| Stardust
Memories di J. Nicholas Joyce, Rockstar n.11, novembre 1999
Sospeso nel tempo, David Bowie ripercorre
insieme a "Rockstar" i suoi ultimi trent'anni. Dal rock degli Anni Settanta
fino all'ultima trasformazione. Ziggy, il punk, la letteratura, gli Who,
i Tin Machine, la tecnologia, il drum'n'bass, lnternet, il nuovo disco.
Un calderone che ribolle sul fuoco della nostalgia.
Quando ad inizio anno, David Bowie è stato insignito della laurea
ad honorem dal Berklee College of Music, ha parlato della forza vitale
che gli ha dato fare musica. Incontrarlo presso gli uffici newyorchese
della Virgin è un'ulteriore conferma di ciò che ha detto in occasione
di quella cerimonia. Sprizza energia e gioia di vivere, da tutti i pori
ed è entusiasta di parlare praticamente di qualsiasi argomento venga proposto.
E' insolito incontrare un personaggio del suo calibro che non si preoccupa
tanto di promuovere il suo ultimo LP bensì, come del resto è sempre avvenuto
con Bowie, di promuovere l'artista e non, appunto, la sua arte. Questo
non vuol dire però che non valga la pena parlare di Hours. Le ballate
che propone sembrano infatti evocare la malinconia nostalgica precedente
a Ziggy Stardust, mantenendo però allo stesso tempo l'imperturbata
accessibilità di Black Tie White Noise, l'album che nel 1993 segnò
il suo ritorno. Tuttavia, per ricevere attenzione da parte del suo autore,
Hours deve competere con numerosi altri progetti. L' album è infatti collegato
a 'Nomad Soul', un gioco, per computer in uscita in autunno, inoltre
Bowie è impegnato a dirigere la sua casa editrice ed il provider di Internet.
Il lavoro che hai svolto nel corso degli ultimi
dieci anni sembra aver riaffermato la tua passione per il rock in quanto
forma. Ma cos'è che ti attrae? La sua versatilità, l'eleganza o la comunicazione?
Pete Townsend una volta l'ha descritto come qualcosa simile ad un sonetto:
si deve rispettare una forma fissa.
Sì sono d'accordo con Pete. Per ironia della sorte ho cenato con lui proprio
una settimana fa. Era appena tornato dall'America. Penso che sia uno dei
migliori nei rock. Mi piace il modo in cui definisce il rock e il suo
modo di lavorarci su. Sono d'accordo nel definirlo il sistema di comunicazione
più immediato che si possa avere in musica, Inoltre all'interno di quelli
che sembrano dei parametri alquanto limitati, anche a livello temporale,
si possono esprimere molti concetti. Il rock è un veicolo, quello che
ho sempre preferito!
Bene. L'ultima volta che ti ho visto in un festival
a Frauenfeld, tu...
Scusa. Posso chiederti cosa hai appena detto? Sei sicuro che sia il rock
la mia musica, e non il pop. Perché io non credo che sia il rock. Il rock
ovviamente rientra in ciò faccio, ma penso di essere molto più un autore
pop che rock, anche se in ciò che faccio incorporo il rock. Che ne pensi?
Bella domanda. Penso che in Hours ci sono alcune
canzoni che sono senza ombra di dubbio rock, come ad esempio: "The Pretty
Things Are Going To Hell". Credo che tu stia tornando al rock.
E' vero, è un brano rock, ma allo stesso tempo ha una grande sensibilità
pop. Sono un forte stimatore del grande pop, ma amo anche il buon rock.
Non c'è nulla di puro in quello che faccio. Per questo penso che musica
popolare sia un termine migliore per definirmi, dato che cerco sempre
di incorporare coraggiosamente diversi stili. Non essere mai stato fedele
ad un tipo di musica mi ha sempre dato la possibilità di essere molto
libero come autore. Bene, andiamo avanti.
Hai sempre avuto molta presa sul pubblico e con
il servizio offerto su lnternet non hai fatto altro che amplificarla.
E' un rapporto sintetico, ma è meglio di niente. lnternet ormai viene
utilizzato per tutto e questo mi piace molto. Non so dire cosa stia accadendo
in realtà. E' qualcosa di alquanto sovversivo che sta riscrivendo le regole
nella relazione tra artista e pubblico. Mi piace che ci sia qualcosa di
questo tipo a mettere i bastoni tra le ruote.
