The Bowie Machine – The Rock Thing, Ciao 2001 n.37, 17 settembre 1991

 Il ritorno dei Tin Machine col loro secondo album e gli altri progetti, di Steffan Chirazzi.

 

025ciaotin1 026ciaotin2Torna la band di David Bowie e conferma come questa sia l’unica maniera di esprimersi per il Duca. Un disco rock intelligente, carico, avvelenato. I Tin Machine continuano a sorprendere e il nuovo album è anche un tuffo nel passato di David. Attenti.

New York
Per me questa è come se fosse una seconda adolescenza! E’ stata la cosa giusta al momento giusto. Giuro che non ci sono stato troppo a pensare sopra. E il nuovo album Tin Machine II è la prova! Ho appena finito di far notare a David Bowie che mentre il 99% dei cosiddetti rockers intraprende la sua carriera in maniera selvaggia e progressivamente si sgonfia lui ha fatto esattamente il contrario. Insomma l’artista ha chiuso nel cassetto il passato perché era giunto ad un punto di massima saturazione ed è tornato ad essere uno della band. Dei Tin Machine, per intenderci. Il primo album parlava chiaro: grande rock’n’roll, chitarre avvelenate e bassi roboanti. Se vi aspettavate teatralità, costumi e trucchi vari non avete capito niente. Ascolta dice Hunt Sales, batterista ti faccio capire come viene considerato Bowie al di fuori. Eravamo in Svizzera ad un festival e Siouxsie and The Banshees stavano suonando con i Motorhead e io volevo andare a salutare Lemmy dei Motorhead perché è un tipo incredibile. Lemmy mi ha chiesto cosa stavo facendo e io gli ho risposto che lavoravo con David. E lui ha risposto: David è, un rocker! Vedi, dipende da te. Ecco il punto. Puoi vedere Bowie da un punto preciso o nell’insieme e quella è comunque la verità che alla fine viene fuori. A vederlo oggi Bowie non sembra il quarantenne devastato da un rock’n’roll life style che ha cambiato la storia della musica degli anni ’70 ad oggi. E’ tremendamente in forma, incontaminato da ogni sua incarnazione musicale passata e allo stesso tempo rilassato sul fatto che ombre come Ziggy Stardust comunque non lo molleranno mai. La cosa più difficile resta, però, quella di dirottare il pubblico dal passato e convincerlo sul presente. Va avanti Bowie: Penso che sia importante lasciare andare le cose con tranquillità e non forzare la gente. Continueremo a fare dischi. Non riusciamo a controllarla la gente. Eppure il disco precedente sembrava proprio il contrario… Non è vero dice piuttosto siamo rimasti sulla difensiva e abbiamo atteso, dei resto come possiamo bloccare il passato… Interviene Hunt: E’ come se entrassi in una stanza e dicessi, Non sono un comunista. La gente direbbe, Non l’ho mai pensato ma ora che lo dici… (risata). L’unica possibilità è di continuare a fare concerti e far pensare alla gente quello che vuole… L’ultimo progetto Tin Machine lasciava intravedere un disco che soprattutto doveva servire a cautelare gli artisti da qualsiasi speculazione. E questo si capiva dalla copertina, dai suoni e dalla pochissima pubblicità che il gruppo si era attirato addosso. Per qualcuno poteva anche essere un progetto fin troppo asettico. Il fatto è dice Sales che noi abbiamo tutti un passato a cui non vorremmo essere sempre associati. Ma Reeves, il nostro chitarrista di Boston, è grande e sicuramente è rimasto frustrato dalla scelta di suonare spesso in club con 30 persone. Alla fine vorresti che tutti parlassero bene di te… Pensa che ci stiamo proteggendo sorride Bowie ci sono molti giornalisti disonesti in giro. Entrano nella stanza, dicono di essere interessati ai Tin Machine e poi la prima cosa che mi chiedono è se posso raccontargli di mia moglie o dei miei figli. Voglio che la stampa parli anche con gli altri, siamo un gruppo. Quindi, appena abbiamo iniziato a fare interviste, subito abbiamo deciso di fermarci. Abbiamo pubblicato l’album e aspettato di vedere cosa succedeva. Non c’è nulla di sbagliato a chiedermi cose sul mio passato, ma non posso tollerare che uno mi si sieda davanti e parta chiedendomi come ho scritto Ashes To Ashes. Voglio dire, cosa c’entra con i Tin Machine ?. Questa non era la prima volta in cui i fratelli Sales lavoravano con Bowie. Si erano incontrati nel Lust For Life Tour del ’77 di Iggy Pop. Mi domando se da quel momento i ragazzi avevano