Le visite di Ad – David Bowie a Mustique, Architectural Digest (AD), n.137, ottobre 1992

Nell’arcipelago delle Grenadines, il rifugio segreto della rockstar inglese.

028cover_adArchitettura di Arne Hasselqvist
Interior design di Robert J. Litwiller e Linda Garland
Testo di Christopher Buckey
Fotografie di Derry Moore

Un manuale turistico delle Grenadines esibisce una carta disegnata a mano dell’isola di Mustique con i vari punti di interesse. Ecco quindi segnata la “casa della principessa Margaret“, la “casa di Mick Jagger” e, in alto, su una collina, la “casa di David Bowie“. E che casa! Ci sono voluti cinque anni di lavoro e il carico di quattordici navi mercantili per creare un padiglione in stile indonesiano che si sviluppa a ferro di cavallo intorno a due laghetti popolati di pesci, che digradano gorgogliando verso occidente in una specie di chiusa trompe-l’eau, dalla quale zampilla, per riversarsi nella piscina, un’acqua di colore scuro magicamente pura. L’Indonesia nei Caraibi? Certamente. Nessuno stile architettonico è fuori luogo a Mustique, un’isola di fantasie in pietra, di edifici che ricordano il Taj Mahal e di giardini che ricordano quelli di Kyoto. “Trionfa il capriccio”, dichiara David Bowie. “Amo i buoni luoghi comuni; questa casa è soltanto un delizioso luogo comune”.
Bowie, con i suoi occhio di diverso colore, brillanti di intelligenza, di spirito, di umorismo e di spiccato sex appeal, aspira l’ennesima Marlboro della mattina. A quarantacinque anni è asceticamente snello e muscoloso, quasi scarno. Aveva ventidue anni quando raggiunse la celebrità con Space Oddity, una nenia in musica sul maggiore Tom, un astronauta alienato. Il lancio della canzone coincise con quello dell’Apollo 11, e quando la NBC la mandò in onda alcuni istanti dopo che Neil Amstrong ebbe posato piede sulla luna, anche Bowie assunse all’empireo della fama. Consolidò il suo repertorio dell’assurdo con una sequela di personaggi di forte intensità drammatica: oltre al maggiore Tom, l’androgino Ziggy Stardust, Aladdin Sane, il mefistofelico Thin White Duke.
Da sempre il mutamento dei ruoli contraddistingue il personaggio. David Jones, il suo vero nome, crebbe nel sobborgo inglese di Bromley. Quando il padre gli regalò un sassofono, egli si fece chiamare per una settimana Tom Jones, finché non vide la fotografia di un altro cantante con lo stesso nome. Lo cambiò allora in David Jones, ma poco dopo il complesso dei Monkees si affermò con il suo cantante Davy Jones. Per qualche tempo si fece chiamare David Jay, ma decise che a questo nome mancava un certo non so che. Nel frattempo brillava l’astro Mick Jagger, che fece scattare una serie di associazioni: Jagger...dagger (daga)… bowie knife (coltellaccio) ed ecco David Bowie! Il resto è silenzio: un silenzio pieno di suoni.
Ne 1990, per costringersi a concentrarsi su un nuovo repertorio, fece il gesto di annunciare che avrebbe presentato i suoi successi in una tournée – l’ultima. Il suo attuale complesso è il Tin Machine; due dei componenti sono figli di Soupy Sales, un attore degli anni sessanta. Bowie si è da poco sposato con Iman Abdulmajid, conosciuta come Iman, la modella somala bella ed ora anche attrice. Ma tornando alla casa…
“Perché Mustique?”, esordisce Bowie. “Una scelta strana, sul serio. Mi capitò di trascorrere un paio di giorni con Mick e Jerry nella loro casa e in attesa del battello – durante un giro per i Caraibi non concluso perché l’elica si ruppe o qualcosa del genere – mi incagliai. Me ne andavo in perlustrazione, non avendo altro da fare – c’era ben poco da fare lì – quando mi trovai in questo angolo adiacente a quello di Arne Hasselqvist. Ne parlai e pensai: perché no?”.
Colin Tennant, lord Glenconner, acquistata l’isola per un’inezia sul finire degli anni Cinquanta, si accinse a svilupparla. Si rivolse all’architetto svedese Arne Hasselqvist per tradurre in realtà i disegni all’acquerello di Oliver Messel, zio acquisito. Hasselqvist rimase a Mustique e, fino a oggi, ha costruito metà degli edifici dell’isola, compresa la sua stessa residenza, una casa mozzafiato in stile giapponese, che sorge, come quella di David Bowie, intorno a tranquilli laghetti popolati da koi.
