David Bowie is 6 novembre 2016

UN’ ESPERIENZA LACERANTE ED ESALTANTE

Ti metti le cuffiette ed entri, è tutto nero, pareti, soffitto, pavimento. Uniche luci: le teche e altro, bagliori che non capisci subito da dove provengono.
La prima sala si supera senza troppi danni, foto, dischi, memorabilia … me l’aspettavo.

Poi la sua voce, giri l’angolo e in una sorta di palchetto ricoperto di monitor che cambiano immagine continuamente prendono forma le sue prime esibizioni, lui da giovane e che ti racconta la sua infanzia e la cosa comincia a farsi complicata perchè il buio e il non dover armeggiare con le cuffiette che automaticamente si sintonizzano innescano uno strano processo di estraneamento.

Le cuffiette smettono di parlare, faccio un passo indietro ed ecco Starman, mi giro, la teca illuminata, un foglio di carta e la scrittura di Bowie e io che canto Starman con lui “ma che fai Valentina!” ma è tardi ecco già che le lacrime salgono. Le ricaccio indietro mi giro ed ecco un altro palchetto e altri monitor ed eccolo live che canta Starman alto due metri e io la canto di nuovo ma con lui dal vivo. Altra botta emotiva, finisce di cantare e con un po’ di preoccupazione mi avvicino alla sala seguente, entro alzo gli occhi ed eccolo li in alto a sinistra Ziggy Stardust nel mantello giapponese.
E’ finita. Il senso di estraneamento è ormai una centrifuga, rimbalzo da un lato all’altro guidata dalla musica nelle cuffiette e dalle centinaia di sollecitazioni che provengono da ogni parte.
Costumi, foto, bozzetti, film, video, Ziggy, il Duca Bianco, Halloween Jack, Jareth, Thomas Newton e tutti gli altri mi portano nel loro mondo dolcemente e mi spingono fuori per entrare in un’altra dimensione, in un altro giro, in un’altra sala… l’ultima.
L’ultima sala, un’esperienza lacerante ed esaltante.
A tutta altezza pareti ricoperte da monitor che cambiano continuamente componendo e scomponendo immagini di diversi live. Mi sposto senza una direzione precisa, come tanti li dentro, per cercare la canzone che vorrei sentire, per seguire la canzone che sta cantando e poi mi accorgo che non sono monitor perchè quando si spengono appaiono nicchie e nelle nicchie ancora costumi e ancora Bowie.
Rimango in quella sala quaranta minuti piangendo a volte di gioia a volte di dolore ma più che altro per lo stupore di non vederlo apparire per dirci che la sua morte era solo un altro dei suoi personaggi.
Lo andrò a cercare a Barcellona, magari li apparirà.

Valentina Daneo

 

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