 
Giù nell'abisso, di Nick Kent, Mojo 2003, Bowie Special Limited Edition
Dopo Ziggy, Bowie sembrò passare in una zona più
oscura. Forse questo è il motivo per cui la fine degli anni settanta fu
la testimonianza di alcuni degli album più emozionanti della sua carriera.
"Chi è che l'ha detto? Una meravigliosa analogia:
la religione è per coloro che credono nell'inferno, la spiritualità per chi c'è
già stato. Per me fa davvero la differenza." David Bowie 1995
All'inizio del 1975, quando David Bowie collocò sia sé stesso che le
sue strane fascinazioni in quel di Los Angeles, la Città degli Angeli
era senza dubbio il circondario spiritualmente più depravato di tutto l'universo.
Gli omicidi di Manson e i processi
che ne derivarono agli inizi degli anni settanta fecero davvero rabbrividire
l'intera comunità di Los Angeles. Tutti erano diventati più paranoici
ed egoisti, ma nessuno ha posto domande al proprio ambiente decadente . Al contrario,
affrontarono questa situazione intorpidendo le proprie emozioni con la cocaina,
con il valium, con i quaaludes. Il risultato finale fu che strane forze contorte
iniziarono a manifestarsi lungo i bei viali pieni di palme. Vissi sulla Sunset
Strip per tre mesi nello stesso momento in cui Bowie arrivò, e ricordo
ancora la misteriosa vibrazione della situazione con uno brivido In qualunque
posto gli insospettabili pedoni passeggiassero, venivano avvicinati da un giovane
veemente che cerca di indottrinarli su un qualche culto equivoco o cose simili.
Tutte queste anime smarrire ripetevano la stessa storia: la fine è vicina, il
diavolo vincerà, abbandona il tuo ego e tutto ciò che hai di tuo e unisciti
a noi nella più sottomessa adorazione a qualche deità fuori di testa. L'élite
più ricca di Los Angeles - quelli che di fatto
fanno muovere e vibrare la città - aveva già da tempo imparato a non entrare
in contatto con i suoi malati, anche se ancora in grado di camminare. Era così
semplice. Se non vuoi essere infastidito dalla gente della strada, non uscire
più di casa. Impiegando questo procedimento logico al suo estremo, le superstar
cercarono di chiudersi nelle loro case a Malibu o a Bel Air, avventurandosi
fuori solo per registrare nelle buie sale di registrazione, prive di aria, o
per andare a trovare i loro pusher. Ogni tanto c'era qualche brutto spettacolo
pubblico; uno dei Led Zeppelin, ad esempio, che
distrusse un pub della zona in uno stato di demenza da alcol e droghe varie;
o Sly Stone e quelli della sua gang che puntarono
la pistola a un addetto dei Record Plant Studios nel tentativo davvero
mal riuscito di riavere i nastri originali di quello che Sly aveva registrato. Ma la gran parte della vera follia di quei giorni succedeva
dietro le porte chiuse a chiave e i larghi viali delle dimore lussuosamente
arredate che prima erano state delle stelle del cinema muto, quelle di cui nessuno
ricorda il nome. Una simile sistemazione fu l'ideale per David Bowie in questo frangente di vita. La "English Disco" di Rodney
Bingeheimer - un club che Bowie aveva aiutato a lanciare tre anni
prima, quando era il re incontrastato del glam rock - era ancora aperta per
la maggior parte delle sere della settimana, ma il Duca
Bianco, come si faceva chiamare allora, non gradiva proprio frequentare
quel posto. Come un serpente, Bowie aveva
iniziato a lasciare in giro le sue pelli morte. Il glam era finito, sostituito
da una bruciante fissazione per la musica soul - che a sua volta iniziava a
calare. Bowie era anche di recente riuscito a separarsi dal suo manager Tony DeFries e dal resto dei cercatori di successo
che avevano messo su l'organizzazione della Mainman.
