DAVID BOWIE IGGY POP DUE MODI DI VIVERE BERLINO di Christopher Hodenfield,
Rolling Stone, ed. italiana, 12-25 Aprile 1980
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David Bowie si è trasferito a Berlino perché questa città rappresenta per lui una realtà di vita la più distante possibile da Los Angeles. Quando viveva a Hollywood si è trovato in mezzo al tipo di gente sbagliata. Ha vissuto sotto l'effetto di stimolanti di ogni tipo, e ha flirtato con l'idea del potere, della volontà di scalata sociale e dello spirito di comando. Queste rappresentazioni della gloria potrebbero sembrare estranee a noi, ma sono apparse invece attraenti ad una persona che ha assaporato l'isteria della folla dalla parte fortunata delle luci della ribalta. Era diventato uno che si riteneva superiore agli altri.

A Berlino, una città che già aveva accolto altri artisti, è cambiato, è più umile. Il rock and roll non è più un mezzo usato per raggiungere il trono, ma un mezzo di sopravvivenza; poi ha potuto finanziare la sua carriera di attore cinematografico. Jim Osterberg si è trasferito a Berlino quasi nello stesso periodo di Bowie, nella primavera del 1976. Con pseudonimi quali Iggy Pop e Iggy Stooge più di dieci anni prima ha dato origine nel Michigan a quello che più tardi è stato riconosciuta come la principale icona del punk-rock: una musica maniacale unita a una ostentazione della morte. Ha la tipica faccia scarna e sospetta di un giovane teppista americano ed anche l'atteggiamento non è sempre dei più gradevoli. Anche lui ha scoperto che vivendo nella Coast stava diventando come un sole prossimo al tramonto. Sempre in giro come un tossico, viveva in strada, vuoto di ideali, sbattendo dovunque potesse. Finché alla fine si è presentato all'ospedale UCLA. L'unica persona che lo è andato a visitare regolarmente li, è stata David Bowie. Dissero ad Iggy che se si fosse rimesso in sesto avrebbe potuto unirsi allo Station To Station tour di Bowie. Si è ripreso e si è unito a loro come uno del gruppo. A Berlino ha iniziato un'altra vita. Poco dopo Bowie ha rinchiuso Iggy in uno studio di registrazione che dava sul muro di Berlino e ha prodotto 'The Idiot' (1977), un album triste ma ottimo per quelli che sono riuscì a tollerarne l'ascolto.. Probabilmente Bowie, che era visto dai suoi fans come un ceffo magico e misterioso , poteva apparire raffinato e affidabile se messo a confronto ad un tipo come Iggy. La fortuna, e allo stesso tempo, la maledizione di Iggy è che è sempre vissuto lontano dalla sua realtà di scena, non come quelli che cercavano di far diventare il loro atteggiamento un fatto di spettacolo, come Alice Cooper, i Kiss o Bowie. La prima volta che ho visto Iggy fu nel 1969, a New York, stava in un padiglione all'aperto, e la calda brezza estiva soffiava sul palcoscenico e la sua musica sconcertante ed energica ci martellava; giunse a graffiarsi così violentemente il petto fino a farlo sanguinare. Si lanciò a capofitto sul pubblico. Riuscì a trascinare tutti quanti giù all'inferno. Era uno spettacolo spontaneo, non calcolato. Teatro trash lanciato in pasto al pubblico. Quello spettacolo mi ispirò la recensione più dura che io abbia mai scritto. Io feci alla sua esibizione quello che lui aveva fatto al suo petto. Era furioso per questo e urlò chiedendo che la mia testa gli fosse servita su un vassoio. Volando verso Berlino, otto anni dopo, al fianco del suo rappresentante, Tim De Witt, io avrei voluto sperare di trovare persone migliori di Iggy Pop a darmi il benvenuto. Ma era lì che aspettava all'aeroporto di Tegl, e certo da qualche parte nella città c'era anche il suo amico David Bowie. D'altronde, mentre Iggy stava lottando e cercando di cambiare qualche cosa per vivere in modo decente, Bowie si stava bagnando sotto le luci di Klieg, perché aveva un contratto per una proposta di un film, Just a Gigolo, sulla Berlino d'epoca. Iggy è lì, tremante in una notte di neve, indossa solo una giacca di pelle nera e dei jeans rattoppati. Ha ancora la sua tipica faccia smunta che far paura, ma ora si lascia andare spesso in un grande ed marcato sorriso che gli viene fuori improvvisamente, ed è come se gli divorasse la faccia. La sua ragazza, Esther, è la sua esatta copia. Figlia di un diplomatico americano, magrissima, di carnagione chiara, tipica di chi sta sempre chiuso in casa, a renderla ancora più pallida erano i suoi capelli neri e sfibrati. I loro sorrisi si possono definire impertinenti. I loro occhi sembrano presaghi di destino funesto. Esther tira faticosamente la Volkswagen per tutta Berlino, mentre Iggy fa il navigatore: "Ecco davanti a voi il palazzo di Charlottenburg, l'imperatore era solito coltivare patate in quel giardino". Sorpassiamo la prigione di Spandau, che ora custodisce un solo prigioniero, Rudolph Hess, il primo delegato di Hitler, che adesso ha ottantacinque anni, problemi di circolazione, alla vista e una condanna all'ergastolo. Ma nonostante questo la prigione è tutta sua, in questo modo è come se possedesse un monumento, un monumento immenso. "Hai fatto caso come è inquinata l'aria qui?" domanda rigirandosi nel suo sedile, "l'aria di Berlino è una gran cosa. Non siamo molto lontani dalla Polonia e l'aria arriva passando per le pianure dell'Ucraina. Mi piace andarmene in giro. Appena sono arrivato qui, l'unica cosa che ho fatto è passeggiare, passeggiare, senza pensare a nulla, parlando solo con me stesso". Ci deve essere qualcosa di romantico nel vivere in una città al confine; è come un'isola, come se fosse un bozzetto di un cartone animato del capitalismo, circondata dalla Germania dell'Est. Una città segnata dal