David Bowie is 26 agosto 2016

UNA VISITA FORMATO “FAMIGLIA”!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAHo acquistato i biglietti per “David Bowie is” un bel po’ di tempo fa, molto prima che la mostra iniziasse. Sapevo che sarei stata a Bologna per il concerto degli Who il 17 settembre e non potevo farmi scappare l’occasione di visitare la mostra il giorno dopo. Presi i biglietti per il concerto, dunque, fatta la conta degli amici e dei contatti fb presenti la sera prima e desiderosi di visitare la mostra, mi sono subito resa conto che il 18 per “David Bowie is” saremmo stati un folto gruppo. Sin da allora, però, sentivo che non avrebbe dovuto essere quella la prima volta in cui ‘varcare quella soglia’. Visitare una mostra simile con amici può sicuramente essere divertente, ma il punto era, però, COSA è stato David Bowie per me?! Quanto peso ha avuto nel corso della mia vita?!

La morte di David è una ferita ben visibile … una lunga cicatrice che rimane dopo che ti è stato rimosso un organo. Ho capito che quella cicatrice è ciò che davvero mi appartiene. Bowie non è un artista come gli altri e il bisogno di capire ogni sfumatura, ogni possibile congettura o significato dietro ogni sua nota o ogni sua parola è fondamentale, come fondamentali sono i suoi percorsi mentali e umani per raggiungere ogni volta una dimensione artistica differente. Ed è la dimensione umana dell’artista e della sua ‘intellettualità’, i suoi ‘enigmi’ che mi portano ad identificare in ogni segno di quella cicatrice ogni singola passata di filo che me lo ha cucito addosso. Perciò, più passavano i giorni e più mi convincevo che la prima visita doveva necessariamente essere più ‘intima’. Avevo bisogno di ascoltare le mie emozioni, le sensazioni che avrei provato. Avevo bisogno di capire cosa stava avvenendo e di viverlo a pieno. Approfittando, dunque, delle mancate vacanze estive, ho fissato l’ingresso per me, mio marito e mio figlio a distanza di soli due giorni. Una visita ‘formato famiglia’, decisa all’impronta per il 26 di agosto.

Mio figlio ha 10 anni. Quando ne aveva solo 3 ero io a decidere che dischi mettere in auto…ma lui cantava ‘Ziggy played guitar’ con tanto di ‘oh yeah’ alla fine. Adesso ha le sue preferenze e chiede di ascoltare la sua musica, ma mi ha vista piangere l’8 gennaio 2013 e ascoltato la storia sul perché di quelle lacrime e su quei lunghissimi 10 anni pesati come un macigno. Mi ha osservata scartare, con le mani tremanti, il clear vinyl di Blackstar l’8 gennaio di questo maledettissimo anno; quella sera scrissi, sulla mia pagina fb,trovarti ancora una volta e scoprire un altro te, dopo aver creduto che non sarebbe più accaduto, non ha prezzo. Non ho mai condizionato ed influenzato le scelte musicali di mio figlio, ma gli ho sempre mostrato ciò che Bowie per me ha rappresentato. Era questo il mio scopo nel vivere con lui quest’esperienza; lasciargli la percezione della passione e della dedizione per ogni forma d’arte in generale, per David Bowie in particolare. Trasmettergli una parte di me tramite “lui” per il futuro. Non posso sapere, adesso, se mio figlio diventerà un fan di Bowie domani…ma so che si porterà addosso a vita il ricordo di questa esperienza. E’ stato bello raccontargli di quella lite tra David ed il suo amico George guardando i disegni per la copertina di “Space Oddity” …e di come quel pugno sull’occhio ci abbia regalato quello sguardo così magnetico e intenso…ma che, nonostante tutto, siano rimasti amici e abbiano suonato insieme nello stesso gruppo. Gli ho mostrato la foto di Lindsay Kemp, gli ho spiegato che è stato il suo maestro di mimo…che è un artista eccezionale, che come David ama l’Italia, tanto da essersi trasferito a Livorno. Mio figlio ha visto la mostra quasi tutta da solo…io rimanevo sempre indietro…ma mi chiamava continuamente; ora per raccontarmi di “The Mask” e della sua bravura da mimo…ora per avvertirmi che sarei arrivata al frustino e alla sfera di Labyrinth…ora per chiedermi “mamma, ma quanta roba c’è di Diamond Dogs?”. E’ stato bellissimo mescolare il suo entusiasmo alla mia commozione. Ha assorbito ogni informazione come una spugna e, spero, anche qualche bella sensazione. Alla fine, arrivata alla sala dei video, mi ha raggiunta dicendomi: “Finalmente ce l’hai fatta ad arrivare qui!!! …io ho visto tutto, di là ci sono i quadri… ho fame, esco con papà a fare merenda”. Ho risposto che li avrei raggiunti presto, ma da quell’istante sono trascorse quasi due ore.