Quando scoprirono che la loro fonte di guadagno li stava piantando in asso e
stava per levare le tende da Los Angeles, quelli
che rimasero iniziarono una frenetica campagna di pettegolezzi. Bowie,
raccontavano, era un cocainomane schizzato, mentalmente instabile, che aveva
bisogno di essere rinchiuso prima che arrivasse ad ammazzarsi. Nelle settimane
seguenti al suo arrivo a Los Angeles, le linee
telefoniche di tutta l'America pulsavano di chiacchiere su Bowie e sul
suo coinvolgimento con streghe di magia bianca, pentacoli, esorcismi e teologia
nazista. Il cantante non aveva bisogno di entrare a contatto con la follia delle
strade, c'era già tutto nella sua testa fin troppo stimolata. Bowie era
arrivato a Los Angeles agli inizi del marzo 1975,
poco prima dell'uscita di Young Americans. La
title-track era già in tutte le radio, e i deejay e i conduttori dei programmi
radiofonici erano tutti convinti che sarebbe arrivata al numero uno delle classifiche.
Un abitante di Los Angeles in particolare stava
prestando molta attenzione agli ultimi movimenti musicali di Bowie. Iggy
Pop nutriva da tempo sentimenti contrastanti per il vecchio Ziggy sin da quando lui e gli Stooges erano stati estromessi
dalla Mainman nella metà del 1973 da DeFries,
che addusse l'uso eccessivo di droghe da parte degli Stooges come causa della rottura. Iggy tendeva più a credere che lui, così come
era già successo con Lou Reed e i Mott
The Hoople, era stato sfruttato e poi scartato, semplicemente per far
brillare ancora di più la stella nascente David Bowie. Non perse
mai comunque la sua grande stima per il talento musicale del suo benefattore.
Per ritornare all'autunno del 1973, senza un soldo e con necessità di droga, Iggy aveva persino scritto la sua unica recensione di un disco rock,
un apprezzamento sorprendentemente positivo del Pin-ups di Bowie, pubblicato sul mensile musicale di Los
Angeles Phonograph Records. Trascorse la
maggior parte del 1974 nascosto a Venice Beach,
senza casa e stravolto, ma si era rimesso in contatto con Bowie durante
il Philly Dogs tour di quel autunno, situazione ricordata da un Iggy Pop selvaggiamente pestato nel parcheggio del luogo in cui Bowie stava suonando.
Ora, all'inizio del 1975, era ancora senza un soldo e sistemato temporaneamente
nell'appartamento su Sunset Strip del chitarrista degli Stooges James Williamson. Iggy e Williamson stavano cercando di formare una nuova band con i fratelli Sales alla sezione ritmica. Avevano già il nome, The Users, ma nessuno a Los
Angeles voleva avere più a che fare con Iggy. Tutti dicevano che
era oramai uno scoppiato. La situazione di David Bowie non poteva essere più diversa. Era una star mondiale, ricca
e con un entourage che assecondava ogni suo capriccio. Lui stesso dava un buon
spettacolo di sé stesso, come accadde agli inizi del 1975 quando comparve ai Grammy Awards per presentare Aretha
Franklin, e fece un elogio confuso dalla droga alla Signora del Soul,
da sembrare Peter O'Toole sotto effetto. E i fan comperavano ancora a tonnellate
i suoi dischi. Il suo ego si era talmente ingigantito con tutta la cocaina che
prendeva, che non si scusò per avere criticato a viso aperto Bob
Dylan, quando i due si incontrarono per la prima volta alla fine del
'74."Ero davvero convinto che quello che dovevo dire
(a Dylan) fosse importante,"Bowie ha affermato una
volta, prima di concludere, "Sì, penso che mi odi."
Forse fu l'ossessione sempre presente verso tutti quei "nemici" (per lo più
immaginari), che si era creato da solo quando il successo e la cocaina avevano
avuto il sopravvento, che costrinse Bowie a ricontattare Iggy e a invitarlo a registrare insieme in no studio di prove della zona. Le session
del maggio '75 vedevano Bowie suonare tutti gli strumenti e un Iggy che si inventava in loco i testi. Ci furono momenti di tensione; Bowie ad un certo punto rimproverò Iggy con queste parole, "Stai
cantando troppo come Mick Jagger!" e Iggy irritato
rispose, "Non sembro proprio quel fottuto di Mick!".