destino, minacciata dalle invasioni, una città che ha visto tutte le guerre perse fin dal 1871. La maggior parte dei palazzi più belli e più vecchi sono stati bombardati. Sono andate distrutte le balaustre imperiali, le colonne striate in stile Bauhaus, che ora sono state rimpiazzate da poco eleganti coperture di calcestruzzo, prefabbricati, finestre prive di decorazioni, case senza forma, appartamenti simili a celle. Iggy vive in queste zone, in un appartamento riscaldato con una stufa. Ha un pianoforte, ma non l'ha ancora fatto accordare, perché gli piace il suo suono un po' antico. Mentre percorriamo queste strade, ci fa notare un piano bar, dove una volta, invitato sul palco, ha suonato per più di mezz'ora delle canzoni di Frank Sinatra. "Un'altra volta ci sono tornato - mi dice sorridendo - ero completamente ubriaco, e ho cominciato ad entrare in sintonia con la musica. Qualcuno è venuto sul palco per dirmi qualcosa, ma era il mio palcoscenico. Io stavo cantando". Mentre parla di questo episodio, il suo sorriso si affievolisce e lo sostituisce una serietà micidiale. E' un'espressione disarmante, che gli viene senza nessun preavviso o motivo. Le labbra si stringono, come se fossero tese ad una rivincita. La sua storia potrebbe anche essere una storia solare, ma è come se la sua faccia dicesse "sono stato incastrato dalla polizia". Raggiungiamo la nostra destinazione. Sul marciapiede una scena di un oscuro e sinistro baccanale. Brutti ceffi dall'aria oscura stanno di fronte la vetrina di un saloon chiamato Das Treibhaus, la Casa Calda. "Volete rimediare botte?" Iggy non si rivolge a nessuno in particolare. Affonda le mani nelle tasche. "Possiamo guardarli mentre tirano pugni. Da queste parti si conducono vite selvagge. I persiani iniziano a menarsi. Li ho visti una volta prendere stecche da biliardo e rompere dei salvadanai. E nessuno fa nulla. Io d'altra parte ho smesso di andare lì da allora. E' quasi comico. Berlino è un gran ritrovo per gli imbroglioni in tutta l'Europa." Ho dato un'occhiata all'interno. Una musica pesante, da messa nera, gravava sulla pista da ballo. La gente balla come se stesse cercando di scrollarsi i pidocchi dai capelli. Nessuno è vestito in maniera estrosa. Nessuno ballava a coppie. La pista da ballo è circondata da un grande bar, e le donne stanno lì, da sole. Nella stanza accanto più piccola e più squallida, c'è un gruppo punk rock. La musica, anche se di volume più forte,è come di consueto inquieta e penetrante. Solo un uomo balla, ed era come se nello stesso tempo stesse cercando di schiacciare delle zanzare e di togliersi merda dalle scarpe. Nessuno beve. Iggy guarda verso il piano superiore, un luogo ancora devastato. I sordidi rumori di Berlino ci avevano condotto qui, in un salone da bowling. Non sembrava diverso da qualsiasi altro Bowlarama di Ypsilanti nel Michigan, il paese di origine di Iggy. Mentre ci allacciamo le scarpe Iggy dice: "Ho sempre desiderato venire in Germania, fin da quando ero bambino. Leggevo tutto ciò che riguardava questa città. Ho sempre saputo che volevo venire ad abitare qui, proprio come certi ragazzi che hanno sempre saputo che, in fondo, il loro più grande desiderio è quello di ... indossare un vestito da donna".

DAVID BOWIE
, è un ragazzo elegante, spigoloso, curato e preciso, con una mano sempre in tasca, un sorriso strisciante, pigro, somiglia ad una lucertola, con la sigaretta sfoggia tutto il suo repertorio di pose annoiate. E' lì in piedi sulla pista da ballo, con il sorriso di un uomo che guarda un battello perdersi lentamente nella nebbia. Just a Gigolo è ambientato nel periodo che va dal 1918 al 1928. Il periodo della depressione del dopoguerra che diede origine al Nazismo. Il regista David Hemmings l'ha definita una storia di prostituzione. Allora tutti erano divenuti un po' come delle prostitute, e Bowie fa la parte di un ufficiale prussiano che finisce col diventare un gigolò, un partner di ballo per le signore, durante le loro ore del tè, per concedere altri favori oltre al ballo. A supervisionare le offerte, una entraineuse, interpretata da Marlene Dietrich nel film , la sua prima apparizione da IL GIUDIZIO Dl NORIMBERGA (1961). E' stata una strana scelta perché viene subito in mente la Marlene più giovane, quella legata a Berlino: fu qui che lei iniziò come cantante di cabaret, e interpretò un simile ruolo in un film del 1930, L'ANGELO AZZURRO, che le fece meritare il biglietto per Hollywood. Poiché da molto tempo non ha più relazioni con Berlino, non avendo nessuna intenzione di lasciare Parigi, dove sta scrivendo le sue memorie, i produttori hanno dovuto ricostruire l'Eden Bar a Parigi. Pare abbia guadagnato 250.000 dollari. L'Eden Bar è stato ricostruito al primo piano di un ritrovo romantico chiamato il CafeWien. Al pian terreno c'è una sala da ballo rosso scuro, circondata da tavoli illuminati da un colore ambrato. Ogni tavolo ha un telefono che mette in comunicazione con gli altri. Qui, i clienti vestiti con smoking e abiti di seta, ballano al suono dì un'orchestra un po' rauca. Bowie sta ballando un folle tango con una donna sinuosa, quasi una caricatura di George Grosz, grassa, dalla bocca larga e vigorosa; felice, ma maldestra, fa ondeggiare la sua figura sulla pista da ballo. Gli occhi di lui sono, secondo lo stile, rigidamente impassibili. Non c'è più emozione nei loro baci più di quanto non si trovi in un bacio di un serpente a sonagli. La sua faccia dalle forme perfettamente simmetriche, emerge come una foto virata seppia. Lui sa molto bene che la freddezza impassibile è un vantaggio, e con classico calcolo, mantiene una rigidità di cera, come