David Bowie is 20 settembre 2016

DAVID BOWIE C’ E’!

stefanoPenso che ciascuno di noi abbia provato emozioni diverse nel trovarsi a pochi centimetri i testi scritti dalla mano di David o costumi di scena di cover e spettacoli da lui indossati. Chi ha provato un tuffo al cuore davanti al completo “ice blu” di Life On Mars? O chi per quello di Starman il quale colore blu si è sbiadito nel tempo.

E di tempo ne è trascorso davvero tanto da quando all’età di dodici anni lo vidi per la prima volta al cinema con Labyrinth. Non sapevo ancora chi fosse, ma già attirava la mia attenzione e non poco. Non ci misi molto a chiedere in regalo la colonna sonora del film e poi, quando le cose sembrano scritte dal destino, il padre del mio compagno di banco ascoltava Bowie e mi registrò un copia su nastro (le vecchie MC) ChangesOneBowie che aveva su LP. Non ce ne fu una che non mi piacque… Tutte, ma proprio TUTTE una più bella dell’altra! Credo di averla proprio consumata quella cassetta a furia di ascoltarla! E da lì a poco la collezione del materiale di David ebbe inizio! Così come la ricerca di vederlo sempre più da vicino, con occasioni come il tour di Earthling e il contatto più importante a La Feltrinelli di Milano. Mi ero preparato qualcosa da dirgli e invece… fui ammutolito dalla sua presenza a mezzo metro!
Potevo restarmene immobile tipo statua di sale ad osservare ogni suo movimento e ad ascoltare quello che mi diceva nell’autografarmi il cd di Heathen, oppure farmi cacciare fuori a pedate dalla security per rubare uno scatto o un abbraccio… Ovviamente mantenni la calma.

unionjackdressPer quanto mi riguarda le mie emozioni al David Bowie Is sono state forti ad esempio per il cappotto Union Jack di Earthling (forse per averlo vissuto a pieno in quel periodo con una tappa nella mia città: Brescia… in cui ho alternato il concerto fra la Tribuna Vip e il sottopalco… non vi sto a raccontare come ho avuto questi accessi, ma in sintesi avevo agganci con uno sponsor della tappa) e un’altra forte emozione è stata per il vestito da Pierrot di Ashes To Ashes. Ma anche vedere il mantello bianco “Kansai Yamamoto style” è stato toccante. Era come se ad un tratto si materializzasse lì David allargando le braccia come nell’oramai iconica sequenza.

Mi sono assaporato la mostra come un pranzo da gustare portata per portata, e sul vassoio i piatti facevano venire l’acquolina in bocca: voglia di toccarli, fotografarli, e perché no, portarsene a casa uno da tenere esposto nel salotto di casa. Ma ovviamente non è stato possibile, così come purtroppo scattare fotografie decenti in quanto sorvegliati a vista. Va beh, la migliore fotografia ce l’ho dentro di me!

stefanomamboDavid Bowie Is è un bellissimo viaggio che parte da Stansfield Road e finisce in un pot-pourri di immagini e costumi memorabili.

Ecco, ovviamente è soggettiva la cosa: io il “grande box” finale non ho capito fosse l’ultima tappa, anzi, pensavo ci fosse dell’altro. Mi hanno tratto in inganno le sedute d’attesa, come una sorta di break rilassante nel quale catapultarti nel vivo (inteso live) di David. Ma il segno la mostra l’ha lasciato comunque. Ogni singolo oggetto, abito, fotografia… ognuno di quei cimeli sono un pezzetto di David.

E’ un’esperienza da vivere, perché è come se lui fosse lì…
E forse è proprio questa la forza magnetica di Bowie: lui c’è. 
Non solo David Bowie è… ma David Bowie C’E’!!! 

…E ci sarà per ognuno di noi, sempre!

Stefano “steve” Urso

 

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