mantenuto i contatti tra loro. Il nostro rapporto dice Sales è sempre stato basato sulla qualità anziché sulla quantità. In tutto avrò visto David due volte ma se riparti da dove ti trovavi i legami restano molto solidi. Siamo usciti anche con Iggy ma alla fine tutti hanno continuato a fare le proprie cose e poi ci siamo riscontrati. Riprende Bowie: Certo e ti dico anche il perché. Paradossalmente anche se non suonavamo insieme stavamo più o meno tutti facendo le stesse cose. C’è quindi un punto di riferimento emotivo e artistico da cui poi è facilissimo ripartire. E poi io ho cominciato a suonare con gente più giovane di me, capisco il loro entusiasmo ma alcune volte è fuori posto, non so. Non mi va di ripetere quelle esperienze. Noi l’entusiasmo ce l’abbiamo già avuto. Per loro suonare con me era la massima aspirazione. E invece io voglio concentrarmi con chi ha gli stessi miei entusiasmi… A questo punto il nuovo album dei Tin Machine diviene tanto più interessante perché è fatto di canzoni semplici e dirette. Come se all’improvviso il bagaglio del passato avesse aperto la strada del futuro. Ad esempio un pezzo come You Belong In Rock’n’Roll diventa un’eulogia delle Il gallinelle dei rock. Ride David: Hai ragione. Pensa che quella canzone era venuta fuori così semplice e schietta che mi sono messo a riscriverla e gli altri mi hanno bloccato. Hanno detto che era molto più intelligente e per questo non aveva senso. Le nuove canzoni, a parte due o tre, possono essere molto semplici ma sono comunque sempre diverse da quello che si ascolta nei dischi di rock più diretti …… Però, attenzione dice Hunt sembra tutto così semplice e invece c’è una complessità di fondo. E come una ragnatela colorata ma alla fine l’insettino ci cade sempre dentro… Esattamente continua Bowie ad esempio una canzone come Shopping For Girls è intrinsecamente un brano molto semplice ma testualmente è particolarmente crudo …… E infatti si tratta di una canzone sulla prostituzione in cui viene fuori l’immagine di una ragazzina vietnamita, una profuga, che non sopporta più di essere sfruttata da un grassone bastardo. Bowie mi conferma che l’analisi è corretta. Faccio anche presente che sul primo album pezzi come Crack-CityVideo Crime o I Can’t Read sembravano quadri urbani fin troppo devastanti. Che succedeva ai ragazzi in quel periodo? Sales. Tu sei uno che crede che le cose che si scrivono devono essere vissute per forza? Fai le tue conclusioni. 0 vivi sul serio quella vitaccia o hai una buona immaginazione… Interviene Bowie: Hunt ha perfettamente ragione. Non eravamo disgustati da niente in particolare. Noi scriviamo sempre da un punto di vista molto distaccato. Il motivo per cui è stato composto quel pezzo è che un paio di noi hanno veramente assistito a quella scena e non puoi far finta di niente. Puoi anche vedere un pezzo su un giornale e pensare di scriverci sopra una canzone ma non è la stessa cosa che camminare a Path Pong e sentirti dire da una ragazzina di otto anni se ti va che te lo succhi. Cazzo, questa è una cosa seria! C’è una vecchia canzone di B.B. King dice Hunt che fa: Mi piace vivere le cose di cui scrivo. E’ questo è il nostro atteggiamento. Le canzoni parlano di storie di tutti i giorni. Bowie: Alla fine diventano anche autobiografiche perché ognuno di noi ne ha viste e fatte di tutti i colori. Ad esempio quando ho scritto Alladdin Sane ero un ragazzino e stavo fantasticando sull’ America, ma non sapevo nulla dell’America, ho scritto quello che pensavo che fosse l’America. Ora la conosco… Un pezzo come Jean Genie è il lato romantico di Crack CityoI Cant Read… Come è ora il rapporto di un adulto come Bowie con l’industria discografica? Nel 1975 ero molto amareggiato confessa dopo la situazione con il mio management, Mainman, che si voleva fottere anche le mutande. Avevo perso tutto. Ora sono più rilassato. Ci sono voluti due anni per rimettermi a posto mentalmente. Eppure è ancora presente all’interno dei Tin Machine un senso di forte antagonismo nei confronti dell’industria discografica. MTV, ad esempio, vorrebbe mangiarseli ma i ragazzi continuano a sottrarsi… Adesso dice Hunt stiamo giocando ad essere noi stessi. Per noi non è difficile perché non ci importa sapere cosa dovrà succederci in