Alla fine della serata, erano state registrate tre canzoni - Sell
Your Love, Turn Blue e Drink To Me. "La cosa
migliore che io abbia fatto" dice Iggy urlando. Cameron
Crowe, un giovane giornalista di Rolling Stone che sarebbe poi diventato un importante regista di Hollywood, scrisse dopo un
po' di tempo su quello che aveva visto quella notte: "Bowie sorride radioso
come un padre orgoglioso del suo ragazzo che va a scuola. I suoi bisbigli sono
pieni di stupore. 'Non apprezzano Iggy' dice 'Lui è quel fottuto di Lenny Bruce e James Dean messi insieme. Quando
inizia questo flusso verbale libero, non c'è nessuno come lui. E' jazz verbale,
caro mio!'" Fu il talento di Iggy verso questo 'jazz verbale'
che convinse Bowie a lavorare con lui - piuttosto che un desiderio per
qualche incontro sessuale à la Velvet Goldmine. David Jones aveva divorato Sulla strada di Kerouac da ragazzo. Ora, a vent'anni, aveva trovato il suo vero amico selvaggio
americano - il suo Neal Cassady - con cui condividere
la vita. la coppia si sarebbe in seguito imbarcata in molti viaggi, ma prima
c'erano alcune cose serie, legate alla sua carriera, che il Duca doveva regolare.
Nell'estate del '75 se ne andò nel New Mexico per comparire nell'Uomo
Che Cadde Sulla Terra, uno strano film sugli extraterrestri e sull'alcolismo.
La maggior parte delle fonti sostengono che Bowie non dovette recitare
la parte di Thomas Newton, il pallido alieno,
superintelligente, corrotto dalla sua permanenza sulla Terra. Dovette semplicemente
comportarsi nel modo ultraparanoico, ultranervoso in cui il suo sistema cocainomane
lo induceva a fare, e le cineprese fecero il resto. Dopo che le riprese furono
completate, la guarda del corpo e autista di Bowie, Tony
Mascia, riportò il suo datore di lavoro - apparentemente più in forma
dopo una dose di cocaina presa sul set ma ancora pallido in modo preoccupante
- a Los Angeles, dove Bowie immediatamente
si tuffò nel suo peggiore periodo di dipendenza dalla droga. Sorprendentemente,
all'inizio dell'inverno era riuscito a produrre una bella raccolta di brani,
mentre, allo stesso tempo, era alle prese con una forma di demenza psichica,
sostenuta chimicamente, quasi prossima alla follia. Quando nel 1997 gli fu domandato
qualcosa su Station To Station, l'album fatto
nella folle e tossica Los Angeles, uscito nel
gennaio del 1976, Bowie ha confessato: "Mi ricordo
di aver lavorato con Earl Slick sulla chitarra... per urlargli il tipo
di feedback che volevo da lui... è tutto quello che ricordo. Non ricordo nemmeno
lo studio. So che ero a Los Angeles perché l'ho letto in un libro."
E' un peccato perché, come lo stesso Bowie cautamente riconosce, è uno
dei suoi capolavori. Ovunque nell'America della metà degli anni settanta, gli
studi di registrazione era pieni di musicisti che facevano uso di cocaina, cercando
disperatamente di suonare del funk senza riuscirci. Bowie, non solo fece
dischi funk credibili - Fame lo ha dimostrato
- ma era anche capace di portare il suo senso profondamente europeo per gli
aspetti drammatici della musica pop in ritmi e solchi suonati da una mistura
multirazziale di musicisti di supporto, e di spingere le sue canzoni verso nuovi
terreni di sfida. E poi c'erano tutte quelle strane parole da prendere in considerazione:
"it's not the side effect of the cocaine"
cantava in tono sommesso nella title-track "I'm thinking
it must be love... it's too late to be late again... the european canon is here."
