HERoes. Un Comunicato di Patti Smith, Hit Parader, Aprile 1978

L’originalissima recensione di “Heroes” di Patti Smith che all’epoca collaborava con la rivista americana Hit Parader. (Collezione privata Rita Rocca – traduzione di Marco Michelacci). Uno scritto in puro stile Patti!

HERoes. Un Comunicato di Patti Smith

(gioco di parole tra il possessivo HER – Patti e la parola Eroi n.d.t.)

La fortuna era dalla mia. Venti di Ottobre. Il compleanno di Rimbaud. Mi trovavo a Colonia. Là dove si trovavano numerosi terroristi, giovani e vigorosi. Il tono del paese era meditativo, metallico. La Germania Ovest aveva un estremo disgusto per le tattiche militari palesi. Omicidio. Sequestro. La necessità di una contromilizia era imbarazzante per la nuova classe media e dannosa per il commercio turistico.
Per il funzionario della dogana i miei occhiali da sole erano offensivi. Lenti scure da guardia del corpo italiana. Poggiati sul tavolo con le mie chiavi e le mie Kool (marca americana di sigarette n.d.t.) sembrarono assumere le sembianze di una pericolosa droga. Rifiutai di separarmi da loro e presto mi ritrovai in strada con una scorta armata. Non c’era nessuno in giro a parte militari e adolescenti. Arrivai alla galleria Veith Turske in ritardo, unta e incazzata.
Uno dei ragazzi ci seguì. Il suo nome era Dominique. Si sedette di fronte a me nella sala della musica. Immaginai di stringerlo tra le braccia. Di tirarlo su e coinvolgerlo. Aveva tutte le movenze di una bambina di dodici anni. La perversa sensualità dell’innocenza.
Entrò un altro ragazzo. Era più grande e molto carino. Forse sui 22 e molto impaziente. Aveva un’offerta in un sacchetto di carta oleata. Disse che era il nuovo album di Bowie. Ero molto felice. Ero nervosa ed estranea in questa città ed il disco rappresentava un collegamento. Rappresentava anche il suo contributo alla crescita di anime in questo ambito domestico.
Chiesi a Dominique di mostrare le sue droghe. Srotolò ciò che aveva da un pezzo di feltro grigio che rivestiva un tubo di gomma liscia. Era diavolo verde e molto appiccicosa. Divise la droga. Me ne dettero il doppio. Presi ciò come un segno di rispetto e non protestai. Veith entrò con hashish e alcol. Portò anche un dessert esotico fatto dalla schiuma di vari liquori montati con tuorlo d’uovo. Boy-2 mise il lato 1 sul piatto. Avevo difficoltà a concentrarmi. Essendo in mezzo ad altri non ero in grado di rilassarmi e farmi trasportare in un groove di totale avventura uditiva. Era anche impossibile brillare e cancellarsi davanti a un trio di languidi giovani.
Eppure, provai un brivido. A partire da Young Americans sono stata una fan silenziosa ma estatica. Station To Station ha ispirato Radio Ethiopia. Parti di messaggio vengono spruzzate liberamente tra i germogli di papaveri. Quando arrivò Low stavo attraversando un periodo imbarazzante. Di totale immobilità. Low. La caduta e la potenziale risalita di Thomas Jerome Newton. La colonna sonora della fuga di Bowie nel Cinema. Un fondale per mesi di head-motion(forse un gioco di parole tra e-motion/head-motionemozione/lavorìo mentale n.d.t.). Low fornì uno stato di identità connettive e reciproca in-azione. Di sogno e oltre nella creazione. Una persona ostinata può davvero inter/entrare nell’ira del creatore. E così stavo ricordando. Stavo scivolando all’indietro nell’oscurità. Rivisitando tutti i paesaggi carnali dell’interiorità malridotta.
I ragazzi stavano discutendo le pronunce di Bowie. A Colonia Heroes si canta in un tedesco diviso. Ho chiesto loro cosa pensassero dell’interpretazione di Bowie. Mi hanno detto che non era rock and roll. Era cabaret. Dietro i miei occhiali scuri lo posso immaginare. Lì a Berlino. Nella sezione abbandonata. Lo immagino per strada inciampare in vecchie scatole e oggetti di scena. Lo immagino innamorato di tutto il mondo o totalmente morto.
Immagino l’ultimo spettacolo di Thomas Jerome (Newton n.d.t.) che fugge nella vita. Siamo interrotti da un profilo. Bowie-il-neo-sonnambulo entra nell’atelier di Hugo Ball. Lui è gli angeli di Kandinsky. Lui è il falso incredibilmente spirituale. Un membro di una razza più vicina al tramonto – un attore. Specificamente ideato per il cinema muto. Uno con la presunzione e l’innocenza del vero attore di muto.
