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Moonage Daydream: opinione, recensione e colonna sonora

“Moonage Daydream”, il film su David Bowie di Brett Morgen, è uscito il 15 settembre. Eccovi una nostra breve opinione in seguito alla visione e una lunga ed esaustiva recensione della giornalista Rita Rocca. E per finire, le informazioni sull’uscita della colonna sonora e del DVD.

Moonage Daydream Film recensione

Alla fine il tanto atteso, tanto promosso film su David Bowie Moonage Daydream è atterrato in vari cinema IMAX del mondo, Italia compresa, questa settima.

Non lo nascondiamo: le aspettative erano alte, altissime. Proprio per tutto l’hype creato, siamo andati a vederlo con molti dubbi e perplessità. La regola è in genere che la delusione è inversamente proporzionale alla quantità di promozione e hype create. Non è stato questo il caso, almeno per me e Paola e altri fan che hanno assistito alla proiezione del film il primo giorno.

Moonage Daydream è l’unico film che si potesse fare su Bowie: un’operazione rischiosissima su cui il registra Brett Morgen ha investito cinque anni della propria vita ed è riuscito a guadagnare la fiducia del Bowie Estate che gli ha garantito accesso all’archivio.

Ecco, partirei proprio da qui per sottolineare le aspettative che potranno essere deluse: i tanto pubblicizzati video inediti sono pochi e brevi. Ma quelli che ci sono valgono tutto il film: il leggendario duetto con Jeff Beck del 1973 e una meravigliosa versione di “Heroes” dell’Earl Court del 78 tratta dalle pellicole del film tuttora inedito. Qualità strabiliante che lascia a bocca aperta.

Il film è un viaggio nell’universo e nella mente di Bowie: non c’è un arco narrativo, non è un documentario, non sentirete interviste ad altri. Ci sarà solo la voce di Bowie ad accompagnarvi in questo viaggio, come se fosse una lunga riflessione. Come se foste per due ore nella sua mente e ne sentiste i pensieri mentre sullo schermo esplodono immagini, frammenti, sinestesie, associazioni mentali. E’ il tema del viaggio interiore e della vita, quello che il film racconta. E lo fa attraverso la suggestione del sound and vision non sempre scontato, non sempre filologicamente corretto (musiche con testi di altri brani, immagini decontestualizzate e portate avanti e indietro nella storia). Proprio perché il tempo non esiste e siamo momentanei, come spesso insiste Bowie nel film, nel momento in cui “the sun machine is coming down” tutto il viaggio non ha né un inizio né una fine: “La verità è naturalmente che non c’è nessun viaggio. Arriviamo e partiamo nello stesso momento”. Un viaggio, questo Moonage Daydream, emozionante e a tratti di pura poesia che fa dimenticare la mancanza, per i fan più accaniti, dei grandi inediti tanto attesi.

Certo, Morgen non ha inventato nulla e ha utilizzato esattamente la tecnica di Bowie: essere un vortice entropico ed attirare tutte le idee, le tecniche, frantumarle e restituirle in un modo diverso. Creare e cercare il caos per capirne l’ordine e il senso dall’interno.

In questo Moonage Daydream riesce a restituire il senso di Bowie come artista e come uomo. Come recitava De Andrè: “Per consegnare alla morte una goccia di splendore/di umanità/ di verità“.

Ecco, secondo noi è riuscito nell’intento.


Come per tutti i film, le opinioni personali e la critica specializzata offrono opinioni spesso contrastanti. Abbiamo chiesto quindi a qualcuno che di film e documentari se ne intende, avendone realizzati due proprio su Bowie, e che anche di lui ne mastica parecchio: Rita Rocca.

Rita è giornalista, regista, documentarista, fan e ha realizzato per la RAI i documentari Bowienext – Nascita di una Galassia e David Bowie – London Boy.

Di seguito la sua recensione.