Ma di che diavolo stava mai parlando? A quelli più preparati su Bowie piace fare riferimento agli insegnamenti di Nietzsche e al fatto che il loro eroe ascoltasse molto i Kraftwerk in quel periodo, per spiegare le imbarazzanti parole di Station
To Station, ma anche Bowie ha ora qualche problema a dargli un
senso compiuto. Tuttavia, trasmettono una volontà folle e decadente nel tenere
insieme la sua nuova invenzione, il Thin White Duke. Golden Years è uno dei suoi pezzi più grandi -
un brano stupendo di ispirato pop-funk e con un tale tour de force vocale che
il Colonnello Tom Parker contattò Bowie e gli chiese se poteva comporre cose simili per Elvis
Presley. Deve essere anche sottolineato che per essere un fanatico cocainomane
delirante, sempre a maltrattare le membrane nasali e a intorpidirsi il cervello,
la voce di Bowie era davvero molto agile, saltando da un'ottava all'altra
con peripezie vocali ardite. Il posto dove è più evidente è la sua straordinaria
versione di una canzone che aveva prima sentito da Nina
Simone, intitolata Wild Is The Wind. Una
chitarra dal timido suono, uno sfondo di basso e batteria che batte, Bowie cerca - e ci riesce - di duplicare la cruda passione della Simone con una performance vocale che è al di sopra di ogni cosa, ma contemporaneamente
così piena di sentimento da far venire i brividi lungo la schiena. E' altrettanto
intensa la sua preghiera a Dio, recitata con voce solenne, in un periodo di
grande buio, Word On A Wing. Tanto buio quanto
apparve al pubblico inglese quando Bowie interruppe le session di Station To Station per fare una intervista oltremanica in diretta con Russell Harty, il conduttore del talkshow inglese.
Pallido come la morte e privo di ogni senso di humour, il Thin
White Duke parlò quasi come un aristocratico deluso e suggerì anche che
sarebbe stato un ottimo leader politico per l'Inghilterra. I suoi fan inglesi
ne tornarono tutti convinti che l'esilio non era stato particolarmente buono
per la salute psicologica del loro idolo. Mentre Bowie continuava a fissare
l'abisso spalancato, Iggy Pop fu riportato in ospedale. "Ero
in un ospedale per malati di mente e a Bowie capitò di essere là per
un altro motivo", Iggy ha ricordato nel 1996 "e
un giorno capitò fattissimo con questo abito spaziale, con Dean Stockwell, l'attore. 'Vogliamo vedere Jimmy. Lasciateci entrare.' Ora la rigida regola
era quella di non lasciar mai entrare gente da fuori. Era un ricovero per malati
di mente. Ma i dottori furono colpiti dalla star e lo lasciarono entrare. E
la prima cosa che dissero fu? Hey, ne vuoi una riga?' Mi pare che un po' ne
presi, e fu sgradevole farlo lì. Ecco come ci siamo ricontattati."
Quando Bowie fece il tour in America nella primavera del 1976, Iggy era il suo compagno di viaggio. Il vecchio Stooge era lì anche quando Bowie fece quello che sembrò un mal considerato saluto
fascista ai fan quando ritornò in Inghilterra a Victoria
Station. (Alcuni sostengono che le fotografie ritraggono semplicemente
uno "sfortunato saluto"). Ben protetto e al seguito del Duca, magro come uno
stecco, coi capelli tirati indietro e il severo palcoscenico in bianco e nero, Iggy ha ricordato di essersi sentito ' povero,
perso, solo e triste... Ma mi fu offerta una opportunità quando David mi diede la possibilità di fare un disco da solo, con lui come mia band. E nel
periodo in cui me lo offrì, il tipetto era un talento incandescente."
in giugno, un mese dopo che lo Station To Station tour
era finito - senza ulteriori incidenti - Bowie e Iggy iniziarono
a registrare un album insieme agli studi del Chateau
d'Herouville, vicino a Parigi. Bowie scrisse la musica, suonò
quasi tutti gli strumenti, diresse le esecuzioni vocali e suggerì molti argomenti
dei testi. "Lavorare con lui come produttore"
afferma ora Iggy" ...un gran rompipalle - megalomane,
pazzo! Ma con idee ottime. Il miglior esempio che posso dare è quando stavo
lavorando sui testi di Funtime e lui mi disse 'Sì, le parole sono buone,
ma non cantarla in modo rock. Cantala come se tu fossi Mae West'. Da
questo suggerimento ne nacque una voce più minacciosa. Ha un modello di lavoro
che ricorre continuamente. Se ha un'idea su un'area di lavoro nella quale vuole
entrare, come primo passo, usa dei progetti laterali o lavora per altra gente
per farsi un po' di esperienza e capire un po' le cose prima di andare e fare...
credo abbia lavorato con me allo stesso modo." Mentre completava
The Idiot al Chateau, Bowie iniziò a lavorare su Low, il disco che sarebbe
venuto dopo Station To Station. Nello stesso frangente,
Playboy pubblicò una lunga intervista fatta da Cameron
Crowe durante l'ultimo pazzo soggiorno di Bowie a Los Angeles.
