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David
Bowie - l'immortale, di Massimo Cotto, Amica n.14, 4 aprile 1997
Quotato
in Borsa, primo artista su Internet. Dopo trent'anni di trionfi è come il rock'n'roll: continua a rimanere giovane mentre gli altri invecchiano
L'uomo
che cadde sulla terra è uno dei pochi a potersi permettere i calzini corti
o i tubolari da ginnastica con il mocassino. David Bowie, stella numero
2083 della hollywoodiana Walk of Fame, invidiato marito della top
model lman, uomo che guarda la musica con occhi diversi (non solo
perché un occhio è blu e l'altro marrone), primo artista ad aver trasformato
le sue canzoni in obbligazioni (che nel solo primo giorno d'emissione
gli hanno fruttato 88 miliardi), prima rockstar ad aver presentato un
brano su lnternet (46 mila contatti in quattro giorni, ai limiti delle
possibilità tecniche), porta con innata eleganza i suoi primi cinquant'anni.
Anche quando indossa un normale maglione a collo alto sui jeans 501, con
pizzetto sbarazzino, capelli sparati giallo arancione e, ultimo vezzo
punk, orecchino al lobo sinistro. Perché lui le mode le trascende. Come
nel 1977, quando, in piena esplosione dei nuovi suoni, la sua casa discografica
coniò io slogan: "C'è la New Wave. C'è la Old
Wave. E c'è David Bowie". Camaleontico, incapace di rimanere
fermo per più di un disco sugli stessi suoni, portavoce di quel glam rock
che negli anni Settanta fu la moda più seguita dagli stilisti della musica,
Bowie è l'ultima vera rockstar in un cielo ormai abitato da stelle cadenti.
Lui e Mick Jagger, e pettegolezzo vuole che Bianca Jagger decise
di lasciare il marito proprio dopo averlo trovato a letto con Bowie. A
maggio il Duca, come lo si chiamava un tempo, avvierà l'ennesimo tour
mondiale, Italia inclusa.
Come vanno le sue azioni?
Bene, grazie. Un'idea di farmi quotare in Borsa è dei miei avvocati. I
Bowie Bonds mi consentono di rimanere padrone del mio catalogo, senza
essere costretto a vendere i diritti, come sono costretti a fare molti
miei colleghi.
Non è stata, quindi, una mossa dettata dalla
vanità?
No, è stata una mossa dettata dal denaro. Sono un finto vanitoso, se mi
si passa la definizione. La vanità è stata per molti anni una sensazione
sconosciuta. Ho avuto seri problemi, in passato, tanto dal punto di vista
estetico che da quello caratteriale. Contrariamente a quello che molti
possono pensare, non mi sono mai piaciuto, non ho mai avuto molta stima
in me. Sono stato un pessimo padre, per esempio. Mio figlio Zowie è cresciuto senza di me. Per fortuna sono riuscito a recuperare il rapporto,
ma l'errore rimane. Riguardo l'autostima e la vanità, ora le cose vanno
meglio, molto meglio. Mi trovo accettabile.
Le è mai capitato di farsi rubare la scena dai suoi personaggi, da Zíggy
Stardust, per esempio?
Molte volte. Mi sono spesso identificato con le mie creature, fino a farmi
fagocitare. La tentazione di identificarsi con i propri personaggi è sempre
fortissima negli artisti. E questo non ha fatto altro che aumentare i
miei problemi. Quella dell'artista che ha attraversato le epoche cambiando
personaggio sempre con grande sicurezza è l'immagine che traspare all'esterno.
La realtà è leggermente diversa. lo sono un insicuro e ho cercato di nascondere
le mie incertezze dietro il paravento dell'arte. Ma l'arte non è la vita.
Se nota, c'è stato un periodo in cui incidevo anche due dischi l'anno.
Dietro quella foga c'era una motivazione che non era la voglia di diventare
famoso.
Erano gli anni Settanta, il decennio in cui sì
è conquistato una fama planetaria per i suoi dischi, ma anche per la presenza
scenica, per l'abilità di possedere il palcoscenico. Un "rock and roll
animal", per dirla alla Lou Reed.
Guardi, sarei tentato di proseguire con una battuta. Si dice spesso che
chi ha davvero vissuto gli anni Settanta non li può ricordare perché era
troppo fuori di testa. lo, i Settanta li ho vissuti allo stesso modo.