MOONAGE DAYDREAM: BLOB COLOSSAL

di Rita Rocca

Rita Rocca Bowienext Rai 5 Moonage Daydream Film recensione
Rita Rocca

Moonage Daydream, il film di Brett Morgen uscito il 15 settembre, è un colossale Blob di 140 minuti dedicato all’artista più innovativo e geniale del XX secolo: David Bowie. Si tratta di un montaggio fiume di materiale in gran parte già visto: interviste d’epoca, videoclip, live, spezzoni di film che girano ormai da tempo su YouTube e che il regista ripropone in un montaggio “creativo” che ha il merito di riassumerli tutti in un unico flusso ininterrotto. La voce narrante di Bowie cerca di condurre lo spettatore nelle sinapsi della sua mente, in alcuni periodi frastornate da alcool e droghe, ma sempre e comunque in grado di dare definizioni illuminanti e originali del “suo” senso della vita. L’alta definizione del grande schermo IMAX  rivela tutte i difetti dell’elettronica televisiva del tempo ma al contempo esalta la bellezza delle riprese in pellicola degli anni ’70. Alcune inedite: come quelle che il regista-attore icona della swinging London David Hemmings eseguì durante l’Isolar tour II del ‘78 a Earl’s Court a Londra. Non divennero mai un film perché “Semplicemente non mi piaceva il modo in cui era stato girato” ha dichiarato Bowie nel 2000, “Ora ovviamente, sembra piuttosto buono e sospetto che uscirà in futuro”.

Di tutto il girato disponibile, solo lo spezzone di Heroes” venne trasmesso in tv per la London Weekend Tv l’8 luglio del ‘78. Lo stesso frammento video già disponibile da tempo su YouTube ma che ora possiamo infine ammirare sul grande schermo con un missaggio audio da brivido ad opera di Tony Visconti. È di sicuro questo il momento più alto di tutto il documentario. Il tessuto sonoro del film, grazie al Dolby Surround, ti trasporta in una spirale di emozioni. Sebbene i filmati inediti nel film siano pochi e troppo brevi, i frammenti video di Hemmings danno grande pregio e rilievo a tutto il film. Ci chiediamo quando finalmente potremmo vedere il concerto integrale. Tutto il resto del film è déjà-vu rimontato in modo creativo, come fanno ormai da anni tanti fan appassionati di montaggio.

Una scelta registica di Morgen che apprezziamo è quella di aver costruito un prodotto biografico-non biografico nel senso classico del termine. Mooonage daydream è come il tessuto-non tessuto; svolge la sua funzione narrante ma con una trama diversa: un montaggio cronologico d’immagini su una narrazione costruita da blocchi tematici.

Moonage Daydream Film recensione
David Bowie – Earl’s Court, Londra

Brett Morgen cuce un film che non è un documentario biografico ma che lascia comunque campo libero a Bowie nel raccontare parti della propria vita.

La voce narrante dell’artista ci rivela il suo essere umano, niente affatto un alieno; un uomo intelligente, sensibile, a volte frastornato e confuso, ma comunque sempre connesso con quanto accadeva nel mondo. Sempre pronto a captare le nuove influenze per sintonizzarsi sul futuro prima degli altri. Ne emerge il ritratto di un uomo che nel tempo ha imparato a confrontarsi con le parti più oscure del suo Io e che è riuscito a filtrare e a rielaborare la sua inquietudine attraverso l’arte e il proprio lavoro: la musica e la pittura sarebbero state la sua “vera” casa per oltre 50 anni. Musicista, rockstar, pittore, scultore, grafico, fotografo, attore e viaggiatore, Bowie ha così tanti interessi da aprire numerosi capitoli del film, a volte ripetitivi. È però sempre profondo nelle proprie riflessioni e impietoso nell’analizzare sé stesso.