un famoso cadavere che tutti corrono a vedere. Hemmings, il regista, che appare anche in qualche scena, si volta a discutere con il cameraman. La vecchia signora si riposa i piedi in un angolo. Un aiutante si dirige verso la pedana dell'orchestra, si sistema lo smoking e si siede al piano. La melodia di un blues sommesso si diffonde per la stanza e l'attenzione della sala è sua. Anche Hemmings, ormai rosso in viso, gli rivolge uno sguardo,. Un'altra comparsa, dalla faccia foruncolosa, con una camicetta con il bavero inamidato si dirige verso la batteria e comincia a suonare un ritmo discreto. Bowie sta a guardare tutto questo, con il peso del corpo appoggiato su di una gamba, e con l'altra gamba tesa come un remo abbandonato. Quando finisce la sua sigaretta, si mette a sedere su di uno sgabello di uno dell'orchestra e tira fuori il sassofono dalla custodia. Riflette, prova l'imboccatura del sax, e aspetta. Il pianista, che ha strimpellato tutti i tipi di ritmi e suoni, a poco a poco si va rilassando su una semplice melodia e giro lo sguardo verso Bowie, come aspettandolo. Bowie,invece, se ne sta lì seduto e inumidisce l'imboccatura del sax. A poco a poco i toni delle conversazioni si rallentano e la gente si guarda in giro. Alla fine emette un suono rauco che distoglie molte orecchie dalla melodia. Il pianista, che prima sembrava sicuro di sé, ora inizia a sembrare preoccupato. Bowie aspetta ancora alcune battute prima di lasciar uscire un altro soffio dallo strumento. Una comparsa con il cappello a cilindro, se ne sta seduto, per nulla coinvolto dalla situazione, ad un angolo del tavolo con in mano una sigaretta. Alto, diritto, con i capelli argentati pettinati all'indietro, ha un espressione piena di arroganza mentre sorveglia questo ibrido coacervo di gente. Sembra esattamente il tipo di gentleman che frequenta il CafeWien, un uomo che rivede sempre tutti i giorni. Il suo occhio sinistro è triste, e il suo occhio destro arrabbiato. E' facile immaginare che una volta era stato un ufficiale orgoglioso, ora ridotto a questa situazione. Cinquanta anni di biancheria sporca. Arthur Vogdt era stato un portantino in un hotel a Berlino. Ha conosciuto un po' tutti i governi, e sa bene dove è seppellito il passato della gente. Adesso è lui il gestore dell'Hotel Continental sulla strada principale di Berlino, la KURFURSTENNDAMM. Negli anni Venti questa casa apparteneva ad una famiglia ebrea molto ricca. Ora, dopo aver salito la rampa di scale a chiocciola, ci si imbatte in Arthur che, in piedi al banco dell'accettazione è sempre pronto a raccontarti delle storie. Ha conosciuto una certa attrice che faceva la prostituta a Budapest e si vantava di aver comprato del rum per Joe Kennedy. E' un avido collezionista d'arte, conosce i gusti di centinaia di artisti e poeti che di volta in volta sono passati al Continental. Da lui potrei sapere come è un vero gigolo. Arthur sfodera la sua collezione di memorie da caffè di alta società. Io posso sfogliare cartoline che provenivano dalla Rokokosaal Casanova, lavori legno intarsiato, ragazze di oggi con capelli cotonati e calze di seta. Il suono lamentoso. dolceamaro di un violino tzigano esce da un piccolo registratore. Arthur non riesce a trattenere una smorfia di nervosismo. "Vedi - disse - allora non venivano chiamati gigolò, ma EINTANZER. Fu dopo l'uscita di questa canzone 'SHONER GIGOLO', ARMER GIGOLO' (in inglese 'solo un gigolò') che si udì per la prima volta la parola gigolò. Un'altra cosa importante, è che non si trattava di ex-soldati, bensì per la maggior parte erano egiziani, alcuni.. persiani". Le fotografie mostrano uomini languidi e diafani. E' stata forse l'influenza di Valentino? "Hai perfettamente ragione, è proprio così, al cento per cento. A quel tempo c'erano due ippodromi a Berlino, e molta gente elegante che ora non si incontra più. I gigolo andavano alle corse. Gli eintanzers guidavano delle grandi Chrysler, con sedile posteriore. Una donna dava loro i soldi per la macchina, e un'altra per l'appartamento. Mentre danzavano prendevano gli appuntamenti per la sera, mi capisci?". Strizza l'occhio in modo lascivo. "Mi ricordo ancora molti dei loro nomi", accenna con la testa alla musica dal suono ironico. 'Questo è Boulanger, uno zingaro. Ogni volta che mi sento triste, metto questa musica e subito...". Alza le mani e fa un sorriso. Ma è un viso che conosce troppo il dolore, e così questa è solo una smorfia. "Avevo detto a David Hemmings di mettere in questo film una canzone: 'Tango Nocturno', era molto famosa negli anni Venti. Molte cose sono sbagliate in questo film. Anche Sidney Rome (l'amante di David Bowie nel film) è truccata per apparire bella, ma sembra più una donna degli anni Cinquanta piuttosto che una degli anni Venti". Va verso il bancone a cercare la mia chiave. "Gli abitanti di Berlino hanno perso il loro sorriso. E' tragico. Hanno dimenticato il sorriso. I giovani non fanno altro che bere, guardando la TV. Anche David Bowie, ha più conoscenza dell'arte espressionista che il novanta per cento dei giovani di qui". Arthur mi dà la buonanotte. Il lamento di Boulanger si sperde attraverso i corridoi. Fuori da un bar vecchio stile di travestiti, il LUTZOWLAMPE, David Bowie è seduto in un camerino e guarda delle fotografie. Anche la sua bicicletta è nel camerino. Un registratore suona le Quattro Stagioni di Vivaldi. Molto tempo prima, poco dopo aver abbandonato gli studi del liceo, aveva lavorato come disegnatore in un'agenzia di pubblicità. Nel suo album di fotografie ci sono delle foto dei suoi ultimi quadri e dei suo lavori in legno. La maggior parte di questi sono degli oscuri