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L’uomo che ricadde sulla terra, Musica, inserto di Repubblica del 4 settembre 2003

A 56 anni David Bowie ammette di aver fatto anche cd orribili, si scandalizza di Liz Phair e del pop d’oggi e dice: “il mio nuovo disco è ottimista, lo dovevo a mia figlia”

realityNEW YORK.
Scusi un attimo, mi sistemo gli occhiali. Che strazio, detesto gli occhiali. Mia moglie si è fatta operare col laser e dice che è fantastico… Ha intenzione di provare? 

“A quanto dice mia moglie senti un po’ di dolore e una sensazione di intorpidimento per un paio d’ore, ma poi ci vedi benissimo: come se non avessi mai avuto problemi di vista. Ma non credo che lo farò mai. Ho una fifa matta”.

Come mai un nuovo album a così “breve distanza” da Heathen?

“Ho sempre scritto a getto continuo. Sono le case discografiche ad imporre un periodo di pausa tra un album e l’altro: di solito è un periodo che deve superare i diciotto mesi. E’ una limitazione sempre più diffusa: e mi disturba molto. Per questo ho messo subito in chiaro con la Columbia, la multinazionale che distribuisce la mia etichetta, che avevo intenzione di programmare liberamente l’uscita dei miei dischi. Per fortuna hanno accettato senza sollevare problemi”.

A parte il brano The Loneliest Guy l’album sembra pervaso da grande ottimismo. Corrisponde al suo stato d’animo attuale? 

“L’ottimismo è frutto di una scelta, un’armatura da indossare per difendersi dalla realtà del mondo di oggi”.

Si riferisce all’11 settembre?

“Si, da genitore ho bisogno di credere che mia figlia avrà una vita meravigliosa e devo poter alimentare la mia creatività con qualcosa di positivo. Ho preso una decisione morale dopo l’11 settembre: non voglio che a 15 anni mia figlia, Alexandria, che ha 3 anni, possa rimproverarmi di aver scritto cose tragiche proprio quando lei veniva al mondo. Devo invece pensare a come sia possibile cambiare, trovare lucidità per superare questo periodo”.

Per questo ha intitolato il nuovo album Reality?

“Il titolo deriva da una scelta casuale. Non si tratta di un album concettuale, è solo una raccolta di brani. L’idea era fotografare il momento che sto vivendo, di catturare questo periodo in un’istantanea, e Reality è una delle prime canzoni che ho scritto. Da qui il titolo, che poi si è rivelato particolarmente appropriato. Inoltre il termine realtà ultimamente ha assunto un significato diverso rispetto al passato. Se ne sono impossessati i media e ormai è quasi sempre accompagnato dall’aggettivo virtuale. Non è più la realtà che conoscevo”.

Molti sostengono che l’angoscia stimola la creatività. In passato lei ha ammesso di essere stato tormentato dalla depressione, oggi si definisce “spaventosamente felice”. 

“Non mi sembra che gli stati emotivi influenzino più di tanto la mia produzione. Parto da una base razionale, col tempo sono diventato sempre più un osservatore che sa filtrare emozioni. Ma se necessario riesco ancora a scrivere brani molto tristi, pur non essendolo”.

Quindi The Loneliest Guy non è frutto di momenti no.

“Volevo semplicemente catturare uno stato d’animo, quel senso di completo isolamento che si prova quando sembra di non avere legame con l’universo. Ho provato spesso questa profonda sensazione di abbandono e riesco a riviverla istantaneamente: un po’ come un attore che si cala nel personaggio. Dopo tante esperienze non ho più bisogno di trovarmi in una situazione di malinconia o confusione mentale, magari indotta dalla droga, per scriverne. Mi basta ricordarla.”

Veniamo a Never Get Old. Come affronta la sensazione di invecchiare?

“Non credo che invecchiare sia una buona idea. Il nuovo governo avrebbe dovuto inserire tra le riforme anche una legge che impedisca di invecchiare oltre i 56 anni…”

Lei non li dimostra davvero. Qual è il segreto: lo yoga?

“Non pratico nessuna disciplina. Curo l’alimentazione, questo sì. Poca carne, preferisco pesce, pollo e verdure al vapore. Poco burro e molto esercizio fisico. Forse dei buoni geni non guastano… (risponde giocando con l’assonanza tra genes e jeans, ndr). Belli vero? Li ho comprati da Death killers a Brunswick, nel New Jersey”.

Gli sarà venuto un colpo a quelli del negozio vedendola entrare. Bowie che fa shopping nel New Jersey.