"Vorrei essere Primo Ministro," il cantante
affermò in modo provocatorio "Sì, credo fortemente
nel fascismo. L'unico modo per liberarci da questa specie di liberalismo ristagnante
è di accelerare l'avvento di una tirannia di destra che sia totalmente dittatoriale.
La gente diventa molto più efficiente se sottoposta a un regime."
E poi il punto culminante: "Le rockstar sono fasciste,
anche loro. Adolf Hitler è stata una delle prime rockstar."
Vedere tali sentimenti espressi sulla carta stampata deve aver dato a David l'occasione di una seria pausa per pensare. Se non ebbero questo effetto, aveva
solamente bisogno di mettersi davanti a un bello specchio e studiare il suo
fisico scheletrico per vedere tutto quello che non funzionava bene nel suo mondo
di uomo isolato dal successo.. Avendo giurato di non voler vivere più a Los
Angeles, se ne rimase in Europa, per un po' in Svizzera (dove la sua
fedele assistente Corinne Schwab lo mise in contatto
con un terapeuta) prima di trasferirsi a Berlino con Iggy Pop. Spostandosi
in un appartamento di sette stanza in Hauptstrasse al 155, nel distretto di
Schoneberg dei mercati popolari, si mescolò in modo anonimo con una popolazione
per lo più fatta di immigranti e trovò ispirazione per parecchi pezzi strumentali
che decise di incidere con Brian Eno, da poco tempo reclutato. "La
prima facciata di Low era tutta su di me,"Bowie ha più tardi
spiegato "Always Crashing In The Same Car e
tutte quelle schifezze vittimistiche: non è bello starsene da soli, chiudiamo
le persiane e mandiamo tutti a quel paese..." Il disco scioccò gli
ascoltatori al primo ascolto. Bowie sembrava lontano e depresso nelle
sue cinque interpretazioni vocali, come se la sua personalità si stesse ridimensionando
alle nostre orecchie. "Deep in your room/So deep in
your room" intonava, come un crooner che implora del Valium in una
pubblicità televisiva. Siamo indotti a vedere la personalità depressiva di Bowie come l'espressione creativa di un blando esaurimento nervoso causato da mancanza
di cibo e sonno e troppa cocaina e anfetamina. Oggi a Bowie piace sostenere
che Low e i due album che lo seguirono furono
concepiti e registrati in una situazione per lo più libera dalla cocaina, tuttavia
altre fonti insistono a dire che non era proprio così. Certamente assumeva molta
meno droga a Berlino di quanto avesse fatto a Los Angeles, ma molto alcol veniva consumato. Iggy avrebbe poi raccontato che, in una normale settimana di sette giorni, Bowie e lui trascorrevano due giorni in qualche stato di intossicazione,
due giorni a riprendersi dai postumi delle sbornie, e due giorni tranquilli,
"e questo è un buon stato di equilibrio per i musicisti".