Negli anni Ottanta questa relazione si era persa.
La gente non sapeva più come comunicare. C'era per lo più il video che
però, ha mostrato tutti i suoi limiti, secondo me.
Assolutamente. lnternet era la grande idea che aspettava di diffondersi,
anche se esisteva già a quel tempo, e se io fossi stato un po' più attento,
mi ci sarei avvicinato prima. Ora comunque ho sposato dei tutto la causa
di Internet. La amo. A pensarci bene noi siamo stati il primo grande gruppo
rock che, negli anni Ottanta, durante una tournée mondiale, si è servito
della posta elettronica per comunicare con l'ufficio di New York. Era
il 1983. Quindi sono stato proprio pazzo a non rendermi conto che ci lavoravo
già a quel tempo. Sono stato coinvolto prima di altri da lnternet e dai
computer, perché ho avuto sempre intorno persone che erano molto prese
da lnternet e che mi ripetevano che mi stavo perdendo la nuova forma di
comunicazione. Sono stati loro a farmi avvicinare alle nuove tecnologie.
In riferimento al tuo rapporto con il pubblico,
ricordo che due anni fa, durante un concerto, suonasti tutti i vecchi
brani che in occasione del tour "Sound + Vision" (1990) avevi giurato
che non avresti più eseguito. L'hai fatto per giocare con le aspettative
dei pubblico oppure perché volevi prepararlo al ritorno al passato del
nuovo LP?
L'ho fatto per essere gentile (ride). Mi spiego. Abbiamo suonato 4 o 5
canzoni tra quelle che avevo giurato di non suonare mai più, è vero, ma
voglio precisare che è un mio diritto cambiare idea quando mi pare (ride
come un ragazzino). Io sono quello che cambia le carte in tavola e ciò
fa parte del mio essere un postmoderno vate disfunzionale di fine secolo.
In quell'occasione, siccome stavamo suonando una gran quantità di materiale
sconosciuto, ho pensato che proporre 3 o 4 brani riconoscibili fosse carino.
Al momento e per il prossimo futuro non c'è comunque all'orizzonte la
possibilità che io faccia un altro tour dedicato ai miei greatest hits.
Sono alquanto soddisfatto del modo in cui stiamo lavorando e stiamo raccogliendo
i frutti di ciò che ho fatto nel corso di questi ultimi 2-3 anni. Sto
dando inoltre agli altri la possibilità di riconoscermi come artista.
Voglio aggiungere che anche i concerti di Outside
sono stati fantastici. Quello di Zurigo è stato forse il migliore
che ho visto. La versione di Hallo Spaceboy poi..
Grazie. In Outside c'erano delle gran belle canzoni. Mi piace proprio
ciò che ho fatto negli anni '90, davvero. Devo dire che sin dagli inizi,
da Black Tie White Noise in poi, ho scritto e registrato al meglio
delle mie possibilita' e credo che questo sia il massimo che un'artista
possa fare. Negli enni '90 non sono mai entrato in studio con un atteggiamento
demotivato. Avevo sempre uno scopo preciso, sapevo perché mi trovavo lì
e questo di adesso è stato un ritorno a come ero. Almeno credo. E' stato
con i Tin Machine che mi sono rimesso in carreggiata. Certo, è stato un
esercizio, ma di valore. Non credo che adesso farei ciò che sto facendo
se non avessi messo assieme quel gruppo e non fossi stato spietatamente
deciso su ciò che dovevamo produrre. Forse, per chi l'ha vista dal di
fuori, questa operazione non ha funzionato, ma per me, in quanto artista,
è stata una delle cose migliori e devo aggiungere che attraverso le richieste
che si hanno su Internet c'è una sorta di rivalutazione del progetto Tin
Machine, per me riproporlo è fuori discussione.
Tin Machine è forse l'esempio più ovvio del cambiamento
concettuale che gli ha fatto seguito. Me ve ne sono altri. Ai tempi di
Outside hai detto di voler pubblicare un LP l'anno fino al 2000. (Bowie
ride sonoramente). Ma queste dichiarazioni le fai per te? Hai bisogno
di formalizzare un'idea in pubblico per riuscire a lavorarci meglio?
