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“David Bowie | Steve Schapiro”, mostra a Torino fino al 2023

Settanta scatti di Steve Schapiro, di David Bowie e non solo, in mostra all’Archivio di Stato di Torino fino al 26 febbraio 2023.

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È davvero straordinario che in Italia sia capitato che nello stesso periodo e in due posti diversi si sia deciso di dedicare due mostre differenti a David Bowie. O almeno, si sovrapporranno per i mesi di dicembre e gennaio.

Se infatti la mostra “David Bowie – The Passenger” by Andrew Kent iniziata a settembre al Palazzo delle Arti di Napoli continuerà fino al prossimo 29 gennaio 2023, all’Archivio di Stato di Torino ha aperto il 1° dicembre “David Bowie | Steve Schapiro: America. Sogni. Diritti”.

Hanno in comune, entrambe le esposizioni, di essere perlopiù esibizioni fotografiche di due dei fotografi più importanti nella carriera di Bowie.

La mostra torinese andrà avanti fino al 26 febbraio 2023 e racconta l’artista inglese attraverso 70 scatti del leggendario fotografo americano Steve Schapiro.

Il fotografo capitò in una delle fasi cruciali della carriera di Bowie, quando aveva già conquistato gli Stati Uniti con la sua musica e si era trasferito a Los Angeles sprofondando un vortice di droga e paranoia.

In tutte le fasi dell’avventura americana di Bowie è presente, nei momenti salenti e cruciali, Steve, che sarà fotografo di scena di “L’Uomo che Cadde Sulla Terra” e autore degli scatti che compaiono sulla copertina sia di Station to Station sia di Low.

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© Steve Schapiro

I due si incontrano per la prima volta nel 1974, in un pomeriggio anonimo in uno studio fotografico di Los Angeles. Una delle ragioni di questo servizio era provare diverse idee e personaggi che Bowie avrebbe potuto sviluppare nelle sue performance live o nella sua musica. Il cantante per questo scopo portò con sé dei costumi da provare, la responsabilità del fotografo fu quella di portare l’immaginazione di David alla luce del sole, tradurla in realtà. Nulla di quel primo servizio era stato preparato in anticipo. Tutte le idee messe in scena sul set nacquero spontaneamente dalla mente eclettica del cantante stimolata da quella del fotografo. Durante quel pomeriggio tra i due nasce una immediata sintonia nutrita dalle reciproche passioni e lavori – che finirono per influenzarsi l’uno con l’altro – e una collaborazione che durerà fino alla fine degli anni ’80.

Attraverso la capacità di Schapiro di cogliere l’umanità dei suoi soggetti, il visitatore potrà riscoprire quindi non solo l’aspetto più personale di uno dei grandi miti della cultura popolare del XX secolo ma anche addentrarsi e respirare il clima culturale in cui Bowie creava la sua opera. Entrambi gli artisti, infatti, condividevano una particolare sensibilità per quelli che erano i temi sociali dell’epoca, a cominciare dalle lotte per diritti civili degli afroamericani, delle donne e delle persone queer. Schapiro che queste lotte non solo le aveva documentate con la sua macchina fotografica ma anche sostenute di persona, ne fece spesso argomento di conversazione con Bowie, che dal canto suo le aveva sempre sposate. 

La mostra “David Bowie | Steve Schapiro: America. Sogni. Diritti” è a cura di ONO arte, ed è prodotta da Radar, Extramuseum e Le Nozze di Figaro.

STEVE SCHAPIRO

Steve Schapiro

Steve Schapiro (1934 – 2022) scopre la fotografia all’età di nove anni durante un campo estivo. Eccitato dal potenziale della fotocamera, trascorse i decenni successivi aggirandosi per le strade della sua città natale, New York, cercando di emulare il lavoro del fotografo francese Henri Cartier Bresson, che ammirava molto. Dalla pratica dilettantistica passa agli studi al fianco del fotoreporter W. Eugene Smith, la cui influenza su Schapiro fu grandissima. Al fianco di Smith oltre alle competenze tecniche, sviluppa la sua cifra artistica.

Durante gli anni Sessanta in America, definito “l’età d’oro del foto giornalismo”, ha prodotto saggi fotografici su temi diversi tra cui la dipendenza da stupefacenti, la Pasqua ad Harlem, l’Apollo Theater, Haight-Ashbury, i movimenti di protesta politica o la campagna presidenziale di Robert Kennedy. Attivista e documentarista, ha raccontato con i suoi scatti, molte storie relative al movimento per i diritti civili degli afroamericani, tra cui la marcia su Washington, le proteste per la registrazione degli elettori e la marcia da Selma a Montgomery. Chiamato dalla rivista Life a Memphis dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr, ha prodotto alcune delle immagini più famose di quel tragico evento.

Negli anni ’70 spostò la sua attenzione sul cinema. Con le principali compagnie cinematografiche come suoi clienti, Schapiro ha lavorato sul set di film come “Il Padrino”, “Come eravamo”, “Taxi Driver”, “Midnight Cowboy”, “Rambo”, “Risky Business” e “Billy Madison”. Ha anche collaborato a progetti con musicisti, come Barbra Streisand, David Bowie e i Velvet Underground per copertine di dischi e opere d’arte correlate.

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Chi è VG Crew

La Crew di VG è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E'autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti di VG.

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