Ricordo che leggevo articoli sui danni devastanti che (e anfetamine, la
cocaina e le droghe in genere potevano produrre sul cervello. Allora si
usava indicare la quantità massima, la soglia oltre la quale i danni sarebbero
stati permanenti. lo quella soglia l'avevo superata da un pezzo ......
Torniamo alla sua risposta precedente. Lei ha
detto che la sua frenesia artistica non era dettata dalla voglia affermazione.
La fama non è mai stata un'ossessione. C'è stato anche un periodo, negli
anni Ottanta, in cui mi infastidiva pensare che i miei dischi entravano
nelle stesse case in cui entravano i dischi di artisti molto commerciali.
Mi chiedevo come fosse possibile che io piacessi a persone alle quali
piacevano anche i Bee Gees o Phil Collins. Se il successo
mi dovesse abbandonare, pazienza. Non mi sono mai considerato un songwriter,
semmai un esploratore. Mi piace avventurarmi in terre nuove e odio i dischi
cosiddetti facili. Tra il rischio di andare oltre confine e la sicurezza
di rimanere nella forma canzone, scelgo l'avventura: Ho scritto canzoni
nella forma canonica, in passato, ma con il trascorrere degli anni mi
sono indirizzato sempre più di frequente altrove..
E' per questo motivo che nei suoi tour lo spazio
destinato ai vecchi successi è sempre cosi limitato?
Mi dice che senso avrebbe andare in giro per il mondo a cantare le cose
che ho scritto trent'anni fa? Non voglio trasformarmi in un jukebox semovente.
Il compito dell'artista è quello di creare in continuazione, non di vivere
di rendita. Il suo ultimo disco, Earthling, è l'ennesimo album di confine,
dove si confronta la musica jungle e i suoni di tendenza. Non sono mai
stato un purista del suono, qualsiasi fosse il genere con cui mi cimentavo.
lo amo le commistioni, gli incroci, gli innesti. La prima volta che andai
in America colpi la musica nera: il soul, il
rhythm and blues, il suono di Filadelfia. Tornato a casa, rivisitai
tutto con sensibilità europea. La stessa cosa accadde qualche tempo dopo,
quando, dopo un viaggio a Dusseldorf, mi innamorai della musica cosmica
e dell'elettronica tedesca: Kraftwerk, Tangerine Dream ...
Oggi vanno di moda la dance, il trip
hop, la jungle. Mi piace
confrontarmi con quelle espressioni che sintetizzano la realtà contemporanea.
Il rock, con il cinema, è la forma d'arte per eccellenza del ventesimo
secolo. lo interiorizzo i suoni e poi li espello a modo mio. Questione
di sensibilità.
Ha appena compiuto cinquant'anni. E' cambiato
il suo approccio alla musica e all'arte in generale?
Ai cinquant'anni penso solo quando qualcuno mi ricorda che li ho. Vivo
senza guardarmi indietro e senza futuro. Sono felice di aver constatato
che la creatività non ha un tempo, una scadenza. La paura dello scrittore
è di svegliarsi una mattina e scoprire che non sa piu' scrivere, quella
dell'artista è di rendersi conto che l'età gli impedisce di creare. Mi
piace ripetere che Picasso ha realizzato capolavori fino alla fine
e che Burroughs è ancora lucido come quando aveva vent'anni. Una
volta realizzato che la mente non si appanna, che l'immaginazione rimane
forte e che la voglia di inventare non si affievolisce affatto, passa
anche la paura di invecchiare.
C'è un brano dell'ultimo album, Dead Man Walking,
che ha a che vedere con la paura di invecchiare.
L'ho scritto dopo aver assistito a una bellissima scena, durante un concerto
di Neil Young. A un certo punto, i musicisti dei suo gruppo, i
Crazy Horse, hanno cominciato a ballare abbracciati, come in un
cerchio tribale, molto lentamente. E a me sembrava che facessero così per riprendere i loro sogni, per ritrovare la giovinezza, per lasciar
fuggire l'energia. E allora ho scritto Dead Man Walking, sorta
di omaggio al rock and roll che continua a rimanere giovane anche se noi
tutti continuiamo a invecchiare.
Massimo Cotto
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