su un palco fosse una questione di vita o di morte",
spiega. "Ora sono rilassato. e proprio per
questo riesco a ricreare l'intimità di una piccola sala anche
nei grandi spazi. Mi sono reso conto di essere solo un cantante.
Il mio lavoro è intrattenere il pubblico per un paio d'ore. Quindi
userò soltanto la mia voce, e un buon impianto luci". La
sua nuova filosofia nasce da ciò che Bowie chiama "L'illuminazione
del finito": l' aver capito che la vita non durerà in eterno,
per cui conviene godersela finché se ne ha l'opportunità. ."Negli
ultimi dieci anni ho stabilizzato la mia vita in modo da sentirmii
sereno e sicuro di me", dice. "Non
avrei mai pensato di essere cosi attaccato alla famiglia. Qualcuno
ha detto che quando invecchi diventi la persona che avresti sempre
voluto essere: a me sta succedendo proprio questo". Poi
conclude: "Il vero choc è stato scoprire
che i luoghi comuni sono veri. Gli anni passano. La vita è davvero
breve come dicono. Per questo ho creato, e voglio conservare,
un porto sicuro in cui mia figlia possa crescere. Questa è la
mia priorità. II lavoro darà più luce e gioia alla mia vita, ma
è la vita in sé la cosa più importante."
Anthony De Curtis
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