WELCOME TO THE BLACKOUT (2018)

David Bowie Welcome to the Blackout live '78

I brani sono composti da David Bowie ad eccezione di “Heroes”, Moss Garden, Neukoln scritte da David Bowie e Brian Eno e The Secret Life of Arabia, scritta da David Bowie, Brian Eno e Carlos Alomar.

Data di Uscita

21 Aprile 2018

Registrazione

Earls Court, Londra - 30 Giugno e 1 luglio 1978

Produzione

David Bowie

Recensione

Welcome to the Blackout – Live in London ’78 è una pubblicazione postuma originariamente uscita esclusivamente in vinile per il Record Store Day, come il precedente Cracked Actor – Live in Los Angeles ’74, per poi trovare una appropriata uscita anche in CD. 

Welcome to the Blackout parte però svantaggiato rispetto a Cracked Actor – Live in Los Angeles ’74: quest’ultimo infatti era la testimonianza della trasformazione del Diamond Dogs Tour nel Philly Dogs Tour. C’era un sostanziale cambio di scaletta, di band ma soprattutto di arrangiamenti: talmente stravolti da potersi a tutti gli effetti considerare un altro tour.

Cosa può mai aggiungere, invece, Welcome to the Blackout alla testimonianza live ufficiale del ’78 immortalata su Stage? La scaletta è praticamente identica se confrontata alle ultime ristampe di Stage (che hanno guadagnato, negli anni, almeno cinque pezzi inediti rispetto alla prima pubblicazione). Quest’ultimo un disco particolarmente freddo, preciso, algido per essere un live. C’è un senso di trattenuto, in Stage, che sfocia in tensione e cupezza, anche nei brani più leggeri. Difficile che questa non sia stata una scelta intenzionale: il disco che avrebbe dovuto immortalare la tenuta live del periodo berlinese e le sue atmosfere cupe e brumose doveva risultare quanto più impersonale possibile. Un live astratto. Un’opera dissezionata, algida e granitica. Un altro tipo di live.

Si è sempre incolpato il missaggio di Tony Visconti che tagliò quasi totalmente il pubblico rendendo il disco molto meno “live”. Intere frequenze di strumenti sparirono insieme al pubblico; il suono risultò impastato e confuso. La dinamica quasi assente. A snaturare ancora di più la natura “live” di Stage, concorse anche la scelta di stravolgere l’ordine delle canzoni. Insomma, Stage non è il live che ti aspetteresti. In un certo qual modo, però, l’album probabilmente perfetto per una rappresentazione più astratta del periodo. 

Vero è anche che, a quei difetti, si è posto poi parziale rimedio durante gli anni con vari interventi.

E allora, tornando alla domanda iniziale, cosa mai potrà aggiungere Welcome to the Blackout, a testimonianza del tour Isolar 2, che Stage non ha già detto?

Tutto. Perché lontano chilometri dalle algide esecuzioni immortalate su Stage, dal suo suono impastato, dal Bowie quasi etereo nelle sue manifestazioni canore. Stage è stato registrato quando il tour era iniziato da appena un mese. Le due date da cui è tratto questo Welcome to the Blackout ne rappresentano invece la conclusione. Il gruppo è più affiatato e disinibito. Bowie è istrione, a suo agio, vivace: scherza, si lancia a volte in alcuni cambi melodici, si diverte visibilmente. Il missaggio, originariamente opera di Bowie e David Richards, è vibrante e pieno di energia. Gli strumenti ben distinti e finalmente, cosa che su Stage avviene a fatica, si sentono bene le due chitarre. Pare anche che il riverbero sulla voce sia molto meno e che si abbiano delle tastiere molto più presenti in mix. Ne guadagna la dinamicità, la spazialità ma soprattutto il coinvolgimento.

Il disco contiene poi, rispetto all’ultima edizione di Stage, una bella versione di Rebel Rebel e l’unica esecuzione live di Sound and Vision.

Il  digipack, a folder apribile, contiene anche un piccolo poster riproduzione di quello dell’epoca. 

I due concerti da cui è tratto questo disco dal vivo sono quelli del 30 Giugno e del 1 Luglio 1978. Se abbiamo questa testimonianza live con questa qualità audio un  motivo c’è: i due concerti furono filmati dal regista David Hemmings per un film che non uscì mai. E’ questo il motivo per cui Tony Visconti fu chiamato a registrarne l’audio ed è il motivo per il quale nel gennaio 1979 David Bowie e David Richards si ritrovarono ai Mountain Studio di Montreaux per selezionare i brani e missarli. Stage era uscito da appena tre mesi.

Queste date rappresentavano, lo abbiamo detto, la fine del tour europeo. E’ chiaro come l’atmosfera abbia galvanizzato tutti sul palco.

Abbiamo una portentosa versione di Station to Station che, se su Stage arrivava a nove minuti, qui si allunga fino a undici. The Jean Genie è assolutamente incredibile: l’interpretazione di Bowie  straordinaria e coinvolgente e il gioco di chitarre davvero micidiale. Rendono pallida la versione apparsa come bonus track su StageBlackout (che Bowie introduce con quel “welcome to the blackout” che dà il titolo all’album) è frenetica e disperata, il cantato più coinvolgente e inquietante. “Heroes” nella sua versione live è forse qui al massimo della bellezza: inarrivabile. TVC15 è molto più divertente: anche gli interventi vocali sono nitidi. In generale, quasi tutti i brani ne guadagnano anche negli arrangiamenti: l’esperienza delle date già fatte ha fatto comprendere a Bowie e alla band quali canzoni rallentare, quali velocizzare, dove aggiungere chitarra e dove tastiera.

Insomma, se si vuole comprendere appieno come fosse un concerto del tour del ’78, Welcome to the Blackout vi ci porterà. Questo live è l’altra faccia della moneta di Stage, dinamico e pieno di energia.

Vale quindi la pena? La risposta è: non ne potrete più fare a meno.

 

di Daniele Federici

Musicisti

David Bowie
(voce, chamberlain)
Adrian Belew
(chitarra solista, cori)
Carlos Alomar
(chitarra ritmica, cori, direzione musicale)
George Murray
(basso, cori)
Dennis Davis
(batteria, percussioni)
Roger Powell
(sintetizzatori, tastiere, Moog Taurus Bass Pedals, cori)
Sean Mayes
(pianoforte, ARP String Ensemble, cori)
Simon House
(violino elettrico)

Crediti

Sukita
(foto di copertina)
Chris Walter
(foto interne)
George Rose
(foto poster interno)
David Bowie e David Richards
(missaggio)
Tony Visconti
(Registrazione)
Jeremy Allom
(Tecnico di registrazione)
Ken Capper
(Tecnico di registrazione)

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