Dei suoi mesi come ospite a Berlino a casa di Bowie, Iggy ricorda
ancora questa semplice routine. "Svegliarsi al mattino
al quarto piano di un edificio senza acqua calda e farsi un bagno. Tagliarsi
un po' di pane integrale e formaggio e mangiare. Poi passeggiare per la città,
che non era cambiata dal 1910: suonatori d'organetto con ancora le loro scimmiette,
bei spettacoli di travestiti. Un mondo diverso. Alla sera, andavo a cena con Bowie, a vedere un film o Starsky & Hutch - questo era. Se non
c'era abbastanza da fare, incontravo un po' di gentaglia e mi sconvolgevo e
ubriacavo. A volte mi facevo le brutta roba con Bowie e di roba buona
con la gentaglia." Qualunque fosse la 'roba cattiva' che Bowie consumava, questo non bloccò il suo bisogno ingordo di creare. La nuova musica
si fece realtà negli studio Hansa By The Wall di Berlino dove fu creata la parte finale di Low, Lust For Life e "Heroes". Bowie aveva passato il 1977 in uno stato di grande attività, ma di basso
profilo. Aveva scelto di non promuovere Low, a
parte le riprese a Parigi per il video di Be My Wife,
e invece si mise in tour come tastierista, lontano dalle luci della scena, per Iggy Pop per il suo ritorno a primavera con l'album The Idiot. Subito
dopo la fine della parte americana del tour, la band di Iggy - con Bowie al comando - entrò negli studi Hansa e registrò i pezzi per Lust
For Life. "Bowie è davvero un tipo veloce" Iggy ha poi
detto, ripensando a quelle session, "E' un pensatore
velocissimo, azioni molto veloci, una persona molto attiva, acuta. Capii che
dovevo essere più veloce di lui o di chi sarebbe stato quell'album, mio o suo?". Lust For Life si rivelò più vicino alle attitudini
di Iggy, tipo live band in studio, anche se Bowie è ben presente
con una splendida musica idealmente creata per il sensuale vocione da baritono
di Iggy. Subito dopo le session con Iggy, convocò il grande, spesso
sottostimato, Tony Visconti e il resto della sua
squadra e iniziò a lavorare su quello che sarebbe presto diventato "Heroes". Brian Eno c'era ancora, di nuovo a combattere contro tutti i periodi
bui della metodologia musicale. Ma l'altra star che davvero fece la differenza
fu Robert Fripp, il chitarrista dei King
Crimson dalla faccia di gufo che eseguì una serie di devastanti riff
e assoli su una ritmica funk sulfurea, creando un credibile ibrido art-rock-funk
buono per futuri utilizzi. Rimane ancora l'esecuzione migliore di tutta la sua
carriera. "Gli dissi, suona come Albert King" Bowie ricorda "Mi guardò sorpreso per un istante,
poi fece tutto il possibile per arrivarci in un qualche modo, ma a modo suo
ne venne fuori. In cose tipo Joe The Lion era lui che dava una bella
scossa al blues." Secondo Eno, tutto quello che Fripp suonò in "Heroes" fu fatto con una sola esecuzione. Joe The Lion era l'omaggio di Bowie all'artista
underground Chris Burden, che spesso si mutilava,
tanto da inchiodarsi sul tetto di una Volkswagen a Venice, in California nel
1974. A Iggy piaceva e Bowie si fissò subito sul ruolo di Burden come di un individuo che si crocifiggeva letteralmente per la sua arte.
Lo stato d'animo generale era comunque positivo durante la registrazione. Bowie e Eno comunicavano molto con uno gioco di voci preso in prestito dai
personaggi di Derek e Clive di Peter Cook e Dudley Moore. Bowie inserì poi questa
cosa stramba anche nel processo creativo, intonando la parola "Arabia"
nel brano finale dell'album The Secret Life Of Arabia come se fosse Bernard Bresslaw in una parodia di Carry
On. L'umore in studio era generalmente alto, e l'uso della droga era
generalmente basso. Tony Visconti ha più avanti definito le session di "Heroes"
come "un periodo tanto positivo nella vita di Bowie.
Era, di fatto, un eroe. Ci sentivamo tutti eroi. Fu un album eroico."
E tuttavia l'album è oscurato da un umore buio e da uno strisciante senso di
angoscia e di imminente tradimento. A Berlino Bowie si era appena unito al famoso transessuale Romy
Haag, ma poi scoprì che Haag usava la loro relazione per farsi pubblicità.
Era sempre più pressante il suo desiderio di liberarsi della moglie Angie.
Durante le registrazioni di "Heroes", David avviò le pratiche del divorzio, dopo essersi preso in custodia il figlio Zowie.