Non sapevo che, varcata la soglia, dopo aver visto il video di Blackstar prima e Lazarus poi, mi sarei imbattuta nell’abito turchese del video di “Life on Mars?” La musica partita improvvisamente e inaspettatamente in cuffia mi ha spiazzata. Sono rimasta lì, immobile, con le lacrime che continuavano a scendere nonostante le asciugassi. Quella canzone, quella che porterei con me ovunque…quella per la vita. Il taglio di quell’abito…quelle scarpe…quella cravatta…e lui, in quel video. Non riesco a descrivere la commozione. Poi, due passi in là, l’abito per il tour di “Station to Station”, ci sbatto quasi contro…e scoppia un altro pianto.

La sala Berlinese è bellissima…piccola, ma toccante. Ecco i quadri che menzionava mio figlio. I ritratti di Iggy sono molto più belli dal vero…starei lì per ore, ma i miei due uomini mi attendono già da un pezzo…mi affretto. Entro nell’ultima sala e mi ‘confondo’. E’ un tripudio di sussulti al cuore. Cerco di leggere tutto il più in fretta possibile, ma se guardo le teche non riesco a guardare i costumi, né i video proiettati sugli schermi che vi stanno innanzi. Finito il giro delle teche alzo gli occhi e “The Jean Genie” mi fa illuminare di felicità. Quei sorrisi accattivanti, quel modo di tenere il palco…poi si accendono via via i comparti dove sono alloggiati gli abiti. C’è tutto Bowie lì dentro. Dall’abito e sassofono di “Pin Ups”, a quello di “Young Americans” e altri pezzi della sua storia…ma sono i vestiti indossati nei live che rappresentano pezzi della mia vita a farmi tornare le lacrime; i ricordi affiorano uno dopo l’altro. Le proiezioni sugli schermi che nascondono i costumi, però, sono uno spettacolo coinvolgente ed il sorriso torna; Bowie canta i suoi pezzi mentre noi stiamo lì, col naso all’insù, come a un concerto. Guardo le facce attorno a me, sorridono tutte. Siamo tutti coinvolti e rapiti da questo spettacolo meraviglioso. Immaginiamo sia lì a cantare per noi…ci sorrida…e ci saluti dal palco. Arrivo al punto in cui riparte “The Jean Genie”. Guardo l’ora…da quando sono arrivata lì dentro è trascorsa più di un’ora. Mi avvio all’uscita, consapevole che sarei rimasta lì un altro po’, se non fosse che il mio piccolo grande uomo mi aspetta. L’ultimo tuffo al cuore sono le foto attaccate alla parete…ci sono i più grandi fotografi…dal vero sono bellissime. Ce n‘è una in particolare che porterei via con me se potessi. Il volto leggermente sollevato all’indietro e un sorriso da far girare la testa. Saluto con rammarico quel volto e quel sorriso…mentre fra me e me sussurro ‘Grazie di tutto David…ci rivediamo presto, sai?!’

Daniela Paesano

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