e terribili messaggi, che ricordano la Germania degli anni Venti. Una stanza con un tavolo. Sopra appena abbozzata un'incisione in legno di una danzatrice argentina. "Questo è un autoritratto - dice rigirando uno schizzo che sembra una testa di serpente - questo è Iggy senza i suoi occhiali da professore. Questa è la sua espressione "voglio solo essere preso sul serio". In un altro autoritratto ha gli occhi avidi e il viso atterrito. Il dolore dell'attore. Poi un ritratto di un uomo con un bambino con gli arti deformati come i vecchi, mani simili a delle pale, con una espressione piena di severità. Ancora più severo appare un dipinto di Yukio Mishima, l'autore giapponese, con i grandi occhi a mandorla. Lo schizzo di un uomo che guarda lontano "Questo è un gestore di un bar.Aveva costruito il suo bar lungo il muro. I suoi genitori vivono nella zona est, e questa è la posizione nella quale spesso è seduto alla finestra, sta a guardare verso Est". Chiude il libro, si sistema la sciarpa e spinge la bicicletta sulla strada. Il suo mezzo di trasporto invernale. La giornata di riprese è quasi terminata. "Andrò in camera mia a guardare un'ora di tivù, tanto per avere un po' di notizie, sai, e poi a dormire." sorridendo mi mostra i suoi canini "ultimamente ho preso questa abitudine". Berlino sembra proprio una città che continua a pagare i suoi peccati. Basta attraversare il muro ed entrare a Berlino est e si possono ancora vedere i buchi delle pallottole e le finestre rotte. Dove una volta si ergeva una delle più grandi stazioni di Europa, c'è un campo enorme di mattoni rotti. Berlino Est non è disseminata di saloon e di insegne gialle al neon che illuminano LOWENBRAU per tutta la notte. Non vi è cura particolare per ciò che è di moda, e non si vedono in giro molti visi di gente cha ha fatto bagordi. Fra i passanti di Berlino Est è possibile incontrare solo visi freddi e spigolosi dell'Ucraina. Antenne con attacchi illegali sporgono dalle finestre dei nuovi palazzi color zenzero, che già stanno perdendo l'intonaco, costruiti nel periodo di estrema povertà. I campi da gioco per bambini sembrano i campi ad ostacoli per esercitazioni militari. Un po' dappertutto è facile trovare delle piscine aperte e delle palestre. Al Checkpoint Charlie le guardie ben addestrate passano ancora gli specchi sotto le auto alla ricerca di gente che scappa. Sono felice di essere di nuovo a Berlino Ovest, ma appena poche ore dopo, ho di nuovo lo stesso triste umore. Berlino Ovest, mi fa venire in mente una vecchia signora che seduta in un salotto offuscato dalla penombra ti mostra delle foto della sua gioventù, chiedendoti di non aprire le tende. "Prova ad immaginare se si costruisse un muro attraverso la Fifth Avenue - mi ha detto David Hemmings - ben sapendo che la gente di NEW YORK è di New York, ma stabilendo che l'isola di Manhattan ad est sarà comunista e ad ovest capitalista. Non riesci certo neanche ad immaginare una New York, che quindici anni dopo, abbia due ambienti culturali completamente differenti e separati ai due lati della linea di divisione. Questo serve solo a dimostrare quanto, in un certo senso, la natura umana sia malleabile. Il muro ... ha uno spessore culturale. Potrebbe avere 600 anni. Trovo incredibile che questo possa essere accaduto in un lasso di tempo così breve. Meno del periodo di vita in una generazione". David Hemmings si siede al Ristorante Istanbul. Guarda il cameriere e prima di ordinare il primo di una lunga serie di whisky doppi dice: "Penso che ordinerò delle cervella impanate, perché è come se sentissi di averle io così". La sua espressione è affannata. Ogni tanto gli riviene fuori quell'espressione smunta e sbattuta, cha abbiamo visto nel 1966, quando recitava nel ruolo del fotografo di Blow Up. Fa piacere almeno una volta non avvertire il senso di ripugnanza che i suoi ruoli molto spesso richiedono, si giunge invece in contatto con l'energia ed il fascino del regista che è sul set. All'inizio era stato chiamato a collaborare a questo film come attore, ma ha usato le sue capacità oratorie tanto bene da riuscire ad impossessarsi della sedia da regista. Il pranzo turco viene servito a tavola. Gli faccio notare che con due attori come Bowie e Kim Novak (una matrona di società che nel film seduce Bowie) si ritrovava a lavorare con due personaggi molto fotogenici. La voce di Hemmings si fa più veloce, emergendo con la forza di un temporale dal senso di tristezza che aleggiava fino a poco fa. "Kim ha una qualità essenziale, che condivide con Bowie, la telecamera li "adora". In questo film David non ha dato sempre il suo meglio. Ma è come se l'obiettivo dicesse: David va molto meglio di quello che tu possa pensare. Forse perché è un uomo di spettacolo, che comprende il pubblico, e ben conosce i meccanismi delle proiezioni di personalità.., anche questo è una cosa che nessuno si è mai messo lì a spiegargli". "Il pubblico è catturato dall'immobilità e da uno sguardo distratto". Hemmings finisce il suo scotch e posa il bicchiere sul tavolo in modo deciso. "C'era una volta una teoria che girava fra gli attori, diceva che il modo migliore era quello di non fare mai troppi movimenti con gli occhi. Ci sono molti attori come Olivier, Brando, De Niro, Newman, Redford, - puoi vederli un numero infinito di volte, e non li vedrai mai abbassare le palpebre. C'erano anche altre teorie, per esempio quella che dice che se tu sei miope e non porti gli occhiali, questo ti dà un aria di profonda concentrazione perché non puoi vedere al di là del tuo naso. Penso che questo fosse il segreto di Vanessa Redgrave. In verità non credo in alcuna teoria".