Ne consegue che pezzi come Blackout risuonano di
oscuri messaggi di addio a qualche ingenua preoccupata. Non è un disco felice,
ma nel complesso è una affermazione molto più importante di Low,
perché Bowie è chiaramente di nuovo vivo e vegeto ad affrontare il suo
dolore, invece di fuggirlo con l'aiuto di varie sostanza chimiche. "Heroes" diventò col tempo uno degli album più innovativi degli anni
settanta con innumerevoli nuovi arrivati della new wave che cercavano disperatamente
di farsi una carriera scimmiottando la tumultuosa mistura tra lo splendido vocione
di Bowie, la chitarra a mitraglia di Robert Fripp e la struttura metal-funk di Dennis Davis, George
Murray e il brillante Carlos Alomar. L'ultimo
- ma non minore - degli album di Bowie in cui Eno è coinvolto
è Lodger, pubblicato nel maggio del '79, e registrato con la band che lo aveva
accompagnato nel bel tour mondiale iniziato nella tarda primavera del 1978,
il suo primo da due anni. Inizialmente intitolato Despite
Straight Lines o Planned Accidents, il
progetto si complicò quando Brian Eno decise
di controllare il flusso creativo delle idee. Tony Visconti ricorda che Eno "fece un elenco sei suoi
otto accordi preferiti e l'attaccò al muro dello studio e con una bacchetta
da insegnante li indicava. Diceva a questi tre tipi di colore (Alomar, Davis e Murray) che venivano dalla parte più dura di New York "Suonate
qualcosa di funky". Mentre le registrazioni
andavano avanti, Bowie e Eno iniziarono a discutere un sacco su
come ogni singolo pezzo doveva suonare. Alla fine dell'album, come ci fa vedere Red Money, Bowie ripete enigmaticamente
la frase "project cancelled". Non avrebbe
più lavorato con Eno per altri quindici anni. Ad ogni modo, Lodger è alla fin fine debole perché le canzoni di Bowie sono state concepite
in modo pigro e non sono particolarmente ispirate, tranne Repetition con le sue martellanti emozioni contro sua moglie e il tormentoso coro di matti
di DJ. Red Money è Sister Midnight di Iggy Pop con l'aggiunta
di testi incomprensibili, Move On è Travelling
Man di Ricky Nelson rivestita in stile
new wave, mentre Boys Keep Swinging e Fantastic
Voyage condividono "la stessa struttura di accordi,
addirittura nella stessa tonalità", come Visconti ha sottolineato
più avanti. Bowie fa del suo meglio per metterci dentro la consueta drammaticità
ma non ne sembra proprio convinto; è evidente che avrebbe preferito passare
il suo tempo sui monti della Svizzera a sciare, a prendersi una salutare abbronzatura.
Nulla di cui preoccuparsi: Bowie avrebbe ritrovato l'ispirazione quando
lui e Visconti sarebbe ritornati in studio un
anno dopo per Scary Monsters, probabilmente l'album
più sbalorditivo che Bowie abbia mai fatto. Oggi, naturalmente, riconosciamo
tutti l'impatto che gli esperimenti di suoni e parole di Bowie della
fine degli anni settanta ebbero sulla musica pop di quel periodo. Senza quelli, Nick Lowe non avrebbe mai scritto I Love The Sound Of Breaking Glass, Gary Numan,
i Simple Minds e gli Human
League non avrebbero avuto carriere di tanto successo e i Joy
Division probabilmente non sarebbero esistiti. In Reality,
il suo ultimo album, Bowie ritorna a quel periodo, ora lontano, in Bring
Me The Disco King, il brano più convincente che è riuscito a fare negli
ultimi vent'anni. Su un melanconico piano jazz, canta in modo disperato su "killing
time in the '70's" e sui "damp morning rays
in the stiff bad clubs" di Berlino. "Memories
that flutter like bats out of the hell".. in cui canta come un fantasma
che rivisita gli spazi vuoti del suo pazzo mondo originario fatto di invenzioni
e illusioni. Bowie sopravvisse a tutti i rischi del successo, delle droghe,
dell'egocentrismo ma doveva ancora convivere con l'ossessionante idea che produceva
le sue cose migliori quando il suo stato d'animo era ai livelli più bassi. "In
qualche modo, quegli album catturavano - come nient'altro in quel periodo -
un senso di struggimento per il futuro che tutti sapevamo non sarebbe mai passato", Bowie ha detto nel 2001, "Niente era simile
a quegli album. Se non ho mai fatto un altro album non è importante ora, la
mia essenza più completa è in quei tre. Sono il mio DNA."
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