“Arne era disposto a vendere a condizione di costruire una casa in armonia con la proria. Potevo accettare, ma cosa me ne sarei fatto? ‘Senti’ gli dissi, ‘tu hai di sicuro visitato l’Estremo Oriente. Sei mai stato in Indonesia?’. C’era stato, eccome! Sapeva quindi di cosa stessi parlando. Gli piaceva l’idea di convogliare l’acqua verso il laghetti e da lì nella piscina. Poi mi affidai a Robert Litwiller per cominciare a costruire in uno stile vagamente indonesiano, una mescolanza di quello che si vede nelle isole dell’arcipelago, provando un po’ di tutto. Io volevo qualcosa che non avesse nulla a che fare con i Carabi, perché Mustique è l’isola della fantasia dove ci si costruisce un rifugio per continuare a vedere le stesse persone di sempre, ma in una atmosfera di vacanza”. Insomma: una versione tropicale di East Egg, la residenza di Gatsby, dove confluivano tutti “per essere ricchi insieme”.
Bowie, che abita per lo più a Losanna in Svizzera, possiede un appartamento a Los Angeles e una barca ancorata in un porto del Mediterraneo. Trascorre a Mustique cinque o sei settimane per Natale e ci ritorna verso la metà dell’anno. Gli piace che il suo soggiorno si svolga all’insegna dell’intimità con suo figlioZowie, ora chiamato Joe, Iman e alcuni amici. “faccio una grande festa all’anno. Quest’anno è in occasione del Capodanno; il tema della festa erano gli anni Settanta. Io mi sono vestito da discoteca , Iman si è portata una palla tutta di specchi, elettrica. Le cena era per cinquanta, ma altri sono arrivati più tardi per il ballo. Quando ci si stufa si va da #6600FF. E’ l’unico bar dell’isola. Io vivo in collina lontano dai vaporetti dei turisti, che fa sempre meno corse per evitare che la gente vada in giro in macchina cercando di individuare le residenze famose, soprattutto quelle di Mick, la mia e della principessa Margaret”.Quanto al fatto che la sua guida sia segnalata sulla guida, dichiara: “E’ stata un’idea di Basil per farsi pubblicità”, e lo imita ripetendo le sue parole e il suo accento: “Chissà che nel mio locale non vi capiti di trovarvi gomito a gomito con David Booey o con Mick Jagger“.
Jagger, ricorda arrivò a Mustique sulla scia della principessa Margaret. “Mick frequentava quell’ambiente da molto tempo, fin dagli inizi degli anni Sessanta. A quell’epoca i Rolling Stones erano il complesso di punta che suonava in tutte le case per le feste di debutto. ‘Chiamiamo i Rolling Stones! Papà, perché non chiamiamo i Rolling Stones?’. ‘ Sì, a condizione che prima si lavino’. Discorsi del genere. Mick entrò giovanissimo in quegli ambienti”. La sua casa, come quella di Hasselqvist, è in stile giapponese, con un grande prato per il gioco del croquet.
Bowie acquistò il terreno nel 1986 e la casa fu pronta, tranne le rifiniture, nel 1989: un risultato cha fa gonfiare di orgoglio il petto di Robert J. Litwiller, il designer di New York che coordinò, oltre al lavoro di Hasselqvist. Residente nell’isola, anche i contributi della designer Linda Garland e dell’ architetto paesaggista Michael White, che abitano a Bali, a mezzo mondo di distanza. Fu Litwiller a controllare ogni particolare, comprese le merci che arrivavano dall’Indonesia, dall’Italia, dall’Inghilterra, da New York, da Atlanta, con tutti gli incubi delle formalità doganali e della documentazione internazionale. “Fu un’esperienza che preferisco non ricordare”, dichiara con sorriso spento Litwiller. Fu anche un periodo assai istruttivo che gli insegnò, fra le altre cose, come le ingegnosissime termiti riescono a perforare il cemento, passare sotto le piastrelle del pavimento ed emergere scavandosi un cunicolo esattamente dove si trova la gamba di un sedia di bambù. “Dobbiamo badare a che nessuna persona robusta si sieda su quella”, afferma. “Cosa piuttosto improbabile in questa casa: il mio cane Labrador pesa più di Bowie e Iman messi insieme”.