Mi offre qualcosa su cui lavorare. Probabilmente perché sono un autore
ultraprolifico. Ho la tendenza a comporre troppo. In questo mi sento molto
simile a Prince, dato che entrambi riusciamo a scrivere molte canzoni
ed io cerco sempre di trovare un modo per proporle. Così scelgo l'idea
e la rendo pubblica per poi aggiustarla strada facendo. In un certo senso
è come dici. Penso che per me questo sia un modo per avere chiarezza.
Di solito il risultato è diverso da come avevo preventivato, ma fa parte
di un gioco in cui non sai mai bene cosa stia effettivamente accadendo.
Credo sia stato Hegel a dire che le idee vengono
fuori solo dall'interazione o dalla conversazione. Capisci cosa voglio
dire?
Sì, credo. Non progetto mai un manifesto di intenti. Di solito le cose
che decidiamo di progettare e realizzare sono casuali. Per quanto riguarda
la serie di Outside, avevo tutte le intenzioni di completarla in
tempo, solo che non è stato possibile. Tutto qui. Vorrei provare a rivedere
le 25 ore di materiale che abbiamo, ma nel frattempo continuano ad accadere
altre cose: mi è venuta l'idea per l'album Earthling, poi mi è stato chiesto di lavorare a questo gioco, "Nomad Soul". Arrivano
di continuo nuove proposte che me ne fanno mettere da parte altre. Anche
Eno è cosi.
A proposito di "Nomad Soul": la gente ti ha pressato
affinché sviluppassi un nuovo personaggio e più o meno nel 1993 dicesti
che ci stavi pensando, ma eri anche troppo felice di essere te stesso.
Sì.
Tuttavia nel gioco"Nomad Soul" ti è stato dato
questo personaggio che è completamente diverso, separato da te.
Secondo me questo avviene proprio perché è un gioco e questo tipo di giochi
al momento sono unidimensionali. Ci si aspetta che siano così. Questa
è una delle prime cose che io e Reeves abbiamo notato quando siamo stati
coinvolti in questo gioco. Così abbiamo deciso di prendere la strada opposta
a quella che si sceglie quando si fa musica per un gioco, dove si punta
a un caos organizzato molto veloce per una musica aggressiva, potente.
Noi abbiamo deciso invece di sviluppare qualche nozione di emozione, un
certo grado di umanità nei personaggi, per cercare di bilanciare il tutto.
La scorsa settimana ho visto per la prima volta alcuni dei concerti che
sono stati inseriti nel gioco e mi sono piaciuti. Ho trovato tutto favoloso.
Sono soddisfatto del risultato e penso che la gente ne sarà un po' sorpresa.
Una cosa che probabilmente non è stata ancora detta è che abbiamo scritto
altri 25 pezzi che sono stati inseriti nel gioco. Non sono solo canzoni,
perché abbiamo curato anche i brani strumentali. Nel gioco c'è una gran
quantità di musica, musica che spazia da pezzi umorali alquanto esoterici
a quella più classica - pompata - dei computer games. Nel gioco è presente
un ampio spettro di musica che, spero, possa offrire anche un ampio spettro
di emozioni.
Su Q ho letto un articolo dedicato a questo gioco
in cui si diceva che avevi intenzione di presentarti con il tuo vero nome,
David Robert Jones.
Ah, mi piace. Mi piace proprio Forse è qualcosa che dovrei prendere in
considerazione. Non sono affatto contrario a questa ipotesi. Potrebbe
essere molto interessante vedere cosa accade se David Bowie torna ad essere
David Jones e si lascia alle spalle Bowie come personaggio sintetico,
un po' come avviene nel libro di William Gibson "Idoru". L'hai letto? Sì, posso proprio sposare questa idea. Vediamo cosa accade.
Posso farlo. Devo dire che nei video che sto realizzando per l'album ho
giocato con l'idea di due David Bowie. Sto lavorando con un ragazzo che
sembra proprio il David Bowie diciottenne. C'è molta azione tra i due
Bowie, quello maturo, cinquantenne, ed il giovane. A questo punto mi chiedo
se nel prossimo Lp posso tirare fuori quello più vecchio e lasciare esibirsi
quello più giovane. In realtà, si tratta di una cosa abbastanza tradizionale.