Un tessuto filmico quello di Moonage daydream che intende raccontare il mondo interiore di un artista complesso. Un mondo che può essere noto al fan di Bowie, ma è dubbio quanto di questo percorso di conoscenza riesca ad arrivare allo spettatore occasionale. Quello di infilarsi in un’enorme matassa di frammenti di discorso e di informazioni che il film fornisce è infatti l’azzardo più grande: potrebbe risultare difficile da dipanare per un neofita di Bowie. Il film è editato da montatori capaci, ma a volte si ha l’impressione che si sia puntati più all’estetica che alla coerenza del discorso. Il “taglia e incolla” di frasi prese da interviste rilasciate nell’arco di 50 anni e mescolate tra loro in base a criteri tematici e non cronologici, può risultare a tratti confuso e fuorviante. Se le frasi estrapolate fossero state montate in ordine cronologico, avrebbero fornito una mappa interiore dell’artista più vicina al suo viaggio di conoscenza. La visione del mondo di un ventenne non può essere la stessa di un sessantenne.

Pur amando la profonda voce di Bowie, lo speech off è fin troppo presente, sovrastando la musica e i momenti di riprese live dove ci sarebbe piaciuto poter ascoltare il respiro di David mentre accarezza la tela col suo pennello o mentre si concede una pausa guardando la televisione nel backstage. Brett Morgen invece lascia poco respiro alla presa diretta (forse per mancanza di girato inedito) e si affanna in una rincorsa di immagini, grafica, suoni e scrosci affastellati e sovrapposti in post-produzione; come se l’intento fosse solo quello di colpire lo spettatore con un caleidoscopio vorticoso di sound and vision di oltre due ore.

Moonage Daydream Film recensione

Il film parte decisamente lento nella narrazione, nonostante la tecnica di montaggio frammentata e velocissima; nei primi venti minuti non c’è nulla di nuovo. Meraviglioso rivedere Ziggy Stardust nello storico concerto sul palco dell’Hammersmith Odeon del ‘73 e la folla di adolescenti adoranti. Giovani che si meravigliano di fronte ad una creatura così “insolitamente” bella. Una bellezza insana, dall’apparenza ultraterrena, vestito con un mini kimono di seta e atletico come un danzatore della Lindsay Kemp company.  Si presentava così Ziggy Stardust, il nuovo Messia alieno sceso sulla terra per loro, bello e androgino come una divinità greca. “Lui è magico”, dice un giovane fan fuori da un concerto. E in fondo non aveva torto. “Siamo i nuovi Dei” dice Bowie nel film affermando di abbracciare totalmente il concetto nietzschiano di Superuomo: una creatura di natura dionisiaca che, nella sua innocenza ludica, dice sì alla vita e diviene uno “spirito libero”. Ziggy è un essere in precario equilibrio tra il nichilismo giovanile e la filosofia buddista, tra la beat generation e il proto-punk degli Stooges. “Ci sentivamo superuomini, una razza eletta, poi se fosse finita anche in quell’attimo non me ne sarebbe fregato nulla”.  Un progetto complesso quello della costruzione della Superstar Bowie, messo a punto ad arte grazie alla collaborazione della prima moglie Angela Barnett, del produttore dell’epoca Tony DeFries, dagli arrangiamenti geniali di Mick Ronson e dalle coreografie del mimo danzatore Lindsay Kemp, personaggi di cui purtroppo il film non fa menzione alcuna. Di Kemp sono stati montati frammenti di video girati da Mick Rock. Peccato, materiale bello che avrebbe meritato di essere valorizzato di più.

Il tema dell’isolamento e della solitudine, cosi come quello dell’espressività pittorica vengono ben raccontate anche visivamente. La condizione affettiva familiare di Bowie e la sofferenza per il fratello affetto da schizofrenia vengono affrontate in modo troppo sbrigativo, tant’è che non si fa menzione alcuna del rapporto strettissimo con il padre e del suicidio del fratello Terry. Missing anche gli affetti più cari della vita di Bowie: i figli Duncan e Lexi. Celebrato invece l’amore con l’ultima moglie, la bellissima modella di origine somala Iman, capitolo sottolineato però da una colonna sonora poco azzeccata a nostro avviso: Word on a Wing, dall’album Station to Station. È vero che la frase iniziale del pezzo potrebbe sembrare appropriata: “In quest’era di profonda illusione sei entrato nella mia vita uscendo dai miei sogni”, ma il brano è stato scritto nel ‘76 e Bowie in quel testo si rivolgeva a Dio, in uno dei momenti più bui e disperati della sua vita. Iman all’epoca era sposata con un famoso giocatore di basket e sedici anni dopo, nel ‘92 sarebbe convolata a nozze con il Duca Bianco. La loro storia venne trasposta in musica dallo stesso Bowie nell’album Black tie white noise ed il brano The Wedding sarebbe stato più adatto nel film per sottolineare l’amore salvifico ed un matrimonio durato 24 anni.