futuro. Ci interessa solo sapere di avere un pubblico che compra i nostri dischi… Però deve pur esserci qualcuno che viene a dirvi che se compare la scritta Bowie sul disco qualche copia in più si riesce a venderla. No dice Bowie perché Phil Carson, il presidente della Victory Records con cui abbiamo firmato, è uno che ama veramente il rock’n’roll e non a caso è stato lui a mettere sotto contratto gli AC/DC. Non voleva David Bowie, voleva i Tin Machine. A Phil non interessa trasformarci nei Paula Abdul del rock. Del resto abbiamo lasciato la EMI perché non ci aveva dato nessun appoggio. E’ successo perché non gli stava bene quello che stavamo facendo. Avvenne la stessa cosa quando portai il master di Low nel ’76 alla RCA. Il capo dell’etichetta mi mandò un telegramma dicendo che avevano prenotato per me i Sigma Sound Studios di Filadelfia e che avevano intenzione di far uscire un altro disco sullo stile di Young Americans. Grazie dell’aiuto! E Low è andato al nono posto in USA… Allora mi hanno mandato un altro telegramma in cui chiedevano un secondo disco come quello perché era arrivato Gary Numan e l’industria voleva solo suoni tecnologici. Lo volevo odiare Gary Numan e invece gli voglio bene. E’ incredibile, ha un aereo, sa il fatto suo… Chiedo come venga fuori un pezzo come Stateside sul nuovo album, tremendamente blues… E’ una canzone sull’American Dream dice Hunt E’ come se hai lasciato gli Stati Uniti per anni e poi torni e ti trovi davanti biondone incredibili e macchine gigantesche Eppure vi state riferendo a Marilyn Monroe, pensavo voleste dilungarvi sull’argomento della sua morte. No, quello lo lasciamo ad Oliver Stone. Vedi, questa è la prova che le persone possono leggere e ascoltare una canzone come meglio credono. Noi parliamo di una cosa e la gente pensa a un’altra… Prendi un pezzo come Goodbye Mr Ed. Adesso so il contenuto subliminale del brano. So di cosa parlo quando dico che i Sex Pistols avevano creato un Golem e la gente non lo sapeva. Ho visto un film di un espressionista tedesco, Paul Wegener sulla comunità ebraica che nel 1500 aveva creato il suo Golem, un mostro con cui vincevano le loro battaglie. La stessa cosa l’hanno fatta i Sex Pistols. Ma non importa che lo capisci, tu vedrai sempre qualcos’altro. La cosa importante è che ora noi sappiamo di essere una band e questo ci dà forza. E questo è quello che voglio fare, perché è vero, è la vita che vivo ora… E adesso David è tornato un ragazzino continua Hunt. Cristo, è più giovane di quando lo incontrai 15 anni fa. Allora non andava mai a letto prima delle 2. Del resto quando cresci o torni un ragazzino di 10 anni o ti fotti… E poi c’è Sorry scritta da Hunt Sales, una delle canzoni più incredibili e vere mai scritte sulla droga. Non ho bisogno di chiedermi dove andiamo a finire come fanno i Guns N’Roses. lo lo so. E metto le premesse per non farmi stroncare dall’AIDS. Mi sono anche preoccupato che forse avrei dovuto scrivere da un punto di vista personale. Ma non sono mai stato come Charlie Parker grazie. Non è facile per nessuno sottrarsi alla droga continua Bowie. E’ la cosa peggiore ma alla fine ognuno deve trovarsi da solo le risposte. Eppure io ho passato la vita ad occuparmi dei problemi degli altri e poi dei miei… Questi sono i Tin Machine e il nuovo album è assolutamente commovente. Un piccolo gioiello dove Bowie, checché ne dica, torna ad attraversare i chiaroscuri del rock, passando dalle perle di The Man Who Sold The World alle follie di Aladdin Sane e lasciando a Hunt Sales (batterista), Tony Sales (bassista) e Reeves Gabrels, chitarrista, quella primitività rock che esplode in blues micidiali come Stateside o in farneticazioni soffici e delicate quali Amlapura. E’ un disco rock, scrivendo la parola a lettere maiuscole, che torna agli anni ’70 e va dritto nei ’50 con You Belong In Rock’n’Roll lasciando capire che solo una cricca di matti coagulati intorno al Duca poteva permettersi un disco dei genere. E la cover di lf There Was Someting dei Roxy Music, in cui l’is originale è diventata was? Un orrendo interrogativo sul passato…
Steffan Chirazi

 

 

 

 

Se avete informazioni e materiale da inviare, scrivete a velvetgoldmine@velvetgoldmine.it

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