COMPRENDERE IL PUBBLICO... CONOSCERE I MECCANISMI DELLA PROIEZIONE DELLA PERSONALITA'...
In qualche modo Bowie ha imparato tutto questo. Come Cher, sa bene che al suo pubblico piace guardare qualcosa. E' alto un metro e ottanta, aria difesa e pallida. La posizione delle sue spalle, le vene del collo mostrano un nuovo tipo di disciplina fisica. Merita di essere guardato. Non potrei certo dire se egli sa quando o meno sta proiettando la sua personalità. Bowie discese giù per la rigida scalinata del Cafè Wien verso le pareti di broccato rosso, peccaminose, del grande salone da ballo. Il suo costume oggi è un vecchio abito di lana. Si mette a sedere ad uno dei tavolini e si rivolge al cameriere, che ha le guance come due mele, come un caro amico: "Ho proprio voglia di una bistecca con uova, patatine fritte ed un bicchiere di latte" dice ,divertendosi, in un tedesco scorretto. Mi viene in mente che Bowie ha lavorato come mimo nella troupe di Lindsay Kemp. "Sì, è vero, ho fatto anche il mimo. In tutto ciò che ora faccio c'è ancora influenza di Buster Keaton". Si mette a ridere come un adolescente, come per sminuire la battuta molto 'in'. Keaton è stato l'unico dei grandi attori del cinema muto che non ha mai usato contorsioni del viso. Keaton era un personaggio molto fisico, ma sfoggiava un GRANDE VISO Dl PIETRA nel quale era possibile leggere di tutto. "In questo periodo ho recitato in maniera inferiore alle mie capacità. Ma la mia paura maggiore è quella di strafare, proprio perché non ho una grande esperienza". L'accento di Bowie ha ancora in sé la tipica chiarezza della cadenza della classe levata inglese, anche se il suo passato di Brixton ogni tanto si fa sentire. Gli chiedo in che modo riesce ad entrare nella giusta 'possibilità psicologica' di ogni scena. "Ti racconterò questo; una volta Victor Mature - al quale avevano chiesto di concentrarsi in una scena carica di emozione - disse 'Senti, io ho tre tipi di sguardo. Posso guardare a destra, a sinistra e posso ancora guardare davanti a me. Quale vuoi che io faccia?' Ecco io mi ritrovo molto in questa frase. Non credo che sarei molto bravo nel recitare scene cariche di emotività. A volte anche quando scrivo delle canzoni, mi accorgo di quello che ho scritto e dico a me stesso 'questo mi sembra un po' troppo soft,' e lo cancello". Ma tu ascolti musica romantica, piena di sentimenti? "Oh sì, in questo senso reagisco in maniera opposta, io adoro il tipo di musica commovente come quella di Vivaldi, Edith Piaf, che è sempre una grande cantante. Lotte Lenya, anche se con Lotte Lenya entriamo nel campo opposto, questo è il genere di Kurt Weil - la cacofonia che attrae l'intelletto. Molto spesso mi piace comporre musica molto romantica e unirla con un altro tipo di testi, il che nella migliore delle ipotesi dà vita ad una terza cosa, a un fattore sconosciuto". Arriva la cameriera con la bistecca con sopra un uovo giallo come il sole e una montagna di patatine fritte. Si sistema il tovagliolo sulle gambe. "Tu hai ordinato l'insalata. Bene ci sono forchette e coltelli per due, assaggia". Sono molto interessato al fatto che riesca a spostarsi da un tipo di espressione artistica all'altra, dalla musica al film. Anche sul set, negli intervalli fa delle incisioni sul legno. Sembra partecipi a questo film più per creare una nuova immagine di sé, piuttosto che per guadagnare soldi. I concerti organizzati in tutto il mondo risolvevano i suoi problemi economici. Ha sempre ammesso apertamente di farli per questo. I soldi avrebbero potuto finanziare delle future produzioni di film di cui sarà il regista. "Perché io devo mantenere il controllo" dice. Per un po' biascica questa sua ultima frase. "Dopo aver lavorato per un periodo di tempo nel campo della musica, ho creato le mie premesse e ormai posso chiamare questi, i miei strumenti. Credimi, una volta che tu hai queste premesse e questi strumenti, poi ti puoi spostare in qualsiasi area di quel campo che di solito si chiama arte. Quando ci metterò le mie mani in una regia, potrò usare degli stessi strumenti da me già acquisiti". Schiaccia una patata fritta con la forchetta e la intinge nel tuono dell'uovo "Ti portano sempre delle enormi quantità di patate in Germania e in America, non riesco mai a mangiare tutto". Sto giusto pensando a quali fra le comparse dai capelli grigi che stavano al piano di sopra e sul set, una volta era stata un ufficiale. "Tutti vogliamo recitare nel film. No, no, tu