Esaminiamo a questo punto la tecnica di montaggio utilizzata da Brett Morgen che ha avuto per la prima volta accesso all’archivio del Bowie estate ed una produzione milionaria alle spalle per acquistare il copyright di una quantità spropositata di film, filmati live e foto di ogni genere e personaggi. Senza contare i costi delle elaboratissime grafiche e di mesi e mesi in sala montaggio. Un vero e proprio colossal di svariati milioni di dollari a cui hanno lavorato, per cinque anni, un fiume di persone elencate nei titoli di coda. E poi c’è l’acquisto dei diritti di film importanti: dal notissimo Metropolis di Fritz Lang, al Nosferatu di Werner Herzog, dal classico Dick Cavett Show che la fa da padrone in tutto il film e qualche brano da Elephant man a Broadway. Non manca il video della partecipazione di Bowie alla trasmissione della Rai Odeon Tv nel ’78 che, per il nostro film Bowienext avevamo recuperato dal master in pellicola e fatto restaurare. Il risultato di questo Colossal bowieano, acclamato a Cannes, è un’immersione nel già visto, dove vengono ricuciti e decontestualizzati spezzoni da Cracked Actor a David Cavett Show, e tutta la filmografia bowieana da L’Uomo che cadde sulla terra a Furyo. Dove sono le novità pescate dagli archivi di Bowie? Alla fine, ne risulta un lavoro di virtuosismo del montaggio ma di materiale visto e rivisto.

Moonage Daydream Film recensione

Ma uno spezzone su tutti rende il film meritevole della visione, lo abbiamo già scritto, ed è il materiale girato in pellicola da David Hemmings durante l’Isolar tour II del ‘78. Peccato che Morgen lo abbia frammentato troppo, innestando le bellissime riprese del concerto con video eterogenei che in alcuni casi interrompono il piacere di ammirare sul grande schermo un Duca Bianco al massimo del suo splendore artistico e della sua bellezza. Piani sequenza e primi piani talmente forti e definiti che ti sembra di toccarlo, ed una versione di Heroes” così potente da lasciarti tramortito e in lacrime sulla poltroncina della sala IMAX. Ma mentre sei lì ad occhi sgranati e adorante di fronte al Duca bianco e ti sembra di stare accanto a lui sul palco, il sogno viene infranto da spezzoni di Ziggy che balla, o di altri video eterogenei e di pessima qualità.  

La tecnica di montaggio non lineare utilizzata da una ventina di montatori che hanno lavorato al film con Morgen è proprio questa: spezzare la linearità delle immagini. A volte sembra di essere di fronte al divertissement o al virtuosismo di un montatore fan che rielabora filmati già editi in altri contesti. È vero, lo abbiamo fatto tutti; anche noi nel 2016, montando clip dove Bowie parla, balla, canta, scaricando i video da YouTube, decontestualizzando immagini da varie fonti e rimontandole in un nuovo video. Ma lo abbiamo fatto per gioco e per passione. Ci chiediamo invece, con una produzione colossale alle spalle, e con la possibilità di accedere per la prima volta a materiali in parte inediti come il girato di Hemmings, se fosse proprio necessario utilizzare la tecnica del detournement per due ore venti minuti e non invece lasciar godere lo spettatore della visione integrale almeno dei filmati inediti.

