13 luglio 2016 L’ inaugurazione di David Bowie is

‘Album cover shoot for Aladdin Sane, 1973. Photograph by Brian Duffy Photo Duffy © Duffy Archive & The David Bowierchive’
GemCartellone
Andrea Gem al MAMbo

Ho avuto la possibilità assieme al mio amico Marco di accedere alla special preview di inaugurazione con cocktail party della mostra David Bowie Is al MAMBo di Bologna tenutasi la sera del 13 luglio, vigilia dell’apertura al pubblico. Puntualissimo alle ore 19, ha dato il via alle celebrazioni il presidente di Bologna Musei Lorenzo Sassoli De Bianchi (con tanto di piccolo fulmine Aladdin Sane dipinto sulla guancia) che ha salutato il parterre di ospiti selezionati con un discorso sentito e competente sull’importanza di Bowie nella storia della musica e dell’arte contemporanea in generale e sull’orgoglio per la città di Bologna di poter ospitare questo evento. Il microfono è passato poi al sindaco Virginio Merola che ha portato il saluto della città felsinea e al rappresentante ufficiale del V&A di Londra in assenza dei curatori Victoria Broackes e Geoffrey Marsh. Al termine degli interventi il taglio del nastro inaugurale, dopodiché a piccoli gruppi abbiamo potuto visitare in anteprima la mostra con la possibilità (altrimenti proibita durante l’esposizione) di scattare foto.

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La spirale dei libri preferiti da Bowie

Fin dall’inizio ho constatato con piacere che la location del Mam.Bo è senza alcun dubbio una delle migliori tra quelle che hanno ospitato la mostra nelle precedenti città, forse seconda solo a quella londinese. Gli ampi spazi del museo di arte moderna mettono veramente in risalto gran parte dei 300 oggetti presenti, dando un respiro maggiore alla loro visione. In particolare è nuovamente presente la spirale dei libri preferiti da Bowie appesa al soffitto della sala più grande, omessa in altre esposizioni per ragioni di spazio. Anche se ormai ho visitato più volte la mostra, devo dire che l’emozione è sempre forte e che nonostante tutto ogni volta scopro particolari inediti o memorabilia da approfondire. Tra le highlights in assoluto per me ci sono le sale dedicate agli esordi di David, in cui grazie ad una selezione accurata di reperti e montaggi video traspare già alla perfezione la sua sicurezza e la ferma volontà di diventare qualcuno, anche se l’obiettivo non era ancora messo a fuoco. Imperdibili e commoventi inoltre i testi originali delle canzoni scritti a mano da David con cancellazioni e correzioni, o come nel caso di “Station To Station” con abbozzi di idee poi scartate. E ancora l’eccezionale storyboard per il “Diamond Dogs Tour” quando avrebbe dovuto essere nell’intenzione dell’autore un grande musical ispirato al 1984 di Orwell, il modellino in scala di

Ritratto di Mishima
Ritratto di Mishima

Hunger City, l’incredibile campionario dei suoi mitici abiti di scena lì a portata di mano. Una menzione particolare per la Berlin Room in cui il visitatore si immerge completamente in uno dei periodi più significativi della vita artistica di Bowie, attraverso oggetti e quadri dipinti da David durante il soggiorno nella città tedesca come il bellissimo ritratto di Mishima.

La mostra è strutturata comunque in modo tale che la lettura e la fruizione possono essere molteplici e a più livelli, sia per il fan più accanito che per il visitatore occasionale che conosce Bowie superficialmente, dando la possibilità per tutti di entrare in contatto con l’universo bowiano e attirando costantemente l’attenzione sia visiva che uditiva su una carriera unica e talmente sfaccettata da non poter essere abbracciata completamente.

Un momento di particolare commozione è stato quando tra i video proiettati è comparso “Blackstar” (aggiunto per volere della famiglia), facendomi venire in mente che questa era la prima volta che rivedevo la mostra dopo la morte di David.

Ragazzo Solo Ragazza Sola
Ragazzo Solo Ragazza Sola

Dopo l’irrinunciabile sosta nella sala video-concerto in cui ci lasciamo frastornare dalla multivisione di alcuni spezzoni dal vivo di “Heroes”, “Jean Genie”, “Sweet Thing” e altri brani, usciamo attraverso altre sale più piccole dedicate al Bowie attore e alla sua influenza sulla moda, per dirigerci al temporary shop per l’acquisto obbligato del 45 giri “Ragazzo Solo, Ragazza Sola” realizzato dalla Warner appositamente per il Mam.Bo.

Ci fiondiamo poi nel party che si protrarrà fino alle 22 circa con tanto di buffet (curioso il gazpacho servito in siringhe da inalare in bocca) e poi ci dirigiamo verso la BOWIE EXPERIENCE.

 

 

 

EXPERIENCE BOWIE!

E’ un’esperienza di edutainment collaterale a David Bowie Is curata dal Dipartimento Educativo del Mam.Bo, allestita al piano inferiore del museo in cui ogni fan e visitatore può scattarsi foto con abiti che riproducono famosi abiti di scena di David o comunque abbigliamento glam, fare cut-ups dei testi di alcune sue canzoni su lucidi proiettati sulle pareti da una lavagna luminosa, giocare con l’identità e la metamorfosi attraverso la realizzazione con forbici e colla di maschere personalizzate: uno spazio multimediale che porta il visitatore a confrontarsi con alcuni aspetti dell’essenza e dell’estetica bowiana. A fianco un altro salone in cui un team di esperti make-up artists è alacremente impegnato a truccare e trasformare i volti dei partecipanti alla serata. Un ringraziamento e un plauso ai gentilissimi organizzatori dell’Experience Bowie che ci hanno accolto entusiasticamente come membri di Velvet Goldmine.

DAVID BOWIE IS – THE NEXT DAY

Il giorno dopo, apertura ufficiale al pubblico dell’esposizione e una miriade di eventi a tema bowiano ospitati in varie locations di Bologna: il concerto-tributo a Bowie di Suz all’ex-Forno del Mam.Bo, la proiezione gratuita su megaschermo de “L’uomo Che Cadde Sulla Terra” in versione originale in Piazza Maggiore, il Bowie DJ Set allo spazio Lady Stardust al Cavaticcio nell’ambito dell’”Estate Sull’Altra Sponda”…e questo è solo l’inizio di una serie di eventi a tema che la città di Bologna ospiterà fino al termine della mostra a novembre.

a cura di Andrea Gem

 

 

Se avete informazioni o materiale da inviarci scrivete a velvetgoldmine@velvetgoldmine.it

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