“Basta che mi metta il cappello da baseball: non mi riconoscono”.

Che cosa fate con Iman nel tempo libero? Le classiche cosa da genitori con bambini piccoli? 

“Non ci crederà mai, riusciamo anche a fare una vita normale”.

E gli altri genitori? Non vi guardano con curiosità?

“Se c’è una cosa positiva degli americani è che non sono invadenti né snob e New York poi è un po’ speciale. A Downtown, più che altrove, si può apprezzare uno straordinario mix. Le differenze sono più culturali che di classe o economiche. Trovi gli ispanici e i neri, la classe media, i bohèmienne, gli operari…”

Porta sua figlia a Central Park? 

“Sì, ma non nei fine settimana. Il week-end è un inferno. L’unica legge cui deve obbedire a Manhattan è evitare di andare in giro nei fine settimana perché arrivano turisti. Meglio fuggire in campagna… posti tipo Woodstock”.

Chi è più severo tra lei e Iman

“Forse io sono un po’ più tenero perché si tratta della mia prima figlia femmina. Entrambi abbiamo dei principi educativi molto saldi ma possediamo, spero, nozioni di psicologia infantile sufficienti per non commettere troppi errori. Ne faremo sicuramente, ma ci siamo dati la pena di imparare piccoli accorgimenti che fanno la differenza. Le crisi di pianto ad esempio. Quando un bambino ne è preda non sa come uscirne, e la cosa peggiore è allontanarsi da lui o metterlo in castigo. Significa abbandonarlo nel bel mezzo di una situazione stressante che non sa gestire. Meglio restare accanto a lui, lasciarlo sfogare, abbracciarlo…”

Avete letto molti libri sull’arte di essere genitori?

“Sì, e parliamo molto con gli altri genitori. E’ un’esperienza questa che mi è mancata con il primo figlio. Sono rientrato in contatto con lui che aveva sei anni quando mi fu affidato. Sono stato un genitore single e devo dire che i risultati sono stati buoni. Mio figlio Duncan è un uomo (non posso più dire ragazzo, ha 31 anni!!) veramente in gamba”.

Cambiamo discorso: le piace il rap? 

“Dipende. Il primo gruppo che mi colpì furono i Last Poets. Grazie a loro imparai a conoscere un nuovo tipo di poesia, quella nata in strada. Poi, qualche anno dopo in Gran Bretagna, Linton Kwesi Johnson: straordinario giamaicano che faceva il poeta, ma era anche un politico: tante cose insieme. Trovavo incredibili i Public Enemy. Ora seguo Mos Def. E’ bravissimo. Ed è un attore di prim’ordine”.

Gli ultimi cinque album che ha comprato e perché.

“Dunque, mi faccia pensare. Lisa Germano, davvero straordinaria, il brano in cui fluttua nella stanza, molto valido. Molto avanguardia. Lisa vive qui vicino. Poi: un album di Besse Malongo, sudafricana, un misto di jazz, funk e zulu. Ho anche comprato l’ultimo dei Grandaddy, il nuovo dei Radiohead e cos’altro? Streets sounds of the 60s, 5 cd sulla cultura alternativa, dai beatnik dei primi anni ’50”.

C’è un disco che le ha cambiato la vita?

“Non credo. Però molti dischi hanno gradualmente cambiato la mia idea di fare musica”.

Il primo album che ha acquistato?

La Sagra della primavera di Stravinskij da Woolworth, il grande magazzino. Buffo, no?”.

Comprato con i suoi soldi?

“Con la paghetta”.

Che pensò la prima volta che lo ascoltò?

“Fu esilarante e sconvolgente. Non ci capivo niente ma era comunque la cosa più fantastica che avessi mai ascoltato”.

Mister Bowie ha dei rimorsi?

(intona My Way di Frank Sinatra): “Regrets, I’ve had a few, dadadada, dadadada…”.

Ok, cambiamo discorso. Cosa pensa della nuova generazione di icone musicali di cui viene esaltata soprattutto la carica sessuale a fini marketing? 

“E’ proprio così, e non vale solo per Britney Spears, ma anche per Liz Phair. Ha letto del suo nuovo cd? È diventata come Britney! Ha 35 o 36 anni, ma anche lei è entrata in quello schema: si è stufata di fare la cantautrice, vuole diventare una star e mostra l’ombelico”.

Pensa che siano le major a imporre alle artiste di promuoversi in quel modo?