Il film musicale di Brett Morgen su David Bowie intende infatti offrire un tuffo nel mondo interiore di David Bowie utilizzando una tecnica cinematografica di montaggio che potrebbe apparire innovativa ma che in realtà nasce negli anni ’50. Il detournement (deviazione) fu una delle pratiche dell’Internazionale situazionista, movimento filosofico del marxismo libertario e che artisticamente si rifaceva al dadaismo. La tecnica della frammentazione di spezzoni di film ricomposti e assemblati per suggerire nuovi significati veniva utilizzata in quegli anni per desacralizzare e criticare il capitalismo.  In Italia fu adottata da due registi sperimentatori nel ‘64, Gianfranco Barucchello e Alberto Grifi. Il loro film “La verifica incerta” (30’) venne definito dalla critica dell’epoca un massacro di film hollywoodiani rimontanti pensando al Dada. La tecnica venne ripresa molti anni dopo da Enrico Ghezzi con il programma Blob con l’intento satirico e dissacrante su alcuni fatti e personaggi dell’attualità. 

Il detournement, già ripreso in versione dissacrante dal punk rock, era tornato “di moda” nella seconda metà degli anni ’90 nei video clip musicali e in Italia nei collettivi cinema dei centri sociali. Ma c’erano stati dei precedenti nella filmografia bowiana dell’utilizzo della tecnica del montaggio “deviante”, primo tra tutti Nicolas Roeg che in The man who fell to earth (1976) aveva cucito attorno all’alieno Bowie/Thomas Jerome Newton un caleidoscopio di immagini che dai monitor creavano un corto circuito nella sua testa già disturbata: “Uscite dalla mente tutti! Tutti” (Cit.) urlava Tommy contro gli schermi rischiando di impazzire.

Moonage Daydream Film recensione brett morgen
Brett Morgen, il regista

In Moonage Daydream, Morgen recupera la tecnica con una finalità celebrativa, più che dissacrante, così come aveva voluto lo stesso Bowie nel video di Hallo Spaceboy (1995) diretto da David Mallet che accanto alle immagini di Bowie sul palco, assemblava spezzoni di film e materiale eterogeneo ricontestualizzato. Effetto surreale, originale e straniante in un video clip di 5 minuti, effetto quasi stordente in un film di 140 minuti come Moonage Daydream. Il tutto amplificato da un fantastico missaggio audio firmato Tony Visconti sparato a decibel altissimi nella sala IMAX.

Ma il sogno di lasciarsi trasportare dalla musica di Bowie, bella da togliere il fiato, viene infranto da scrosci, colpi, rumori secchi, sovrapposti dal regista nell’editing sincopato a supporto dell’inserimento di immagini eterogenee, quasi subliminali, ai filmati di Bowie. Un effetto shock che in un video breve è di grande impatto, ma che protratto per oltre due ore, rischia di diventare un cliché ridondante.  I blocchi tematici si susseguono in clip della durata media di dieci minuti, montati con la tecnica del detournement e con un originale e pregevole lavoro di post-produzione grafica e di colorizzazione, si notano però mani e stili diversi nel montaggio e numerose ripetizioni di immagini e frasi di Bowie che evidentemente sono sfuggite alla supervisione del regista. A

ccanto a blocchi di poesia pura si affiancano blocchi ridondanti come gli ultimi 20 minuti assolutamente ripetitivi e che potrebbero essere tagliati senza nulla togliere al tessuto narrativo. Il film raggiunge il picco dopo la prima mezz’ora e personalmente ho molto apprezzato l’intuizione grafica a supporto delle note di Sound and Vision come per suggerire che Bowie fosse un sinestetico, ovvero vedesse le note come colori. La sinestesia è un disturbo neurologico e le persone che ne sono affette vedono con i loro occhi esplosioni di colori in relazione ai suoni. La soluzione grafica del regista è bellissima, come è decisamente coinvolgente il montaggio che definisce lo stato confusionale di una mente distrutta da alcool, coca e delirio esoterico-satanista di Bowie durante il suo periodo a Los Angeles. Nel caleidoscopio di immagini, Morgen utilizza anche spezzoni estrapolati da alcuni film della cinematografia indipendente molto amati dai seguaci di Aleister Crowley come Lucifer Rising di Kenneth Anger ma senza citazione.