non puoi capire. Tutte le persone di qui hanno, almeno una volta, tenuti nascosti degli ebrei in soffitta, prova a chiederlo.".Si guarda in giro per vedere se ha via libera e poi sussurra con un falso accento tedesco: "Ma la nostra famiglia teneva nascosti gli ebrei in cantina". Tutti, ogni persona anziana che ho incontrato qui,è socialista. O comunista. "Devi renderti conto che a Berlino a quel tempo c'erano continue lotte per le strada". E questo è vero, e fu per questo che Hitler si impadronì della città, perché era il posto che poteva opporgli più problemi. C'era sempre stato un folto gruppo di comunisti. "Il resto della Germania non può sopportare la popolazione di Berlino, e i Berlinesi guardano con disprezzo il resto della Germania. Essi ritengono di avere un ingegno più forte, molto pungente, un'intelligenza molto arguta. E' un po' come New York o Londra. E' l'orgoglio delle grandi città. E' gente che non si lascia prendere dalla celebrità, dalla musica, dalle mode o qualsiasi altra cosa. E' la caratteristica che rende questo, un posto splendido per me, per viverci, perché mi ha permesso di vivere completamente nell'anonimato. Nessuno ti ferma mai per strada qui. Non sembrano particolarmente felici quando riconoscono un viso famoso". E' questa la ragione invece dei tuoi problemi a Los Angeles? "Oh" e chiude i suoi occhi con un gesto di dolore "mi dispiace ma quella è la città che mi piace di meno. La detesto, veramente sento un senso di vendetta. Certamente, forse è perché ero coinvolto solo in un giro di persone, e il mio raggio d'azione era molto limitato. In parte fu anche per colpa mia. Ma ora non vedo possibilità di poter scoprire gli altri lati di Los Angeles, è una cosa chiusa per me, e così mi sento anche verso tutte le persone che ti disturbano". Taglia un pezzo di bianco d'uovo e lo mastica con cura: "Mi ero messo in mezzo ad un sacco di pericoli. Dovevo solo andarmene via. Dovevo solo andarmene via". Tu avevi avuto le possibilità dì fare un film sul pittore viennese espressionista EGON SCHIELE. "Clive Donner mi ha portato un copione e mi ha chiesto se ero interessato. Aveva fatto il parallelo inevitabile fra le nostre due vite, le difficoltà e cose simili. Questo sarebbe stato il vero film che avrei potuto scegliere, ma per fare questi tre ne dovevo averne girati tre milioni come personaggio dalla pelle verde e dalle strane corna che mi escono dalla testa, e suonare la chitarra e atterrare sulla terra per portare tutti i bambini verso la pace e la libertà". Fa un sorriso un po' strano "Oppure ucciderli tutti. Dopo il film di Nick (L'uomo che cadde sulla terra di Nicholas Roeg, 1976) Straniero In Terra Straniera saltò fuori, che era un film che dovevo fare fin dall'inizio degli anni Settanta, quando per la prima volta mi era stato proposto,non ho voluto essere ricatturato in quella rete, e andare a fare la parte dell'eterno alieno. Recitare la parte di un alieno, così per scherzo, per due anni è stato divertente, ma c'è da fare i conti con l'infausta realtà di quando le persone cominciano a ritenere 'diversa' anche la tua vita.. Non è molto piacevole ricevere cose di ogni genere per posta. La gente inizia a parlare con te con un linguaggio incomprensibile e a mandarti delle strane lettere, e a dirti che sono in contatto con 'forze' e vogliono che tu sia e ti comporti come un marziano". Il rapporto di un cantate con il pubblico è una cosa divertente, gli dissi. Cominci a significare qualcosa per la gente. "Io sono in una posizione molto strana. Non so proprio cosa posso essere io per la gente perché cambio i miei ruoli in maniera così veloce e così frequente. Devo aver fatto impazzire molte persone". Di nuovo ride come un ragazzino. Questa sua reazione è così inaspettata quanto geniale e mi lascia perplesso. Come dice Nietzsche, sarebbe meglio diffidare delle persone troppo intelligenti quando iniziano ad imbarazzarti. "Io non sono certo un buon esempio da seguire, perché non è possibile cambiare nella vita reale la propria identità come faccio io, a distanza di pochi mesi". Sta pensando a queste cose in modo molto profondo "La maggior parte degli eroi di celluloide del rock and roll ha una qualità ben identificabile che le persone possono sempre riconoscere e dire 'Questa è la loro realtà, il loro modo di essere. Sono d'accordo oppure no'". Io dico che, certo, questo modo di essere è più che accettabile. Mentre cambiare continuamente il proprio personaggio fa