“Sembra quasi il gesto disperato di persone che hanno la sensazione di aver perso l’ultimo treno. Così si spogliano. Ridicolo. L’industria musicale ha perso la testa: produce intrattenimento da crociera”.

Anche Sheryl Crow ha fatto questa scelta. 

“Non sono mai stato un suo grande ammiratore. Invece la metamorfosi di Liz Phair mi ha sorpreso perché il suo primo disco era bellissimo, espressione di un grande talento di cantautrice. Devo ammettere che non ho ancora ascoltato il suo nuovo album, parlo per sentito dire: ma il nuovo look parla da solo. Le microgonne e la chitarra tenuta stretta tra le gambe in copertina. Sembra una parodia, ma non lo è, non c’è ironia, si tratta proprio della nuova Liz Phair…”.

A proposito di ragazze: come affronterà i primi appuntamenti di sua figlia con i ragazzi?

“Se qualcuno bussa alla porta si becca un cazzotto che gli sprofonda i denti in gola tanto che dovrà infilarsi lo spazzolino nel culo per lavarseli (ride, ndr). No, non sarò un padre modello. Sarò un vecchiaccio villano. “Lei chi è?”. (cambia voce). “Salve io sono Tom!”. “Ah sì: e chissene frega!”.

Nel suo ambiente i matrimoni duraturi sono rari… 

“Vero, le coppie si sfasciano presto. Intanto bisogna amarsi davvero e poi capirsi, saper ascoltare l’altra persona. Io e Iman siamo molto affiatati, fatti l’uno per l’altra”.

Che cosa faceva nel 1984? 

“Ero impegnato nel Serious Moonlight Tour, quello di Let’s Dance“.

Che tipo di musica ascoltava allora?

“I primi album dei Sonic Youth“.

Immaginava che vent’anni dopo sarebbe stato ancora in pista?

“A fare dischi, spettacoli e tournée? Nel 1984 lo pensavo. Non lo avrei mai pensato nel 1973!!”.

Si sente giovane, malgrado l’anagrafe? 

“Guardi queste macchie sulle mani, terribili, ma che ci si può fare? Non mi sento nel fiore degli anni, ma sul piano creativo sono perfettamente a mio agio con la musica che faccio adesso e affronto con disinvoltura il palcoscenico. Nei primi anni ’90 ero esausto e disorientato”.

Che cosa le ha dato la carica? 

“Ho avuto il coraggio di buttare tutto, far nascere i Tin Machine e rimettermi in gioco. Da allora ho ripreso a crescere come autore e come animale da palcoscenico. Oggi guardo con serenità alla produzione degli anni ’90 e ne sono orgoglioso. Sono canzoni che mantengono anche oggi la loro forza. Negli anni 90 ho scritto della robaccia e ho fatto due album orribili, ma su una produzione come la mia per fortuna non pesano molto”.

Quali album? 

Never let me down e Tonight. All’epoca facevo fatica a mantenermi all’altezza della produzione precedente. Così tentai altre strade. Oggi sono sereno, sento di avere una forte spina dorsale costruita con il lavoro degli ultimi dieci-dodici anni. Non so se questo può significare sentirsi giovane, ma mi sento in sintonia con la parte più giovane di me”.

Cos’è che la gente non capisce di lei? 

“Mi faccia capire meglio a me, anzitutto…”.

Le faccio un esempio: lei passa per una persona molto seria, ma a intervistarla non si direbbe proprio… 

“Mi sta dicendo che la maggior parte del pubblico è convinta che io sia serio? Ma se non riesco a concentrarmi su un argomento per più di tre frasi! (ride). Mia moglie di lamenta sempre perché passo continuamente da un discorso all’altro. Anche quando scrivo, divago. Forse per questo mi piace William Burroughs. Riesco a seguire i suoi processi mentali: sono frammentato come lui…”.

Ha nostalgia dell’Inghilterra? 

“Ci torno spesso, ho forti legami. Sono una delle poche persone che può vantare ben due amici di infanzia con cui da cinquant’anni è rimasto sempre in contatto”.

Musicisti anche loro?

“No, e forse proprio per questo è ancora tutto più strano. A Londra ho altre tre o quattro persone cui sono rimasto legato. Ormai hanno tutti le loro famiglie, e figli grandi. C’è gente che frequentavo negli anni ’60 e ’70, quando li incontro rivedo il mio passato. E c’è chi se n’è andato per sempre, qualche albero tagliato sul viale della vita. Triste: ma qualcuno può farci qualche cosa?”.

di Joel Craig

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