Ricordo una scena di Elephant Man (a Broadway, nel 1980), mi fu
chiesto se volevo andare a una festa. Io dissi di sì, che mi faceva molto
piacere a allora mi fu anche chiesto se mi andava di suonare. Io risposi:
'Oh, potete portare i Coasters?', che erano una band di r&b degli anni
Cinquanta. Mi fu detto che si sarebbe fatto il possibile e quando sono
arrivato alla festa ho trovato la band che già suonava uno dei bellissimi
motivi dei Coasters. Sul palco però avevano tutti circa 35 anni. Pensai
che non erano i Coasters, ma suonavano come loro. Così, quando durante
la pausa ebbi modo di parlare con loro, mi dissero che esistevano ben
cinque gruppi denominati Coasters, che lavoravano tutti per la stessa
agenzia e che andavano in giro per il mando ad eseguire i brani dei Coasters.
lo pensai che comunque non aveva importanza perché tre quarti delle persone
presenti non avevano idea di chi fossero realmente i Coasters e tantomeno
quale fosse il loro aspetto. Cosi quei ragazzi potevano benissimo essere
i veri Coasters! E' quest'area relativa a ciò che è reale e ciò che si
accetta come reale che... Beh, forse in questa età di grandi opportunità
tecnologiche si può dare vita con un certo successo ad una situazione
tipo 'Idoru'. In Giappone un personaggio di un cartone animato è diventato
così popolare tra i bambini che adesso fa anche dei video e delle pubblicità..
"ldoru" è stata una meravigliosa estensione dei
concetto di fama. Perché mai la rockstar Rez dovrebbe essere più reale
di Idoru che è completamente artificiale?
Sì, sono d'accordo.
Stavo pensando a quando abbiamo iniziato la nostra
conversazione parlando dell'aspetto rock della tua musica. Hai sempre
avuto una forte relazione con i chitarristi e così nella tua musica si
sente ancora questo rapporto tipo Jagger-Richards o Daltrey-Townshend,
anche se alcuni tuoi brani non si adattano alla vena rock.
Si, ma è proprio questo che intendevo quando ho detto che uso solo alcuni
aspetti dei rock e con questo voglio ancora sottolineare che spero di
non lasciarmi alle spalle gli stili che ho suonato. Mi piace poter non
saltare troppo da uno stile all'altro e utilizzarne di nuovi. A metà anni
Settanta, ad esempio, avevo una forte passione per la musica soul che
si è evoluta in Young Americans, e ancora oggi sento in ciò che
faccio echi di quei mio periodo. Non l'ho abbandonato, ho solo fatto tesoro
di quello che ho imparato con quello stile, lavorando con quei genere
di musica. Spero proprio di riuscire ad ampliare la tavolozza con cui
lavoro piuttosto che passare semplicemente da una cosa all'altra, perché
non credo che se questo fosse avvenuto la mia musica si sarebbe potuta
evolvere come ha fatto. Ciò che faccio è in un certo senso assimilare
tutto ciò che tocco. Lo provo e poi prendo i veri punti di forza tendendoli
parte dei processo, strumenti per scrivere le canzoni.
E
le canzoni sono proprio forti. Questa mattina, dopo aver riascoltato Earthling
mi sono ritrovato a canticchiarne i brani.
E' stupendo, molto positivo. E' proprio quello che io e Reeves volevamo
aggiungere a musiche, techno e drum 'n bass, che riteniamo tremendamente
eccitanti. Come ben sai quello non è stato infatti solo un album di drum
'n bass. E' stato costruito intorno a suoni techno ed elettronici, abbiamo
lavorato con frammenti e suoni sintetici. Ciò che volevamo fare era dare
la forma canzone a tutto questo e credo che siamo riusciti a farlo in
modo più che soddisfacente. Sul momento non riuscivo a pensare che il
drum 'n basa potesse avere in sé una forma canzone. Adesso ritengo che
ci sia arrivato, mi piace pensare che ciò che abbiamo fatto sia stata
un'indicazione. Penso che siamo stati i primi a fare una cosa del genere.
E' in questo che risiede l'importanza di Earthlíng e l'effettivo
sforzo creativo di Little Wonder.