David Bowie e Iman si conobbero nell’ottobre 1990, presentati da un amico comune. “Mi ero appena lasciato alle spalle una relazione e non avevo voglia di avviarne un ‘altra. Poi capitò quella cena a Los Angeles e quando la cena finì la nostra storia cominciò. Iman era in California da un anno. Aveva smesso di fare la modella nel tentativo di intraprendere un a nuova carriera, quella di attrice. Una decisione molto audace. Per quanto riguarda il suo lavoro di modella, era inflessibile: “Ho raggiunto il vertice, intendo smettere’. Ha appena finito Guerre Stellari. No, non Guerre Stellari, come si chiama quell’altro film sullo spazio? Star Trek, Star Trek 39. Ha girato anche House Party 2 e un film per la televisione, Lies of the Twins. Niente male per essere a Hollywood da un anno”.
Di se stesso Bowie dice di essere un intrattenitore, non un musicista. “Ne sono convinto. Ho avuto fortuna con le canzoni. Non so suonare bene nessun strumento”. Un’ ammissione divertente per un aristocratico della musica rock che più volte si è conquistato il disco di platino. “suono il piano ‘da compositore’, come si dice con un eufemismo, vale a dire ne so abbastanza per cavarmela, ma non per andare su un palcoscenico come Elton John, per esempio, che è un mago della tastiera. Non mi tiro indietro, tento sempre tutto. Dallo strumento esce uno stridio o un grugnito. Allora penso che non si amale, lo suono tre volte e finisce con l’assomigliare a un arrangiamento. E’ questo in gran parte il mio segreto di compositore”.
Bowie si è cimentato in numerosi settori delle arti. E’ stato attore cinematografico nel ruolo di un alieno alcolizzato nel film di Nicolas Roeg L’uomo che cadde sulla terra, di un vampiro insieme a Catherine Deneuve e Susan Sarandon in Miriam si sveglia a mezzanotte e di un prigioniero di guerra in Furyo. Nel 1980 calcò i palcoscenici di Broadway nel ruolo di protagonista in The Elephant Man. Con Eugene Ormandy e la Philadelphia Orchestra ha narrato la fiaba di Pierino e il Lupo, e con Bing Crosby ha registrato un duetto da The Little Drummer BoyCrosby a quell’epoca, ricorda David Bowie, “era molto malato, ma aveva un voce splendida e fortissima”. Lavora “da sempre” sulla sceneggiatura di un film che gli piacerebbe realizzare da regista. Scolpisce e dipinge, ma non si porta le tele a Mustique perché “la luce mi spaventa. E’ intensissima. Non sono abituato a lavorare alla luce e non sono molto bravo con il pennello in mano. Se è troppo intensa, la luce rivela tutti i difetti e la tecnica non basta. Mi cimenterò con i colori sotto il cielo scuro di Berlino o in qualche altro luogo”.
E’ ora di partire. Deve prendere l’aereo, cosa che odia al punto che, negli anni Sessanta, durante le sue tournée, quando era in giro per il mondo undici mesi all’anno, costringeva tutti a fare miracolo per ché per sei anni non volle prendere un aereo. Lavora e scrive nella casa che si affaccia sul lago di Ginevra. Ma il cuore di David Bowie sembra rimanga qui, nell’isola di Colin Tennant, nella “bizzarra, matta, folle” Mustique, una gemma di un mare turchese, che ha un “inesauribile deposito di aneddoti, nessuno dei quali uscirà dalle mie labbra”, assicura ridendo. “La mia ambizione è di comporre musica così scevra da compromessi che resterà priva di pubblico e allora potrò vivere per sempre su questa. isola”.

 

 

 

 

Se avete informazioni e materiale da inviare, scrivete a velvetgoldmine@velvetgoldmine.it

 

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