sì che il pubblico sia sempre stupito. "Hai proprio ragione. In realtà, dato che in questo periodo siamo a corto di avventure, nel vecchio senso della parola, penso che sia ben comodo avere dei personaggi che vivono certe avventure, anche se solo ad un livello superficiale. In genere, l'arte è il mio mare - questo è il destino mio ed io lo navigo. Perché ciò che io avrei voluto essere, più di ogni altra cosa, è un vero avventuriero di altri tempi e poter scoprire delle terre nuove". I tuoi cambiamenti di personalità possono essere paragonati a quelli di Errol Flynn che poteva saltare da Captain Blood a Robin Hood. "Molto carino, vorrei veramente poter credere in quel tipo di rassomiglianza. Ah! Ah! Da un tipo di presa di coscienza ad un altro, i miei ruoli sono sempre in movimento. Io impersono sempre personaggi incerti o dei fanatici. Sono condannato ad impersonare il ruolo della persona isolata. La persona giusta ma nata nel tempo sbagliato". La sua voce si alza e sembra eccitato "O forse la persona sbagliata che vive nel tempo giusto. Penso che non riuscirò mai a mettere d'accordo queste due cose, come anche penso che non riuscirò mai ad impersonare il personaggio del grande amante". Quindi non vuoi essere un eroe romantico? "No, invece mi piacerebbe essere un personaggio romantico ed oscuro, allo stesso tempo. Qualcosa di un po' ... come irregolare agli estremi, e questa cosa non funziona molto bene e ho sbattuto la testa contro il muro un po' 'troppe volte'". Perché? "Io scrivo musica di questo tipo, disse, e non sono stato molto famoso se non negli ultimi due anni. Specialmente in America le persone venivano a guardarmi sempre con lo stesso atteggiamento. Venivano da me e per loro era come andare allo zoo". Solleva il suo bicchiere di latte "Ma io ho sempre sofferto per questo". Così vorresti dire che le persone reagivano nei tuoi confronti e la loro reazione ti ha fatto impazzire. "Sì, fu proprio così, a Los Angeles mi hanno fatto uscire fuori. Ero proprio molto vicino a toccare il fondo. Ho temuto seriamente per la mia sanità mentale. Beh, comunque è poi andato tutto per il meglio, sono stato così fortunato ad avere due amici che mi hanno spedito in Giamaica per riprendermi e mi hanno detto 'Non tornare più in America'. Così sono finito a Berlino". Qualcuno viene a richiamarlo al lavoro "beh, io devo ritornare sotto tortura, mi dispiace". Si alza con il suo tipico passo un po' teso, come un granchio che si affretti ad attraversare l'oceanico pavimento. Per un po' rimango a sedere lì. La parte di sotto del Café Wien è ancora aperta per alcuni lavori, ed alcuni vagabondi si tengono compagnia alla sera, nella luce ormai offuscata. Chiacchierano. Mi rigiro sul mio posto a sedere e noto una donna dal viso molto dolce, lì nell'ombra, seduta con circospezione, come se la sedia la potesse rimproverare perché lei sta occupando un po' troppo posto. Non sono in grado di dire quanti anni ha, ha l'aria di essere la figlia di qualcuno. Si chiama Margaret, mi vuole offrire da bere. Parliamo insieme in tedesco. Margaret continua a toccare la borsa con fare nervoso, mi racconta che veniva spesso in questo bar nel 1929, ed allora era proprio come adesso. Allora conosceva bene un ufficiale. Durante la guerra tornò nella sua fattoria in Prussia, dove ricevette una lettera dall'ufficiale che le diceva che i Russi lo stavano portando via, e così ella vide la fine della guerra a Berlino. Quando la guerra fu finita, lo cercò in lungo e in largo, ma non lo trovò mai più. Dopo molto tempo si rassegnò. Ma ancora adesso ogni tanto viene a questo caffè per bere qualcosa. Si domanda chi siano tutte quelle persone che stanno al piano di sopra. Sono qui per un film sui gigolo. Sorride e domanda se la canzone fosse per caso "Shoner gigolo, Armer gigolo". Si certo, è quella. Se la ricorda bene, e ne canticchia alcune strofe. Me la canti, le domando ... Dopo molte insistenze, la canta. La musica della versione tedesca è molto diversa da quella vecchia di Bing Crosby. Con una voce molto calma e chiara Margaret, nella penombra, canta la canzone che secondo una mia traduzione libera dice:


O dolce gigolò, povero gigolò,
Non pensare ai vecchi tempi
Quando tu vestito da Ussaro,
con le spalline d'oro attraversavi la città sul tuo cavallo.
L'uniforme è sparita il tuo amore ti ha lasciato
le belle parole sono consumate ed anche il tuo onore è ormai spezzato facci un sorriso,
noi ti paghiamo e tu devi ballare.