In Sons Of The Silent Age è un valentino di Metropolis – molto mitico molto maniacale e molto frainteso. Il pettegolezzo armonioso risuona. Tutti mormorano in tedesco. Blackout mi dà una specie di rabbia/angoscia. La velocità disumanizzata dell’operaio giapponese. Non possiamo competere, siamo solo spazzati via. Penso a mia madre che perse il lavoro in fabbrica, perché i Giapponesi lo fanno più velocemente. Penso ai transistor fatti in Giappone che puoi comprare con sette dollari appena e che funzionano davvero.
Il suo nuovo lavoro non è immediatamente accessibile, ma non lo era nemmeno Exile On Main Street. Beauty And The Beast è uno shock che alla fine si assorbe trasformandosi in una calorosa accoglienza. Anche Joe The Lion è sorprendente e accentuata da una grande chitarra. Ci vuole un po’ di tempo per comprenderla del tutto.
I dischi hanno un suono diverso in Europa. Penso che i giradischi siano più veloci. Ci sono più alti. Non sono riuscita a farmi piacere V-2 Schneider come avrei voluto. Se non molto tempo più tardi, quando sono tornata a casa. Sono scesa dall’aereo e sono andata in centro e mi sono comprata il disco. Volevo mantenere la sensazione di essere in transito. New York- Colonia. Di solito non compro un disco a meno che non sia innamorata (Stones) o in uno stato di grande eccitazione (Idiot).
Ho ascoltato il disco per 72 ore. Giorno e notte. Guardando la tv e mentre dormivo. Come Station To Station e Low, Heroes è un prodotto criptico di alto livello di intelligenza. Con l’impegno di sopravvivere. Le tracce ritmiche sono intel-disco. Lysis-disco. La disintegrazione di cervello in lingua nel pulsare del ritmo. East coast del nord in cui tutti i musicisti suonano con grazia e gusto.
La canzone che dà il titolo è meravigliosa. Ci espone al nostro dilemma più prezioso e privato. In questa canzone ha catturato quel momento disperato in cui si muore per amore. La traccia è pura. I’m Waiting For My Man. Ma mi piace anche quella canzone e quello che amiamo, amiamo che si ripeta. Il testo è davvero bello. Ci si innamora e ci si perde nel suo turbinio. Si viene proiettati molto consapevole/lontano (forse un errore di stampa oppure ancora un gioco di parole aware/away n.d.t.) e oltre i confini dello spazio e del luogo. Siamo vivi in sogno. Non siamo su pianeti distanti tra loro ma separati da una stanza o da un muro di filo spinato. Tutto qui.
Heroes è la colonna sonora di ogni grande film. Fatto rifatto o ancora da fare. Noi viventi. Siamo la ragazza con addosso un abito da sposa strappato che fugge attraverso il filo spinato nella punta di un proiettile. Siamo il soldato che manda baci dal retro del treno. Siamo ubriachi, infuriati e inginocchiati in/tempo in una stanza d’albergo vuota. Siamo gli eroi della regalità della poesia di Rimbaud. 2 persone che si scontrano misticamente.
In effetti, furono re per una mattina intera…
Mattino a Colonia, il lato 2 sta ancora suonando. A volte siamo vittima dell’ansia insensata che accompagna Sense Of Doubt. L’uomo desidera l’immediatezza del senso nella/vita. Insegue le stelle come candele aliene.
Cicatrici di compleanno e cicatrici di verità e amore immortale. L’uomo desidera andare alla deriva spudoratamente nel regno della bellezza. Nel giardino gli uccelli cinguettano. Il giardino imprigiona un uovo che racchiude l’alito di una domanda tremante. Il punto interrogativo diventa la curva di un sassofono. Bowie è deciso a piegarsi e incresparsi e soffiare come il pusher (Pierre Clémenti) nel Lupo Della Steppa (Il film n.d.t.). Istintivo quanto a bellezza attraverso una quantità di rumore dentro un sistema rilassato di note e deciso a fondersi con l’attore che veramente è.
I ragazzi di Colonia se la sono squagliata. Il più giovane è rimasto più a lungo. Aveva una passione per MC5. Era deciso a lasciare la scuola e suonare la chitarra tutto il giorno. Secret life (of Arabia n.d.t.) è iniziata. Stavo facendo le valigie per l’America. Mi stava raccontando come ci si sentiva quando ha inserito la spina e si è collegato alla sua arma. Stava dicendo un sacco di cose ed io stavo pensando a Heroes. Trovali dove stanno dormendo. Conoscili dove riposano. In profondità in un altro sistema. Nel profondo del cuore e del motore delle città più disprezzate del mondo.

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