Certo, una spiegazione su quel periodo “oscuro” sarebbe stata utile agli spettatori che poco conoscono di Bowie e della sua infatuazione per le sette esoteriche. Ciò che risulta confuso è l’arco narrativo, perché se è vero che le immagini si susseguono in modo cronologico, non è lo stesso per le frasi di Bowie fuori campo. Risulta poco chiaro il percorso di crescita di Bowie nel suo famelico viaggio spirituale verso la conoscenza di sé, del mondo e dell’oltre-mondo.

Moonage Daydream Film recensione

Ma inutile stare qui “a sprecare il nostro tempo” come direbbe David: la vita va vissuta. Indossate le vostre “scarpe rosse” e andate nel cinema più vicino a casa vostra a vedere con i vostri occhi e a sentire sulla vostra pelle le vibrazioni di questo film. Ci saranno momenti in cui sarete rapiti, altri in cui magari vi sentirete disturbati oppure tornando a casa non riuscirete a dormire. Ma questo è Bowie! Forse rimarrete delusi, forse vi aspettavate di più, o forse rimarrete estasiati: il film va comunque visto.

Riflessione a parte sarebbe da fare sul perché altre produzioni indipendenti dedicate a Bowie, degne di rispetto e di nota, siano passate quasi inosservate o addirittura emarginate e osteggiate dalla critica e dal pubblico perché non rientravano nelle “cerchio magico delle produzioni ufficiali”. Noi ci auguriamo per il futuro un atteggiamento più inclusivo per ogni progetto che con onestà d’intenti e passione desideri raccontare e celebrare il genio di David Bowie.  Non sappiamo quanti giovani andranno a vedere questo film da blockbuster e chissà quanto riusciranno a capire da una narrazione così frammentaria, ma è importante fare in modo che conoscano l’artista e che sappiano che non c’è provocazione nei gruppi pop-rock di oggi che David Bowie non abbia già fatto a partire dagli anni ’70. Bowie ha fatto sì che si affermasse il diritto ad essere ciò che si è. Il diritto ad essere sé stessi “e l’ha fatto con forza e con coraggio!” per citare una frase di Lindsay Kemp.  Love on ya!

Moonage Daydream, una versione di Neon, è classificato PG-13 da Motion Picture Association of America

Durata: 140 minuti.

Voto:

Moonage Daydream: opinione, recensione e colonna sonora 1

Moonage Daydream: colonna sonora E DVD

A novembre uscirà la colonna sonora del film di Brett Morgen su David Bowie. Era quasi inevitabile ci fosse. Se di certo non avremmo avuto bisogno dell’ennesima raccolta di brani standard di Bowie, perlomeno questa ha il pregio di non esserlo.

Moonage Daydream: opinione, recensione e colonna sonora 2

La maggior parte dei brani è stata infatti remissata e modificata per meglio interagire con le immagini del film, creando qualche volta dei momenti molto suggestivi ed efficaci.

Molte altre volte, come potete sentire più sotto, il risultato è assolutamente valido nel film ma perde qualsiasi senso se tolto dal contesto. Le tre tracce pubblicate, a nostro parere, sono terribili da ascoltare e basta.

Tra i contenuti più interessanti, il medley inedito di “The Jean Genie/Love Me Do/The Jean Genie“, registrato dal vivo durante l’ultimo concerto di Ziggy Stardust all’Hammersmith Odeon nel 1973, con la partecipazione di Jeff Beck alla chitarra. Altre rarità includono una prima versione della ballata più amata di Hunky Dory, Quicksand, e una versione live inedita di Rock ‘n’ Roll With Me, tratta dal leggendario “Soul Tour” del 1974.

La colonna sonora uscirà il 18 Novembre ma è già disponibile su Spotify(più sotto).

Il film sarà poi pubblicato in DVD e Blu-Ray il 15 Novembre negli Stati Uniti e il 5 Dicembre in Europa. Si parla anche di una versione 4K.

