David Bowie is 5 novembre 2016

BOWIE SI VIVE IN TANTI MODI

Dipinto di Rosso57

Bowie si vive in tanti modi.
La mostra su David Bowie è lo spazio nello spazio. Lui sembra così lontano dal mondo e forse lo è stato davvero ma senza farcelo percepire.

All’inizio, quando entri nelle sale della mostra, David sembra gettare una distanza siderale tra lui non-umano e il genere umano, quasi a volersi proteggere, lui così fragile, dalla furia delle nostre parole, dei nostri gesti, dai nostri pensieri. La dimensione Bowie è altra cosa rispetto al rock classico come lo intendiamo, nulla a che vedere con pace e amore del 68-69 e tutto il movimento di controcultura dell’epoca, la letteratura hippy e compagnia associata. La sua musica, a volte spettrale, si pensi ad alcuni passaggi di Diamond Dogs, ti cala addosso come un manto nero e il minuto dopo sei già catapultato in un’altra dimensione, ti sembra di essere distante miliardi di chilometri dalla terra, in uno spazio solo tuo, cristallizzato nel tempo.

Diversi video distribuiti nelle sale ci fanno vedere il Bowie rock, il Bowie elettronico, il Bowie trasformista, il Bowie mimo, il Bowie teatrale (fu lui a inventare questa forma-teatro nelle performance dal vivo), il Bowie femminile, il Bowie camaleontico. Molti bellissimi manifesti ritraggono gli abiti da lui stesso pensati e disegnati, ci sono anche proprio gli abiti su manichini quasi “umani”, abiti da scena e di vita, la sua vita, quella di rockstar, ma prima ancora di uomo non uomo, al di fuori di ogni schema costituito, libero di stare sulla terra come nello spazio. Sono abiti che tracciano un percorso ben preciso, una via non semplice per conoscerlo ma essenziale, poi, per capirlo. La sua musica viaggia anche attraverso i suoi abiti fuori dalla scena come sulla scena. Poi ci sono le copertine dei dischi a partire da Pin Ups a Space Oddity a Station to Station, Scary Monsters a Heroes, Low, Aladdin Sane, The Rise and fall of Ziggy Sturdust, Diamond Dogs, Hunky Dory e tutti gli altri incredibili album fino all’ultimo Blackstar, la testimonianza diretta di una sofferenza senza voce ma allo stesso tempo lacerante come un urlo nell’universo.

La sala Video

Tutti questi lavori hanno un filo conduttore comune: la fragilità dell’esistenza. Bowie ce la comunica a modo suo, col suo essere “diverso” da ciò che convenzionalmente è normale. E’ una fragilità a volte fredda, artica, che poi si tramuta in calore intenso, in sangue rosso puro, in fuoco devastante. Ognuno di noi può vivere Bowie in modo diverso ma alla fine rimane sempre l’odore acre della sua solitudine interiore che spesso ha tentato di comunicarci attraverso la sua arte.

Di sala in sala ci si accorge come Bowie entri dentro di noi in punta di piedi, ripercorro la sua strada immergendomi pian piano nella sua acqua gelida senza provare freddo e ci lasci, alla fine, un sogno incompiuto da finire in un’altra remota dimensione. Il suo volto proiettato su pareti enormi nell’ultima sala spaziale, è un messaggio d’amore stupefacente, è una luce bianca nel mattino, è rock’n roll , sono le sue mani contro una vetrata immaginaria, la chitarra senza fine di Moonage Daydream, Jean Genie, Drive in Saturday e poi la forza comunicativa di Rock’n Roll Suicide. Bowie è colore e bianco e nero, lui non c’è più ma continua, dentro di noi e, nell’infinito spazio, a dipingere la sua musica come fosse un quadro infinito, è tristezza e felicità, sgomento e stupore, vita e morte, Ashes to Ashes, Starman, Sound and Vision.
Bowie is…….

Rosso57

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