E' una grande canzone.
E' perfetta anche per essere suonata dai vivo. E' proprio riuscita, la
gente ha dato un ottimo responso..
Non vorrei insistere troppo sulla questione dei
rock, ma quando ad inizio anni Settanta hai parlato con William Burroughs
su 'Rolling Stone"...
Oh, sì!.
Dicesti di ritenere il rock particolarmente importante
in Gran Bretagna e Germania dove i legami familiari si erano già dissolti.
Forse però non è più il rock a rivestire questa funzione tribale, ma la
techno. Che ne pensi?
Sono quasi dei tutto d'accordo. Non credo che il rock abbia adesso il
ruolo di chiamata alle armi rivoluzionaria che ha avuto tra gli anni Sessanta
e la prima metà dei Settanta. Con la caduta dei punk, si è iniziato a
ripensare alla funzione dei rock. Con l'avvento di gruppi come i Talking
Heads, il rock è diventato qualcosa di molto intellettuale. C'è stata
un'empatia completamente nuova tra la letteratura, le altre forme d'arte
ed il rock. Poi negli anni Ottanta tutto questo ha generato nuove opportunità
di carriera. In breve, credo che sia questo che è avvenuto. Ciò che è
rimasto adesso è come ciò che è accaduto con il libro che, dopo aver iniziato
a diffondersi tra il popolo nel XVII secolo come potere della parola scritta
in sé, è diventato qualcosa di cui ci si serve per passarsi delle informazioni
perdendo così l'aspetto rivoluzionario. Il rock secondo me è diventato
la stessa cosa, è soltanto un veicolo per trasmettere informazioni. Il
suo posto, in qualità di forza rivoluzionaria, adesso lo sta prendendo
lnternet. I ragazzi ne sono entusiasti perché innanzi tutto sanno di averne
il controllo assoluto nella capacità di utilizzo ed inoltre questo sistema
non ha alcuna regola. Queste due opportunità per me si prestano ad essere
la nuova rivoluzione.
Ma non è musica, perché la musica non è più in
grado di svolgere questo ruolo, non è vero?
No, non.penso sia così. Si sta cercando di far pensare che questo posto
possa essere preso dalle arti visive, ma non credo che avverrà. Per quanto
gli artisti possano rendersi perversi e devianti vengono deteriorati dagli
aspetti istituzionali delle arti visive. Questo comunque avviene anche
in campo musicale. Non appena si sviluppa una nuova forma, in un paio
di settimane si trasforma in una formula. E' avvenuto ad esempio con il
rap, con l'hip-hop e virtualmente con tutti i generi. La musica adesso
non riesce più a trovare uno spazio che la possa far essere qualcosa di
veramente rivoluzionario.
Per concludere, puoi dire qualcosa sui tuoi progetti
futuri? Ho sentito dire che stai per mettere in scena un'opera a Salisburgo.
Ho litigato con il regista. Lo reputo una persona poco piacevole e non
ho molta intenzione di lavorare con lui (accenna una risata). Mi piace
invece molto Robert Wilson e forse riuscirò a lavorare con lui.
Se riusciamo a realizzare qualcosa insieme non credo però che si farà
a Salisburgo. Un tipo di lavoro dei genere è qualcosa che sia a me,che
a Robert piacerebbe molto fare, ma ancora una volta il problema è che
entrambi siamo già molto impegnati da altri progetti ed è difficile trovare
il tempo per concretizzare queste buone intenzioni.
Non si tratterebbe comunque della versione rimaneggiata
di "Ziggy Stardust" di cui una volta hai parlato, vero?
No, è una cosa completamente diversa. Quasi sicuramente sarebbe basata
su Outside. Non credo che si cambierà idea. lo e Robert ne abbiamo
già parlato. Per quanto riguarda "Ziggy" è stato già deciso: sarà pronto
per il 2002 in tre formati. Voglio che sia un film, che vada sul palcoscenico
e che, più o meno in contemporanea, circoli su lnternet. Ogni formato
sarà diverso a livello di trama e contenuti. Ma considerato nell'insieme
dovrebbe risultare un lavoro interessante.
David, grazie per questa chiacchierata.
E' stato un piacere.
TRADUZIONE A CURA DI MAX PRESTIA.
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