Tracklist

CD 1

  1. “Time… one of the most complex expressions…”
  2. Ian Fish U.K. Heir (Moonage Daydream Mix 1)
  3. Hallo Spaceboy (Moonage Daydream Remix Edit)
  4. Medley: Wild Eyed Boy From Freecloud / All The Young Dudes / Oh! You Pretty Things (Live)
  5. Life On Mars? (2016 Mix Moonage Daydream Edit)
  6. Moonage Daydream (Live)
  7. The Jean Genie / Love Me Do / The Jean Genie (Live) (featuring Jeff Beck)
  8. The Light (Excerpt)*
  9. Warszawa (Live Moonage Daydream Edit)
  10. Quicksand (Early Version 2021 Mix)
  11. Medley: Future Legend / Diamonds Dogs intro / Cracked Actor
  12. Rock ‘n’ Roll With Me (Live in Buffalo 8th November 1974)
  13. Aladdin Sane (Moonage Daydream Edit)
  14. Subterraneans
  15. Space Oddity (Moonage Daydream Mix)
  16. V-2 Schneider

CD 2

  1. Sound And Vision (Moonage Daydream Mix)
  2. A New Career In A New Town (Moonage Daydream Mix)
  3. Word On A Wing (Moonage Daydream Excerpt)
  4. “Heroes” (Live Moonage Daydream Edit)
  5. D.J. (Moonage Daydream Mix)
  6. Ashes To Ashes (Moonage Daydream Mix)
  7. Move On (Moonage Daydream acappella Mix Edit)
  8. Moss Garden (Moonage Daydream Edit)
  9. Cygnet Committee/Lazarus (Moonage Daydream Mix)
  10. Memory Of A Free Festival (Harmonium Edit)
  11. Modern Love (Moonage Daydream Mix)
  12. Let’s Dance (Live Moonage Daydream Edit)
  13. The Mysteries (Moonage Daydream Mix)
  14. Rock ‘n’ Roll Suicide (Live Moonage Daydream Edit)
  15. Ian Fish U.K. Heir (Moonage Daydream Mix 2)
  16. Word On A Wing (Moonage Daydream Mix)
  17. Hallo Spaceboy (live Moonage Daydream Mix)
  18. I Have Not Been To Oxford Town (Moonage Daydream acappella Mix Edit)
  19. “Heroes”: IV. Sons Of The Silent Age (Excerpt) *
  20. ★ (Moonage Daydream Mix Edit)
  21. Ian Fish U.K. Heir (Moonage Daydream Mix Excerpt)
  22. Memory Of A Free Festival (Moonage Daydream Mix Edit)
  23. Starman
  24. “You’re aware of a deeper existence…”
  25. Changes
  26. “Let me tell you one thing…”
  27. “Well, you know what this has been an incredible pleasure…”

Singoli

Ascolto

Acquisto

Al momento è prevista l’uscita solo in doppio CD con 43 tracce (alcune sono brevi spoken word di Bowie) al costo di circa 23 euro. Sarà disponibile dal 18 Novembre 2022 ma può essere pre-ordinato su Amazon al seguente link:

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Chi è VG Crew

La Crew di VG è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E'autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti di VG.

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7 Commenti
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Teresa

Ho letto le due recensioni…aiuto. Soprattutto la seconda. Ora come faccio? Andrò a vedere il film con tristezza perché,un sospetto forte di un lavoro non così soddisfacente l avevo già. Mi fa arrabbiare che la prima moglie, Lindsay,non vengano nemmeno nominati. E’stata una ragione per cui la famiglia ha dato il consenso favorevole? Io credo che Angela Davis abbia avuto un ruolo fondamentale. Ne avrei da dire,ma mi fermo qua

Fabrizio Goina

Il film non e’ un documentario, ma e’ u full immersion nell ‘ universo di David Bowie, un grande omaggio alla sua arte ed al suo pensiero . un plauso al regista che ha fatto un splendido lavoro.
Bello, bellissimo.

Monica Berry

La persona più importante dopo Angela Barnett a mio parere è Coco Schwab… perché non è mai stata menzionata ?

Maria Cristina

Capolavoro. Bellissimo. Bravo Brett Morgen. Non concordo per nulla con la seconda recensione, che mi sembra molto personale e poco obiettiva.
Domani torno a vedere il film per la seconda volta, e se non lo tolgono prossima settimana sono tentata seriamente di fare il tris!