Alla fine della canzone, la sua faccia è completamente rossa. Ci chiede se ci vogliamo reincontrare la sera stessa alle otto per bere qualcosa insieme. Dico che avrei cercato di esserci. Arrivederci, mi dice in inglese. Il suo autobus passa e corre fuori dal caffè sotto la neve . E' la mia ultima sera a Berlino e aspetto Iggy Pop al Paris Bar, un locale di un verde sommesso, dove ci sono delle anime sofferenti. Sembrano tutti usciti da un quadro di Van Gogh "I bevitori di assenzio". Se riesci ad accettarla, quella è la sola vera arte. E simile a questa è la maggior parte della musica di Iggy. Mi soffermo a pensare a Bowie ed a Iggy. Bowie si muove elegantemente, sempre nascondendo una parte di sé, tipicamente inglese, un po' snob. Sul palcoscenico appare teso, come una freccia tirata da un arco, e il pubblico è sempre in attesa dello scatto. Iggy Pop è tetro, privo di grazia, originale, pieno di desiderio, naive, acuto, appare sempre un po' colpevole dì qualcosa, ma allo stesso tempo è elastico e forte come un cavallo. Bowie è in grado di mettere insieme un suo spettacolo musicale formato da un buon gruppo di bravi musicisti, portarlo in giro per il mondo con un tour di quattro mesi, guadagnare un bel gruzzolo di quattrini e tornare nel suo paese, che dopo tutto, è la Svizzera. Bowie è un uomo che ha un gran controllo di se stesso ed anche quando è più che mai nel bel mezzo dei suoi atteggiamenti strani, ha il comportamento di un uomo impazzito alla ricerca di un controllo ancora maggiore. Iggy riunisce i suoi amici e fa un giro per l'Europa ed è per queste cose che è tenuto in considerazione. Alla fine di uno spettacolo è sempre come spietato, sanguinante e spaventato. "La prima volta in cui vidi i ragazzi Dum dum ero come affascinato. Erano proprio lì di fronte al vecchio negozio di alimentari io ne fui colpito nessun altro ne era colpito per nulla." Gli amici di Iggy Pop lo chiamano Jim, è lì rannicchiato nella cabina telefonica del Paris bar. Il solo nominare dum dum lo rimanda indietro alle sue origini. "Questi ragazzi mi colpivano veramente, erano lì, davanti alla Marshall drug store ad Ann Arbor, dove io andavo spesso per cercare lavoro". Nella conversazione rivive ripetutamente la sua dipendenza nei confronti dell'eroina. Resta affascinato dalla sua parte negativa nella stessa maniera in cui un alcolizzato guarito parla delle sbornie, nella stessa maniera in cui un ebreo era affascinato da Hitler, o un cornuto pensa a sua moglie. Domanda all'antipatico barista dalla faccia di patata se ha un cero tipo di vernice tedesco, questo se ne va seccato, alzando le spalle. Il cantante mi dice: "Ci tratterranno meglio quando viene Esther, sono sempre molto gentili con lei". Arriva il vino. Adesso Iggy riconosce a malincuore di essere stato troppo avanti con i tempi, i suoi dischi che erano venduti una volta a trentanove centesimi nei negozietti ora valgono sette dollari, e che vantaggio ne ha lui di tutto questo? "Ma devi capire, per me vuol dire molto vedere che qualche cosa che ho fatto ora vale in qualche modo. Era tutto in sostituzione di un 'ti amo'. Comunque alla fine bisogna rinunciare a tutto. La droga, per esempio. Ha significato molto per me, è stato come lo spalancarsi di una finestra e il poter guardare a tutte le persone che erano lì. Perché.., la gente non ti ama". Il suo viso affabile all'improvviso diventa corrugato e teso: "Perché, che cosa ti danno?" domandò con una voce paragonabile ai raggi X. "Ti danno cinque dollari e mezzo per un posto a sedere e forse più, certo questo vuol dire molto. Conosci per caso un attore o un musicista rock che non vuol diventare ricco?". Si calma un po'. "A volte odiavo il pubblico per tutte le cose che ti fa fare. Sono degli stronzi. Perché venivano a vedere me? e perché vanno a vedere film come 'Lo squalo' o 'L'esorcista'?". Credo di capire cosa intendi dire. Veniamo da posti differenti e tu hai più senso critico. Esther arriva, sprigiona un senso di freschezza, quasi fosse la Regina di Maggio e scivola nella sua sedia, felice che noi l'abbiamo aspettata. Il cameriere arriva con dell'altro vino dolce. Esther fa in modo che quel tipo perda la sua aria gelida. Dice di aver spesso notato che tutte le città come Amburgo, Londra, S.Francisco e qui, che sono spesso coperte dalla nebbia, sono poi luoghi di schiavitù dove si ripetono scene di abuso di potere. Si mostra subito d'accordo. "E' proprio per questo che io sono qui. Per il senso di schiavitù. Tu sei qui, amico mio. Devi salire su di un aeroplano per andare via, devi attraversare delle dogane, devi ragionare bene su tutte le cose, le devi ben pensare per uscirne poi fuori, fuori di qui. Lo scenario di un dominio, ci sono luoghi molto disgustosi, molto. Una notte sono rimasto chiuso dentro una cabina telefonica. Mio Dio, ero maledettamente ubriaco. Era fuori da un posto molto carino chiamato The Jungle. Era un ragazzo che faceva questi servizietti. Sgusciava dietro le persone quando entravano nelle cabine telefoniche, le chiudeva dentro, e stava a guardare fino a che la polizia non veniva a tirarli fuori. Ma io non sapevo questo. Stavo solo cercando di fare questa telefonata, e ad un certo punto ho detto: 'O mamma mia, ora non posso più uscire' Qualcuno mi vede chiuso lì dentro, mi passano le sigarette da sotto. Rimasi rinchiuso per circa mezz'ora, finché non venne la polizia. Mi aspettavo delle parole dure, ma mi lasciarono andare così. E' accaduto ad altre dieci persone nell'ultimo periodo". Una storia perfetta. Un'altra parte del tema corale di Berlino: 'Claustrofobia'. La notte inizia ad allontanarsi accompagnata dai numerosi bicchieri di vino. Continua a raccontare del suo processo contro un uomo che attaccava le carte da parati. E di qualsiasi argomento parli, è chiaro che ha un'idea molto precisa del divertimento. Per un certo periodo ha dimostrato una chiara conoscenza del sistema giudiziario di Berlino. Ma questo discorso è svanito ed ha iniziato a gettare la cenere della sigaretta addosso ad Esther. "Sei stata una ragazza molto cattiva" dice con aria scherzosamente arrabbiata. Esther accetta le affettuosità con un sorriso felice. Mentre paghiamo il conto, canta sottovoce 'My funny Valentine'. Vagamente mi ricordo anche che nella notte nevosa, Esther perde la pazienza, borbotta arrabbiata sotto la neve attraversando le strade grandi e vuote. Allora Iggy si distende nel ghiaccio bianco e spesso , borbottando "Allright, mi vuoi vedere morto, morirò proprio ora, qui". Ed Esther corre via verso un taxi gridando: "Ora, così, non è più carino". Rinchiusi nel taxi si accoccolano e si abbracciano. E' tutto a posto. Guardiamo la città scivolare via. Il pubblico ti fa fare delle cose incredibili.